Ultimo aggiornamento alle 22:30
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 5 minuti
Cambia colore:
 

Una disfatta senza colpevoli?

Questi termodistruttori di voti e frantumatori di democrazia che siedono al vertice del Partito democratico e della Regione Calabria, non finiranno mai di sorprenderci.Eravamo certi che davanti a u…

Pubblicato il: 06/06/2016 – 10:23
Una disfatta senza colpevoli?

Questi termodistruttori di voti e frantumatori di democrazia che siedono al vertice del Partito democratico e della Regione Calabria, non finiranno mai di sorprenderci.
Eravamo certi che davanti a una così nitida disfatta, gestionale, elettorale e persino clientelare, avrebbero indossato i panni dell’umiltà e, magari con una con buona dose dell’unico elemento che non manca loro, l’ipocrisia, cercato di recitare il mea culpa e riprendere a dialogare con la gente. Quella che Pier Luigi Bersani chiama «la mia gente» e che distingue sempre dalla «ditta».
Invece no. Ancora alterigia, ancora arroganza, ancora gretta cattiveria. I cosentini li hanno bocciati: «se ne pentiranno», «presto capiranno il guaio commesso», «non sono in grado di scegliere chi votare».
Autocritica? Neanche un accenno. Dimissioni? Ma quando mai.
Si salva solo Carletto Guccione, vittima sacrificale di un partito che, tra dame imbellettate, nani in cerca d’autore e vecchi avanzi di galera riciclati, è riuscito a far capire che Mario Occhiuto può anche avere un passato imprenditoriale fallimentare, ma i suoi competitor sono dei piranha ancora più pericolosi. Infatti Guccione, che sa bene quanti rospi ha dovuto inghiottire nelle ultime tre settimane, si limita a poche, oneste, parole: «Il miracolo non è riuscito».
Non è riuscito il miracolo di trasformare le chiacchiere in voti; le clientele in consenso; gli impresentabili in statisti; i trasformisti in democratici.
Il Pd a Cosenza è al suo minimo storico e non solo per i voti che raccoglie, ma anche per la credibilità della sua classe dirigente. Sentire i sermoni di una Enza Bruno Bossio o di un Nicola Adamo sui fallimenti altrui, avendo ancora presenti i fallimenti di tutta la filiera informatica by Cosenza, ammazza anche la pazienza di un elefante e mette le ali pure al più bradipo tra gli elettori.
E che dire di Luigi Guglielmelli, il segretario provinciale dallo Statuto ad assetto variabile: da impugnare quando si tratta di minacciare Magorno perché ritiri la nomina di Ferdinando Aiello a coordinatore dei circoli cosentini; da stracciare quando si tratta di impedire la celebrazione delle primarie.
E poi, su tutti, ecco stagliarsi la figura del governato(re) Gerardo Mario Oliverio. Un Re Mida della politica… al contrario: trasforma in disfatte tutti i luoghi dove passa a chiedere voti. Non solo a Cosenza, ovunque è salito su un palco in queste amministrative, Oliverio ha lasciato macerie. Da Nocera Terinese fino a Gerace, dove ne ha fatto le spese l’ottimo Pino Varacalli, un sindaco che ha retto a tutto, anche all’assedio delle truppe cammellate scopellitiane, ma che oggi capitola dopo aver ospitato il governato(re) per la chiusura della campagna elettorale.
In verità, osservando le cose da fuori, non si riesce a capire bene, nella lettura del risultato di Cosenza, dove finiscono i meriti di Occhiuto e dove iniziano quelli dei suoi avversari.
Sta di fatto che ai cosentini non è parso vero poter approfittare di una occasione storica: i Morrone, i Mancini, gli Adamo-Bruno Bossio, gli Oliverio, persino i Tursi Prato, tutti sulla stessa barca. La siluri e affondano tutti in una volta.
Non che non gli facesse piacere segnare una svolta vera. Ma quello proposto loro era solo un regolamento di conti tra chi nel 2011 (vero Nicola Adamo?) aveva tradito il Pd e determinato la vittoria di Mancini-Morrone-Occhiuto e Gentile e oggi, essendone rimasto deluso (ragioni di politica estera?), lo voleva nella polvere. Anzi nel fango.
Se il Pd voleva davvero una svolta all’insegna della legalità e dell’etica, non avrebbe dovuto reclutare un esercito di mercenari. Invece questo ha fatto e questo ha consegnato agli elettori cosentini: nessun nome nuovo, nessun dibattito interno, nessun progetto di rinascita.
E tuttavia c’è qualcosa di buono. La disfatta cosentina fa aprire definitivamente gli occhi a più di uno nel palazzo di via del Nazareno. Matteo Renzi un sospetto lo aveva avuto e lo aveva anche confidato ai suoi. È storia vecchia: i gerarchi raccontano al Duce sempre un’altra realtà. In Calabria ci provarono, poi, anche con Amintore Fanfani facendogli vedere sempre le stesse vacche tra Cosenza e Crotone. Ecco, Renzi quando scese a Cosenza per visitare il centro di informatizzazione delle poste (ma perché mai ronzano tanto i soliti attorno a quel centro?) notò una lunga fila di transenne… inutili, perché dei cosentini, non vi era traccia alcuna.
In verità anche Luca Lotti e poi Lorenzo Guerini, sentito il report di Lucio Presta, avevano cominciato a dubitare sulle “verità” raccontate dalla “premiata ditta” e dai suoi novelli associati. Persino Carletto Guccione ebbe a dire loro con franchezza come stavano veramente le cose a Cosenza. Ormai, però, occorreva andare fino in fondo.
Il fondo il Pd lo ha toccato in questa sonnolenta e indeterminata (ma solo metereologicamente) domenica di giugno. Nulla sarà più come prima, a Cosenza, nel Pd, dentro la Cittadella regionale. È questo per i calabresi, che di un “altro” Pd hanno veramente bisogno, non può che essere una buona notizia.

direttore@corrierecal.it

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.r.l ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Effettua una ricerca sul Corriere delle Calabria

Concessionario Basic Media Servizi Srl

Telefono: 0984-391711
Cellulare: 351 8568553
Email: info@basicms.it

Design: cfweb

x

x