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Ucciso per un affare andato male, sgominato clan calabro-livornese

FIRENZE Sono partite dall’uccisione di Giuseppe Raucci, trovato morto nel bagagliaio di un’auto il 10 dicembre scorso a Ginestra Fiorentina (Firenze) le indagini coordinate dalla Dda fiorentina che…

Pubblicato il: 08/06/2016 – 13:37
Ucciso per un affare andato male, sgominato clan calabro-livornese

FIRENZE Sono partite dall’uccisione di Giuseppe Raucci, trovato morto nel bagagliaio di un’auto il 10 dicembre scorso a Ginestra Fiorentina (Firenze) le indagini coordinate dalla Dda fiorentina che hanno portato oggi all’esecuzione di 20 misure di custodia cautelare – 6 in carcere e 14 ai domiciliari – per un’inchiesta su un traffico internazionale di droga e omicidio. Secondo quanto spiegato dagli investigatori, Raucci sarebbe stato ucciso dall’organizzazione calabro-livornese smantellata dall’indagini per un affare finito male: incaricato di acquistare a Roma tre chili di cocaina – per un valore di 35mila euro – sarebbe stato truffato: al posto dello stupefacente gli sarebbe stato venduto zucchero. Raucci, 48 anni, originario di Prato e residente a Camaiore, venne ucciso con un colpo di pistola alla testa.
Raucci fu ucciso il 9 dicembre scorso, nell’appartamento di un residence di Tirrenia (Pisa), preso in affitto dal gruppo criminale, dopo essere stato attirato lì “con un tranello”, ha spiegato il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo nel corso di una conferenza stampa. Il suo omicidio fu una vera e propria «esecuzione mafiosa», per non aver restituito i 35mila euro ricevuti per acquistare la droga. Nell’appartamento era presente anche un dominicano di 33 anni, Amin Ricon Fabian, che aveva ricevuto incarico di acquistare la droga a Roma insieme a Raucci da un gruppo di colombiani.
L’uomo, arrestato questa mattina nell’ambito dell’inchiesta insieme al fratello, Santana Fabian di 37 anni, fu risparmiato e mandato via. Dopo l’omicidio l’appartamento fu ripulito con cura: tuttavia tracce del sangue di Raucci sono state trovate dagli investigatori nel corridoio del residence che porta all’abitazione affittata. Secondo l’accusa, Raucci e il 33enne dominicano lavoravano come “broker” della droga, intermediari che smerciavano ai vari gruppi criminali operanti in Toscana i carichi di cocaina fatti arrivare in Italia dalle organizzazioni criminali sudamericane specializzate nel traffico internazionale di stupefacenti. Per l’omicidio sono finiti in carcere Yuri Cambi, livornese di 47 anni, Carmine Balzano, 48 anni, di Livorno, Emilio Tropea, 55 anni, calabrese, e Giovanni Zaccuri, 60anni, pratese. Tra le persone finite ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta, condotta dal pm Angela Pietroiusti, anche il fratello di Giuseppe Raucci, Vincenzo, 46 anni, per il traffico di droga. Al momento gli inquirenti non avrebbero elementi per stabilire se l’uomo conoscesse i nomi degli assassini del fratello. Sempre in base a quanto emerso nel corso delle indagini, il gruppo criminale calabro-livornese aveva tra l’altro il compito di coordinare l’organizzazione logistica relativa alla ricezione della droga che arrivava dal Sud America al porto di Livorno.

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