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Processo ai Mancuso, in Aula anche Gratteri

VIBO VALENTIA L’aria che si respira nell’aula bunker del Tribunale di Vibo Valentia è quella del day-after. Nonostante sia passata ormai una settimana, infatti, l’eco dell’aggressione verbale di Pa…

Pubblicato il: 17/10/2016 – 14:45
Processo ai Mancuso, in Aula anche Gratteri

VIBO VALENTIA L’aria che si respira nell’aula bunker del Tribunale di Vibo Valentia è quella del day-after. Nonostante sia passata ormai una settimana, infatti, l’eco dell’aggressione verbale di Pantaleone “Scarpuni” Mancuso al pm Marisa Manzini – “invitata” a «stare zitta» dal boss collegato in videoconferenza con l’aula in cui si celebra il processo scaturito dall’operazione “Black Money” – non si è ancora affievolita. Ed è per dare evidentemente un segnale di vicinanza al magistrato, che rappresenta la pubblica accusa nel procedimento che vede alla sbarra capi e gregari del potente clan di Limbadi, che questa mattina è arrivato a Vibo il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, che ha seguito l’udienza seduto a fianco della collega.
L’udienza di oggi è stata quasi interamente incentrata sulle richieste, avanzate da alcuni dei difensori degli imputati, relative all’acquisizione di nuove prove. In particolare, l’avvocato Giuseppe Di Renzo (difensore di Giovanni Mancuso) ha chiesto di ammettere l’esame di diverse persone per avere eventuali riscontri su quanto dichiarato dal pentito Andrea Mantella in relazione ad alcune presunte estorsioni di cui, a dire del collaboratore di giustizia, sarebbe responsabile proprio Giovanni Mancuso. Quindi è stata la volta dell’avvocato Francesco Stilo, difensore di Antonio Mancuso, che ha chiesto di sentire sia Saverio Razionale – considerato elemento di vertice del clan Fiarè-Razionale di San Gregorio d’Ippona – sia Leone Soriano (capo dell’omonimo clan di Filandari) in ordine ai rapporti che i due hanno rispettivamente intrattenuto con Mantella – il primo nel periodo che va dal 1990 al 2013 e il secondo durante la detenzione nel carcere di Cosenza. Il legale ha poi chiesto l’acquisizione di alcune sentenze che riguardano, direttamente o indirettamente, lo stesso Mantella. L’avvocato Leopoldo Marchese, difensore di Giuseppe Mancuso (figlio del boss deceduto Pantaleone “Vetrinetta”), ha evidenziato, rifacendosi agli atti del processo “Asterix”, come una delle estorsioni di cui ha parlato Mantella si fosse verificata in un periodo diverso da quello indicato dal pentito. Marchese ha inoltre chiesto al Tribunale di sentire due pentiti: Massimo Di Stefano, in relazione al periodo di affiliazione di Mantella al clan Lo Bianco, e Gennaro Pulice, in relazione alla conflittualità sorta tra lo stesso pentito e i Mancuso. Analoga richiesta, relativamente a Di Stefano, è stata avanzata dal difensore di Pantaleone “Scarpuni” Mancuso, Francesco Sabatino, che ha evidenziato presunte contraddizioni nelle parole di Mantella su un’estorsione compiuta per conto del clan lo Bianco dagli uomini (Francesco Antonio Pardea e Domenico Macrì) indicati dal pentito come suoi sodali nella formazione di un gruppo criminale autonomo. Una scissione che, secondo Mantella, sarebbe avvenuta già dal 2004, mentre l’estorsione per conto dei Lo Bianco si è verificata nel marzo del 2007. Sabatino ha inoltre chiesto l’esame di un responsabile del carcere di Catanzaro in relazione ai dialoghi che il pentito ha detto di aver avuto nella struttura penitenziaria con Luigi Mancuso e Pasquale Giampà. Sempre dal difensore di “Scarpuni”, poi, sono arrivate le richieste relative all’acquisizione di una perizia trascrittiva relativa alle conversazioni tra i testimoni di giustizia Salvatore Barbagallo e Vincenzo Ceravolo, nonché all’esame del maresciallo dei carabinieri Antonio Cannizzaro (comandante della stazione di Briatico) e del responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Vibo in relazione alle dichiarazioni dell’imprenditore Francesco Cascasi su presunti interessi mafiosi sul porto di Vibo Marina.
L’avvocato Sabatino ha infine toccato la vicenda di Tita Buccafusca, moglie di “Scarpuni” morta per aver ingerito acido muriatico, spiegando che la donna avrebbe più volte tentato il suicidio con metodi simili anche in periodi in cui il marito era detenuto. Considerazioni, queste, affiancate dalla richiesta di sentire il primario di Psichiatria dell’ospedale di Polistena, dove la donna sarebbe stata ricoverata più volte. A chiedere l’acquisizione dei certificati di detenzione di Luigi e Pantaleone Mancuso è stato poi l’avvocato Francesco Calabrese, difensore di “Scarpuni”, che ha chiesto anche l’acquisizione del certificato di morte di Domenico Campisi (broker della cocaina ucciso a Nicotera nel giugno 2011) che, stando alle dichiarazioni di Mantella, avrebbe aiutato il suo gruppo e quello alleato dei piscopisani nella preparazione di un agguato, poi non avvenuto, a Luni “Scarpuni”. L’acquisizione del certificato di detenzione di Luigi Mancuso è stata chiesta anche dall’avvocato Michelangelo Miceli, difensore di Agostino Papaianni.
Diverse delle escussioni e delle acquisizioni richieste dalle difese sono state bollate come «non assolutamente necessarie» ai sensi dell’art. 507 c.p.p. dal pm Manzini, che si è opposta anche all’esame dei pentiti Pulice e Di Stefano e, sulla vicenda Buccafusca, ha osservato che il processo in corso non riguarda contestazioni a “Scarpuni” in relazione alla morte della moglie. Sul punto si è registrata la replica dell’avvocato Sabatino: «La vicenda di Tita Buccafusca – ha detto il legale – è entrata nel processo con le domande rivolte dal pm a Mantella e con le dichiarazioni del colonnello Sozzo. Se volete la verità su questa tragedia – ha concluso – sentite la sorella della donna».
Il Tribunale collegiale, presieduto dal giudice Vincenza Papagno, si è riservato di decidere sulle richieste delle difese ex art. 507 mentre ha rigettato molte delle richieste avanzate dai legali degli imputati nell’udienza precedente. Il collegio ha quindi disposto l’acquisizione delle sentenze “Asterix” e “Nuova Alba” e dei verbali di Mantella con le dichiarazioni relative a Pantaleone “Vetrinetta” e al figlio Giuseppe. Il Tribunale ha inoltre deciso di acquisire anche la documentazione relativa al perito di parte Salvatore Mattia e ai rapporti tra l’imputato Antonio Prestia e l’imprenditore Salamò e, per la prossima udienza di lunedì 24 ottobre, ha disposto l’esame di Nazzareno Colace, già coinvolto nell’operazione “Costa pulita” e ritenuto il braccio destro di Pantaleone “Scarpuni” Mancuso.

Sergio Pelaia
s.pelaia@corrierecal.it

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