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Premio Sila '49, selezionati i cinque volumi finalisti

COSENZA L’eresia come antidoto al pensiero unico, perché «proibire un’idea, finanche la più becera e odiosa, non sortisce altro effetto se non quello di rafforzarla». È in linea con questo spi…

Pubblicato il: 03/11/2016 – 22:01
Premio Sila '49, selezionati i cinque volumi finalisti

COSENZA L’eresia come antidoto al pensiero unico, perché «proibire un’idea, finanche la più becera e odiosa, non sortisce altro effetto se non quello di rafforzarla». È in linea con questo spirito che il presidente della Fondazione Premio Sila Enzo Paolini ha inteso portare avanti anche quest’anno una storica manifestazione letteraria tutta cosentina, il Premio Sila ’49 – kermesse che punta a promuovere la letteratura di impegno civile – giunto alla sua V edizione consecutiva dopo l’interruzione avuta tra la fine degli anni ’90 e il 2012.
La rosa dei finalisti dell’edizione corrente è stata svelata questo pomeriggio presso i saloni della libreria Ubik di Cosenza alla presenza, insieme al presidente, della direttrice del concorso Gemma Cestari, e di uno dei giurati, lo scrittore e critico letterario Emanuele Trevi. Il Premio Sila ’49 prevede come di consueto due sezioni di concorso: Letteratura ed Economia e società, più una menzione speciale alla carriera, che nel 2015 venne assegnata al giurista Stefano Rodotà, e quest’anno verrà conferita al “pluridecorato” del mondo accademico Carlo Ginzburg, docente di Storia delle culture europee alla Normale di Pisa, che terrà una lectio magistralis sabato 26 alle 11.30 presso Palazzo Arnone, a cinquant’anni di distanza dalla sua opera prima «I benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento», in una società ancora popolata da “benandanti” e da “stregoni”.
I cinque finalisti della sezione Letteratura, il cui vincitore sarà annunciato assieme al vincitore della sezione Economia da un comunicato stampa intorno a metà novembre, sono stati snocciolati da Trevi: Luca Doninelli con «Le cose semplici» edito da Bompiani, romanzo fantascientifico-apocalittico, ma nel quale ci si rivede molto più che in qualsiasi altra opera realistica; Angelo Ferracuti, che affronta il tema del precariato in «Addio» (Chiarelettere) con sorprendente empatia e attraverso un duro lavoro di documentazione condotto in prima persona, in forma di indagine sociologica sulla fine dell’epoca del lavoro classico novecentesco basato sulla sicurezza (il cosiddetto “posto fisso” lasciato in eredità dai genitori); il polacco Wlodek Goldkorn, già giornalista per L’Espresso, autore di «Il bambino nella neve» edito da Feltrinelli, in cui memoria e invenzione della memoria di un ebreo scampato agli orrori della seconda guerra mondiale si compenetrano in un romanzo a forti tinte autobiografiche; Vitaliano Trevisan, che torna sulla tematica del lavoro con «Works» per la collana Einaudi Stile Libero, ma da una prospettiva opposta rispetto a quella adottata da Ferracuti, ovvero gli anni ’70, quelli in cui comincia a delinearsi la crisi odierna dell’identità, un’identità spezzettata, caratterizzata dalla discontinuità, dall’incertezza; infine, Michele Rech alias Zerocalcare, alla stregua di Bob Dylan che conquista il Nobel con la sua personale letteratura fatta di canzoni, si candida a vincere il Premio Sila ’49 con «Kobane Calling» (Bao Publishing), resoconto a fumetti di un viaggio compiuto tra Turchia, Iraq e Siria al seguito di alcune associazioni umanitarie, per raccontare che la giustizia non è figlia della guerra e che anche dall’orrore del conflitto possono nascere forme straordinarie di umanità.
Cinque storie, tutte diverse, con un solo comune denominatore: la concretezza, il potersi ritrovare in un racconto universale e straordinariamente attuale.

Chiara Fazio
redazione@corrierecal.it

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