Cosa pensano del Pd i militanti del Pd?
LAMEZIA TERME Non sono semplici simpatizzanti né passanti interpellati sulla percezione che hanno del Partito democratico calabrese. Sono sindaci, ex sindaci, consiglieri comunali, candidati alle reg…

LAMEZIA TERME Non sono semplici simpatizzanti né passanti interpellati sulla percezione che hanno del Partito democratico calabrese. Sono sindaci, ex sindaci, consiglieri comunali, candidati alle regionali, dirigenti. E questo è soltanto un estratto di quello che pensano del Pd. Assistere alla riunione degli autoconvocati di Lamezia Terme è stato un po’ come passare per Hyde Park e fermarsi nei pressi dello Speaker’s corner, l’angolo in cui chiunque, una volta salito sopra un piccolo sgabello, può tenere un discorso su qualsiasi argomento. Un po’ sfogo, un po’ autoanalisi: l’assemblea è stata anche questo. Ma ogni volta che si è parlato di ciò che la classe dirigente del Pd rappresenta in Calabria, i toni si sono alzati, così come il livello di amarezza. Quella che segue è una raccolta di frasi. È quello che i militanti del Pd pensano del loro partito. O, forse, sarebbe meglio dire di quello che il loro partito è diventato. Ne pensano il peggio possibile. Le critiche, forse, vanno addirittura al di là di ciò che si legge nei forum del Movimento 5Stelle. Ma, forse, sono un po’ scollegate dal documento redatto alla fine della riunione di mercoledì. I toni sono quelli dell’azzeramento, della rottamazione tout court; il testo conclusivo, invece, è più felpato, elenca errori e anomalie ma non chiede rese dei conti. Ha vinto la linea dell’opposizione soft voluta da Gianluca Callipo. Ma i discorsi all’hotel Lamezia erano questi:
1. «La gente, per farmi un complimento, mi vede per strada e mi chiede: “Che cosa ci fa uno come te nel Pd?”»;
2. «Nel Pd ci sono un consociativismo preoccupante e una cooptazione paurosa»;
3. «Non scrivo più sul giornale per il quale ero editorialista, perché se mi metto a parlare del Pd devo scrivere male»:
4. «Mi sento colpito nella mia dignità per appartenere alla direzione regionale del Pd. Significa solo andare lì e ascoltare interventi preconfezionati»;
5. «Quattro o cinque capibastone fanno il bello e il cattivo tempo e noi stiamo zitti e abbiamo paura di incontrarci»;
6. «Il partito ti usa, ti sfrutta e poi ti butta a mare come niente»;
7. «Non ci credo proprio che riusciremo a cambiare»;
8. «Nel Pd c’è qualcuno che vuole mantenere lo status quo per tenersi i suoi privilegi e lasciare il Paese in agonia»;
9. «Quello che si vede nel partito è un teatrino politico autoreferenziale, bigotto e poco onorevole»;
10. «Non ho visto materiale sul referendum in provincia di Reggio, non so come siano state raccolte le firme. Così non siamo credibili»;
11. «Abbiamo creduto nel rinnovamento, oggi vedo la restaurazione più nera»;
12. «Non mi sento rappresentata dalle divisioni tra bande»;
13. «Nelle direzioni regionali non ci si sente ascoltati, i “pezzi grossi” mandano sms o fumano in separata sede»;
14. «In Calabria, essere del Pd è diventato un disvalore»;
15. «Ci sono persone indifendibili, non voglio più sentir parlare chi ha distrutto il territorio»;
16. «Tanto diranno che siamo quattro Don Chisciotte»;
17. «Mi sento un profugo, non un compagno».
Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it