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Mani su Tav e A3, la mente è calabrese

ROMA C’è un imprenditore calabrese al centro della maxi inchiesta della procura di Roma che oggi ha svelato l’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere riuscita a mettere le ma…

Pubblicato il: 26/10/2016 – 7:04
Mani su Tav e A3, la mente è calabrese

ROMA C’è un imprenditore calabrese al centro della maxi inchiesta della procura di Roma che oggi ha svelato l’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere riuscita a mettere le mani su una tratta della Tav Milano-Genova, sul 6° Macrolotto dell’A3 Salerno-Reggio Calabria e sulla funivia People Mover di Pisa. Si chiama Domenico Gallo ed insieme all’ingegnere Giampiero De Michelis, considerato insieme a lui «promotore e organizzatore» dell’organizzazione, si sarebbe accaparrato appalti e lavori milionari, grazie ad una sistematica azione corruttiva.
Insieme a loro, avrebbero lavorato per il medesimo obiettivo altre 9 persone, fra cui anche alcuni funzionari del consorzio Cociv, ma i destinatari dei provvedimenti odierni sono molti di più. Dall’ufficio gip di Roma, sono partite richieste di misure cautelari per 21 persone, dislocate fra Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Abruzzo, Umbria e Calabria, tutte accusate a vario titolo di associazione a delinquere, tentata estorsione e corruzione.

GARE TRUCCATE E VERIFICHE ADDOMESTICATE Dalle indagini sono emerse gare, bandite dal general contractor, alterate da «offerte ‘anomale’ diventavano regolari in violazione ai principi della par condicio», «concorrenti di comodo, in realtà non interessati all’aggiudicazione della gara», somme di denaro elargite a questo o quel funzionario per chiudere gli occhi su illeciti evidenti. Al centro del sistema, l’ingegnere Giampiero De Michelis, che, incaricato della direzione dei lavori dal «contraente generale», svolgeva compiacenti controlli di qualità e rilasciava certificati dove si affermava il falso, ottenendo come contropartita «commesse per beni e servizi» fatturati a ditte riferibili a parenti o amici.

WIN WIN Un meccanismo – sottolineano gli inquirenti- che portava benefici a tutti. Chi concedeva subappalti alle imprese indicate dal direttore dei lavori, si garantiva infatti verifiche e controlli favorevoli che scongiuravano ritardi e penali e consentivano di continuare a lavorare e accaparrarsi altri appalti. « L’ingegnere è tosto -commenta il suo socio, Gallo – non è che l’ingegnere, se non passano dalla strada giusta… fa alla lettera il suo lavoro e vuol dire che è meglio che rinunciano… che si buttano a mare…».

«C’E’ BISOGNO DELL’AMALGAMA» A svelare i meccanismi di funzionamento dell’associazione sono stati gli stessi protagonisti dell’inchiesta, che intercettati dai carabinieri teorizzano «Chi fa il lavoro… la stazione appaltante… i subappaltatori… deve crearsi l’amalgama, mo’ è tutt’uno… Perché se ognuno tira e un altro storce non si va avanti», teorizza l’imprenditore Domenico Gallo, che sottolinea «quando tu fai un lavoro diventi… parte integrante di quell’azienda là… E devi fare di tutto perché le cose vadano bene… è giusto?».

I LAVORI Sono questi i metodi con cui il gruppo si sarebbe accaparrato importanti commesse, fra cui il tratto di A3 compreso tra lo svincolo di Scilla e lo svincolo di Campo Calabro, in cui erano presenti 32 tra ponti e viadotti (per una lunghezza complessiva di 3 chilometri), otto gallerie naturali e 1 galleria artificiale (Scilla) di 155 metri. Inoltre i lavori riguardavano anche l`ammodernamento di quattro svincoli (Scilla, Santa Trada, Villa San Giovanni e Campo Calabro). Sotto la lente degli investigatori però sono finite anche la tav Genova-Milano e la funivia di Pisa.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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