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LA SANTA | Scoperta la cupola, nascondeva gli invisibili

REGGIO CALABRIA «Questo è uno spartiacque. Chiunque voglia affrontare seriamente la lotta alla criminalità organizzata, da domani dovrà partire da qui». Lo mette giù chiaro il comandante del R…

Pubblicato il: 15/07/2016 – 12:56
LA SANTA | Scoperta la cupola, nascondeva gli invisibili

REGGIO CALABRIA «Questo è uno spartiacque. Chiunque voglia affrontare seriamente la lotta alla criminalità organizzata, da domani dovrà partire da qui». Lo mette giù chiaro il comandante del Ros, Giuseppe Governale. L’indagine del Ros, diretta e coordinata dal pm Giuseppe Lombardo, è destinata a cambiare il modo di intendere la ‘ndrangheta e di combatterla, perché – finalmente – il nemico, quello vero, ha un volto. E la struttura dietro cui si è sempre nascosto è stata svelata.

LA NUOVA STRUTTURA Si chiama mammasantissima o Santa ed è in quell’ambito che, almeno fin dagli anni Settanta, hanno tessuto le loro trame gli avvocati Paolo Romeo e Giorgio de Stefano, rappresentanti della componente più segreta e riservata della ‘ndrangheta reggina. Quella che governa – davvero – le sorti della Calabria e – forse – dell’Italia, tramite un esercito di uomini forgiati per infettare le istituzioni e piegarle al volere dei clan. Strumenti come l’ex sottosegretario regionale Alberto Sarra, e il senatore Antonio Caridi. Il primo è finito in manette questa notte, insieme al funzionario regionale Francesco Chirico, mentre per Caridi si attende l’autorizzazione della camera di appartenenza.

ALEMANNO E GASPARRI Tramite loro – ha scoperto il pm Lombardo – la nuova struttura ha agganciato politici del calibro dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e l’attuale vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri. Il primo, stando a quanto emerge dalle carte, ha beneficiato persino del supporto elettorale dei clan, l’altro era uno stabile punto di riferimento per dirimere questioni reggine e non solo. Ma anche i riservati lo erano per lui, se è vero che a loro si rivolge anche per trovare un lavoro ad un amico, al tempo impiegato come cameriere in un noto bar del centro. «Ribadisco nella maniera più categorica che non c’è nessun mio coinvolgimento nell’inchiesta “Mammasantissima” sulla ‘ndrangheta. Nella fattispecie non ho mai conosciuto né politicamente né personalmente il senatore Antonio Caridi, mentre con l’ex sottosegretario regionale Alberto Sarra non intrattengo più alcun rapporto da almeno dieci anni. In ogni caso la mia azione nella regione Calabria è sempre stata di natura politica ed elettorale, senza nessun coinvolgimento con ambienti o logiche di tipo affaristico». Lo ha dichiarato Alemanno dopo la pubblicazione delle notizie sui suoi presunti rapporti con Caridi.

A CACCIA DI INVISIBILI Altri ancora sono in corso di identificazione e per questo indagati, ma su un punto adesso c’è una certezza. C’è un livello fino ad ora sconosciuto, gerarchicamente sovraordinato alla Provincia ed in grado di indirizzarla, che ha selezionato, forgiato e preparato questo esercito di riservati. E tramite loro ha messo in discussione anche le basilari regole democratiche della Repubblica.

GOVERNO È stata la Santa a decidere – per troppi anni – nomi e volti di chi è stato chiamato a governare, in Calabria e come a Roma. Sempre allo stesso livello, si è stabilito come determinare e orientare i grandi flussi economici dei finanziamenti pubblici, anche grazie a quelle informazioni riservate, provenienti da apparati informativi ed istituzionali, che gli uomini della componente più riservata dell’èlite delle ‘ndrine si sono dimostrati in grado di acquisire. E di spenderle – magari – nei rapporti con le altre grandi mafie – Cosa Nostra, Camorra e Sacra Corona Unita – con cui sono stati sempre attenti a non pestarsi i piedi. «Questo però – avverte il procuratore capo Federico Cafiero de Raho – sarà oggetto di altra indagine già in corso»

