Le storie dei prof "deportati" al Nord – VIDEO
CATANZARO Un mare azzurro e luccicante sotto i raggi di un caldo sole d’agosto, villeggianti che passeggiano stancamente sul lungomare. Mentre l’estate scorre, dall’altra parte della strada un centin…

CATANZARO Un mare azzurro e luccicante sotto i raggi di un caldo sole d’agosto, villeggianti che passeggiano stancamente sul lungomare. Mentre l’estate scorre, dall’altra parte della strada un centinaio di docenti calabresi sfida la calura per protestare contro la riforma scolastica del governo Renzi che li costringe a trasferirsi al Nord.
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Telecamera e macchina fotografica incutono un po’ di timore, solo qualcuno accetta di raccontare la propria storia a microfoni aperti, ma quando la luce rossa si spegne, le parole vengono fuori da sole.
C’è Vincenzo, ad esempio, che per 20 anni è stato precario e ora che è entrato in ruolo è stato trasferito a Rovigo. Sua moglie, invece, ancora non sa quale sarà la sua destinazione. Intanto c’è una famiglia da mandare avanti con un figlio 19enne che andrà a studiare in una città diversa da quelle in cui vivranno i suoi genitori.
Poi c’è Cesare, insegnante di educazione fisica, che negli ultimi anni aveva trovato un po’ di stabilità a Monza. Peccato che alla sua richiesta di trasferimento in Calabria, gli sia stata assegnato un posto in Puglia: «Avrei preferito rimanere in Lombardia – dice con amarezza – dove ormai mi ero ambientato e che soprattutto era meglio collegata con la Calabria».
Tra i capannelli di docenti che si formano all’ombra degli alberi che costeggiano il lungomare di Catanzaro Lido, decorato dal prezioso mosaico di Mendini, i discorsi si accendono: «È colpa di Renzi che con questa riforma ha voluto sistemare la moglie», dice qualcuno. E una sua collega gli risponde: «Non fatevi prendere in giro da queste che sono notizie fatte per distrarre: il problema vero è che chi doveva garantire una riforma giusta e vigilare sul rispetto dei nostri diritti, non l’ha fatto e ora si straccia le vesti pubblicamente».
Intanto, dopo più di tre ore di protesta, la delegazione di docenti che è riuscita a incontrare il direttore generale dell’ufficio scolastico regionale, non è ancora tornata in strada a spiegare cosa è emerso dal colloquio. Qualcuno comincia ad abbandonare la protesta, qualcun altro resiste grazie a una bottiglia d’acqua. Intanto, in spiaggia, tra tuffi e nuotate, l’estate prosegue.
Alessandro Tarantino
a.tarantino@corrierecal.it