Rimanere a ogni costo, il sumud palestinese
La resistenza quotidiana del popolo palestinese diventa testimonianza e memoria di ciò che resta della loro terra

Il concetto di sumud (fermezza, perseveranza) esprime un sentimento, una condizione, una prassi politica del popolo palestinese che, in risposta alla colonizzazione e al tentativo di sradicamento sionista, si ostina a rimanere nella propria terra, a «fare corpo con i luoghi», come scrive Elias Sanbar. A partire dal 1967, la scelta di restare divenne la principale strategia di resistenza nel territorio occupato, dando inizio non solo a scioperi e manifestazioni, ma anche allo sviluppo di una nuova economia locale, alla costruzione di scuole e istituzioni popolari, indipendenti dall’occupazione. Lo stesso furore coinvolse anche i palestinesi con cittadinanza israeliana, i cosiddetti «presenti assenti».
Questo avvenne con la storica elezione a sindaco di Nazareth del poeta e dirigente comunista Tawfiq Ziyad, autore dei celebri versi dal titolo Qui resteremo. Pochi mesi dopo, nel marzo 1976, i contadini della Galilea insorsero contro l’ennesimo ordine di confisca delle loro terre. Da quel giorno, il 30 marzo si celebra la Giornata della terra, ad oggi una delle ricorrenze più significative in Palestina. Anche in esilio, nel lungo cammino del ritorno, i palestinesi hanno continuato a portare dentro di sé il luogo perduto. Scacciati a partire dal 1948, hanno ritessuto le loro comunità nei campi profughi, continuando a considerarsi «del» villaggio d’origine, a portarne il nome e persino una manciata di terra, da deporre sotto la nuca dei defunti, perché riposino sul suolo natio. Coloro che sono rimasti, invece, hanno visto il loro territorio frantumarsi tra muri, checkpoint, nuove autostrade alle quali non possono accedere. Il paesaggio è stato rapidamente violato dall’imboschimento intensivo, dall’urbanizzazione feroce, dalla colonizzazione capillare. «Guardo fuori dalla finestra e vedo la mia morte avvicinarsi», racconta un anonimo palestinese affacciandosi su un nuovo insediamento. Osserva in proposito Vito Teti: «Spaesato può essere sia chi è partito sia chi è restato, e poche cose fanno più paura e tristezza d’essere spaesati nel proprio paese, erranti a casa propria». In quanto resistenza ad un potere che sradica, il sumud si presenta, per molti aspetti, come una forma di restanza.

Da qui è nata l’idea di una ricerca con il nostro amico antropologo. Certo, la violenza inaudita che i palestinesi continuano a subire rende impossibile qualsiasi identificazione. Eppure, riconoscere nel sumud palestinese un’affinità con la restanza permette di riscoprire la storia di una continuità mediterranea interrotta, di comprendere il male che accomuna la pulizia etnica della Palestina, tutt’ora in corso, e il genocidio «morbido» avvenuto in Italia: lo spopolamento delle aree interne, la scomparsa del mondo contadino, la perdita delle sue tradizioni e l’omologazione alla vita dell’industria e del consumo. Forse perché la violenza che subiscono è molto più traumatica, forse perché non c’è alcun «sogno americano» a spingerli a migrare, oggi i palestinesi si ostinano a resistere allo sradicamento. Rischiare la vita per la raccolta delle olive, farsi uccidere abbracciando un albero pur di impedirne la rimozione, significa custodire un patrimonio comune e antichissimo, preservare gli stralci di un mondo che noi, accecati dalle promesse dello sviluppo, abbiamo lasciato morire senza rumore. A Gaza, la distruzione degli archivi e dei manoscritti, dei porti fenici, dei cimiteri romani, delle moschee e delle chiese bizantine, ha ridotto in polvere millenni della nostra storia mediterranea. Sull’esempio del gemellaggio tra Riace e Gaza, occorre costruire una politica comune, fare nostra la lotta di liberazione palestinese. Dovremo stringere accordi con le università palestinesi, ritrovare una dimensione meridiana, e piantare nella nostra terra, così simile alla loro, i semi degli alberi sradicati, in attesa di riporli nella Palestina che verrà.
*Antonio Bocchinfuso, Mario Soldaini, Leonardo Tosti
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