Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 8:34
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 3 minuti
Cambia colore:
 

Overing, chiesti quasi 200 anni di carcere

CATANZARO Ha invocato pene severe il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Camillo Falvo nei confronti degli imputati coinvolti nel processo “Overing” che a luglio del 2015, con 44 arresti, s…

Pubblicato il: 10/10/2016 – 18:35
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
Overing, chiesti quasi 200 anni di carcere

CATANZARO Ha invocato pene severe il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Camillo Falvo nei confronti degli imputati coinvolti nel processo “Overing” che a luglio del 2015, con 44 arresti, smantellò un’associazione dedita al traffico internazionale di cocaina. Per coloro che hanno scelto il rito abbreviato, lunedì, il pm ha formulato richieste di condanna che vanno dai 18 ai due anni di carcere per un totale di circa 177 anni.

In particolare, il magistrato ha invocato le seguenti condanne:
Domenico Cino, 16 anni;
Fabrizio Cortese, 18 anni;
Francesco Cortese, 16 anni;
Saverio Patania, 6 anni e 24mila euro di multa;
Agostino Di Barbora, assolto dal capo 1, 6 anni e 30mila euro di multa;
Elio Dell’Unto, 7 anni e 6 mesi e 26mila euro di multa;
Luigi Figini, 2 anni in continuazione con una condanna di 4 anni e 8 mesi e 10mila euro di multa;
Salvatore Iacopetta, 9 anni;
Dritan Pane, 9 anni;
Roberto Piras,14 anni;
Claudio Timperi, 4 anni e 6 mesi e 16mila euro di multa;
Domenico Trimboli, collaboratore di giustizia, 6 anni;
Tommaso Loccisano, 7 anni e 6 mesi e 20mila euro di multa;
Rocco Logozzo, 16 anni;
Alberto Jaime Tabares Ochoa, 9 anni;
Giuseppe Foti, 14 anni;
Bernardo Piratoba Garnica, 9 anni;
Salvatore Iacopetta, 9 anni

LE INDAGINI Le indagini dell’operazione Overing hanno preso piede nel 2005 e negli anni hanno permesso di intercettare diversi carichi di droga. La cocaina, spesso, veniva inserita nei container con la tecnica del drop-in ossia, “lasciata cadere” nei container dopo i controlli. In un caso in particolare è stato fermato un carico contenente 495 panetti da in chilo. In un’altra occasione i chili intercettati sono stati 45, nascosti in borsoni da viaggio. Dieci chili di cocaina sono stati intercettati nascosti nel vano motore di una barca. E in un’occasione è stato fermato un corriere colombiano che aveva ingerito un chilo di ovuli. Inoltre sono stati fermati due corrieri, i quali, si è scoperto in seguito, erano poliziotti colombiani corrotti. Essenziale è stata la collaborazione di Domenico Trimboli che, arrestato in Colombia a maggio 2013, è divenuto collaboratore di giustizia. Trimboli lavorava per i fratelli Cortese e gestiva il traffico di cocaina per conto della cosca vibonese. La cocaina, purissima, arrivava in Europa dalla Colombia e dal Venezuela grazie a corrieri che la facevano viaggiare nei container, la scioglievano e ne imbevevano vestiti e stoffe, la trasportavano nei vani motore delle barche o attraverso persone capaci di ingerire fino a un chilo di ovuli. Domenico Trimboli, che fungeva da raccordo tra i colombiani e l’organizzazione calabrese capeggiata dai fratelli Cortese. Le indicazioni di Trimboli hanno permesso agli investigatori di capire come funzionava e come si muoveva l’organizzazione criminale. In particolare è stato possibile scoprire un laboratorio artigianale per l’estrazione della cocaina dai tessuti. La struttura sorgeva in contrada Panaia nel comune di Spilinga, nel Vibonese, e qui i colombiani avevano inviato un chimico venezuelano che insegnasse ai calabresi ad estrarre il narcotico liquido di cui erano imbevuti i vestiti trasportati da Oltreoceano.

GLI INFILTRATI Importante, per meglio addentrarsi nella struttura criminale, è stata la creazione, da parte dei militari del Ros, di una società fittizia di import export, la “Ligure Servizi s.r.l”, nella quale erano infiltrati i sottufficiali Maurizio Amico e Roberto Longo, titolare della società. I due militari sotto copertura si sono messi in contatto con i sudamericani che erano alla ricerca di una ditta italiana compiacente disposta ad acquistare il carico legale di copertura. La struttura sotto copertura dei Ros era riuscita ad avviare rapporti con la Plastiquimica sudamericana, di Bogotà, attraverso la quale avrebbe dovuto ricevere il carico di cocaina. Un’operazione che ha permesso, tra le altre cose, il sequestro di 570 chili di cocaina all’interno del porto di Cartagena.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

Argomenti
Categorie collegate

x

x