LA NUOVA STRUTTURA Oggi, quello che viene finalmente svelata è la ‘ndrangheta nella sua essenza più pura e fino ad oggi nascosta. Erede di quella Santa, forgiata negli anni Settanta dall’èlite storica della ‘ndrangheta reggina – i De Stefano, i Piromalli, i Nirta, gli Araniti, i Libri, i Mammoliti, i Cataldo e i Mazzaferro – la nuova struttura è sempre rimasta occulta. E chi ne faceva parte pensava che tale sarebbe rimasta. «Sapevano dell’Australia, dell’America… che c’erano varie cose, le sanno queste cose ormai- dice al suo interlocutore – questa, l’ultima operazione del Rono, che sapevano i cazzi di tutti… e i cazzi …(inc.)…. però c’è un’altra cosa ancora che non la sanno nemmeno loro… qua a Reggio contano i… i Segreti».

SERVI SCIOCCHI Segreti che oggi non sono più tali anche per chi, per anni, si è fatto comandare da un centro di potere di cui neanche sospettava l’esistenza. Generazioni di boss e affiliati della componente militare, per decenni hanno agito secondo linee e direttive decise da una struttura di cui boss e affiliati non ha mai neanche sospettato l’esistenza. Ma ai cui ordini si sono sempre diligentemente piegati. In primo luogo, sul piano elettorale.

PEDINE Ecco perché uomini come Paolo Romeo e Giorgio De Stefano, fin dagli anni Settanta veri registi delle più raffinate strategie criminali dei clan, per decenni sono riusciti a condizionare tutti gli appuntamenti elettorali dal 2001 al 2010, spostando a proprio piacimento uomini come pedine. «… per il Consiglio Regionale – li si ascolta dire – la prossima volta quei sei che dovevano andare … che escono dalle regionali, se si (com)portavano bene andavano a Roma …»

IL SINDACO DELLA SANTA Hanno creato loro il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, considerato più manovrabile del suo sfidante Demetrio Naccari Carlizzi, e per questo traghettato dalla Regione allo scranno più alto di Palazzo San Giorgio, in un periodo fondamentale per la città calabrese dello Stretto. In quegli anni, sono nate le municipalizzate. E fin dal primo vagito, quelle società miste sono state cosa dei clan. O meglio, della loro componente più riservata che su quei pilastri ha forgiato la base del nuovo ordine, tuttora vigente in città. È stata la Santa a scegliere per la provincia Pietro Fuda, e per il parlamento europeo Umberto Pirilli al Parlamento europeo, per poter coprire nel giro di pochi anni tutte le caselle di governo locale con uomini propri e poter contare su qualcuno che da Bruxelles inondasse Comune, Provincia e Regione di denaro.

VOTI PER TUTTI In tanti però hanno beneficiato dei loro servigi e dei loro pacchetti di voti nelle diverse tornate elettorali. Si tratta di Demetro Strati del Cdc, di Leandro Savio della lista civica Alleanza per Scopelliti, di Massimo Labate, Paolo Gatto, Beniamino Scarfone e Seby Vecchio, per An Quest’ultimo, poliziotto prestato alla politica, finirà anche per diventare presidente del consiglio comunale. Avranno i voti degli invisibili anche Alessandro Bruno Delfino e Bruno Nicolazzo, mentre su loro ordine troveranno posto in lista candidati voluti dai singoli clan come Giuseppe Adolfo Alati, voluto dai Lampada di Milano. Per ordine della direzione strategica della ‘ndrangheta saranno anche create liste ad hoc, come “Noi Sud”, in cui trovavano posto Sebastiano Giorgi, dell’omonimo clan, e il noto legale Antonio Managò, poi nominato sottosegretario regionale.

E POSTI DIRIGENZIALI Altri troveranno posti di sottogoverno come Felice Romeo, uomo di spicco della cosca Alvaro, catapultato al vertice dei forestali. Hanno scelto loro i posti dirigenziali in tutte le partecipate della città. Hanno governato, in silenzio, per decenni. Adesso però sono stati scoperti.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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