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Vatileaks, chiesti 3 anni e 9 mesi per Francesca Chaouqui



CITTÀ DEL VATICANO Nel processo in Vaticano per fuga di notizie riservate sonosciuto come Vatileaks 2, i promotori di giustizia hanno chiesto la condanna di monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, ex …

Pubblicato il: 04/07/2016 – 17:11
Vatileaks, chiesti 3 anni e 9 mesi per Francesca Chaouqui



CITTÀ DEL VATICANO Nel processo in Vaticano per fuga di notizie riservate sonosciuto come Vatileaks 2, i promotori di giustizia hanno chiesto la condanna di monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, ex segretario generale della Cosea, di Francesca Immacolata Chaouqui, ex membro della commissione, originaria di San Sosti, in provincia di Cosenza, del collaboratore di Balda Nicola Maio e del giornalista Gianluigi Nuzzi, autore del libro “Via Crucis”. Chiedono invece l’assoluzione per insufficienza di prove per Emiliano Fittipaldi, giornalista dell’Espresso e autore di “Avarizia”. «Per monsignor Balda – fa sapere il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi – è stata richiesta la condanna ad anni tre e mesi uno di reclusione. Per Chaouqui, ritenuta ispiratrice e responsabile delle condotte contestate, sono stati richiesti anni tre e nove mesi. Per Maio, in considerazione del limitato ruolo avuto nella vicenda, è stata chiesta la condanna a un anno e nove mesi di reclusione. Per i giornalisti si è ritenuto di differenziare, in ragione di quanto emerso dall’istruttoria e dalla fase dibattimentale, le due posizioni, concludendo con una richiesta di assoluzione per insufficienza di prove per Emiliano Fittipaldi e con una richiesta di condanna a un anno di reclusione, con sospensione condizionale della pena, per Gianluigi Nuzzi».
La pena più severa (3 anni e 9 mesi) è stata chiesta per Francesca Immacolata Chaouqui (che in tribunale ha portato con sé anche il suo bambino, nato un mese fa) in quanto il promotore di giustizia Giampiero Milano e l’aggiunto Roberto Zannotti hanno identificato in lei «l’ispiratrice e il primo motore dell’iniziativa scellerata di questa associazione a delinquere», riconoscendola colpevole anche del «concorso nella divulgazione di documenti riservati». Tanta severità è stata spiegata dai due pm anche con «il comportamento processuale censurabile» tenuto dalla pr calabrese.

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