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I nuovi veleni nell'Oliva

AMANTEA C’è amianto nel terreno della Valle dell’Oliva finito al centro di un processo ancora in corso di svolgimento al Tribunale di Paola. In particolare si tratta di amianto del tipo tremolite –…

Pubblicato il: 21/10/2016 – 11:40
I nuovi veleni nell'Oliva

AMANTEA C’è amianto nel terreno della Valle dell’Oliva finito al centro di un processo ancora in corso di svolgimento al Tribunale di Paola. In particolare si tratta di amianto del tipo tremolite – secondo alcuni studi scientifici responsabile dello sviluppo di alcune malattie tumorali come il mesotelioma – che i tecnici dell’Arpacal di Cosenza hanno scoperto nelle attività di campionatura di questo fondo. Una scoperta che potrebbe dare una svolta alla vicenda e sulla quale già il procuratore capo Bruno Giordano ha aperto un nuovo fascicolo d’inchiesta. Un capitolo inedito di un caso giudiziario nato a seguito di un’inchiesta giornalistica pubblicata sul Corriere della Calabria. Nel 2012 i sospetti degli inquirenti si concentrarono in quest’area limitrofa all’azienda dell’imprenditore edile Cesare Coccimiglio al centro dell’inchiesta sull’avvelenamento della Valle dell’Oliva sfociata nel processo in corso alla Corte d’Assise di Cosenza.
In particolare quegli scatti, riportati a dicembre del 2011 sul Corriere della Calabria, ritraevano alcuni mezzi – almeno tre camion di grosse dimensioni, due escavatrici e una pala meccanica –, intenti a gettare, in un grosso fosso, del materiale scuro e poi a ricoprire il tutto. Altre foto, pubblicate sul settimanale, testimoniavano infine che quella stessa area era stata interamente coperta da grossi massi. Ora la scoperta ad anni distanza che in questa zona adiacente al campo sportivo di Campora San Giovanni c’è dell’altro, oltre ai rifiuti non pericolosi già individuati e oggetto del processo a carico dei figli dell’imprenditore amanteano, proprietari del terreno contaminato.
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(Il servizio sulla vicenda pubblicato sul Corriere della Calabria)
LA SCOPERTA DI NUOVI VELENI Le nuove indagini hanno preso impulso dalle risultanze tecnico-scientifiche portate avanti dal dipartimento Arpacal di Cosenza in quest’area. Nel corso delle analisi svolte sui campioni prelevati dai tecnici dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente nel terreno è, infatti, emersa la presenza di amianto. Un’attività avviata dai tecnici nell’ambito delle indagini finalizzate a realizzare l’analisi del rischio dell’intero bacino del fiume Oliva propedeutica alla bonifica o messa in sicurezza della zona soggetta all’interramento di materiale contaminato.
Da quell’attività già portata avanti nel resto del bacino erano rimaste escluse due aree tra cui appunto il terreno in cui è emerso il nuovo inquinamento ambientale. Si tratta di un’area di circa 20mila metri quadrati in cui già nel corso della precedente inchiesta era stata accertata la presenza di ingenti quantitativi di rifiuti tra cui materiale derivante da lavori di armamento ferroviario. Tutti contaminati da idrocarburi pesanti C superiori a 12. Un aspetto non secondario che aveva indotto gli inquirenti a ritenere che quella discarica abusiva realizzata nel terreno dell’Oliva contenesse gli scarti dei lavori per la realizzazione delle gallerie ferroviarie compiuti tra il 2009 e il 2011 a pochi chilometri di distanza. Ora la nuova risultanza potrebbe avvalorare quella ipotesi con un nuovo aspetto più inquietante.
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(Il nucleo Nbcr dei vigili del fuoco di Cosenza sul sito)
QUEI LAVORI A RISCHIO Se dalle nuove indagini avviate dalla Procura dovesse essere confermata la provenienza di quegli scarti, allora la questione potrebbe allargarsi proprio sulla modalità adottata per la realizzazione delle due gallerie. Ricordiamo che quei lavori hanno comportato la perforazione di una collina composta anche da tremolite – un materiale in cui è presente appunto l’amianto – dello stesso tipo di quello rinvenuto nella discarica abusiva dell’Oliva. Una sostanza naturale che se non dispersa nell’atmosfera non comporterebbe particolari rischi per la salute umana. Mentre se lavorata potrebbe liberare nell’aria le pericolose fibre di amianto tristemente note alla letteratura medica per i sui effetti tumorali. Da qui potrebbe muovere una nuova ipotesi di reato che coinvolgerebbe non solo gli attuali imputati nel processo per la realizzazione della discarica abusiva nella valle dell’Oliva.
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(Gli inquirenti nel terreno dell’Oliva)
L’ORDINANZA DISATTESA Ma c’è dell’altro. Proprio a seguito di quelle risultanze dell’Arpacal il Comune di Amantea aveva emesso un’ordinanza nel giugno scorso per intimare ai proprietari del terreno finito al centro della nuova inchiesta della Procura paolana la messa in sicurezza e la bonifica del sito «al fine di eliminare il pericolo per la salute pubblica». Un’ordinanza allo stato attuale rimasta lettera morta. E così sulla Valle dell’Oliva, si addensano nuove ombre.

Roberto De Santo
r.desanto@corrierecal.it

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