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Delitto Cocò, salta il confronto tra il pentito e la ex

COSENZA Doveva essere – forse – il giorno del confronto tra il collaboratore di giustizia Michele Bloise e la sua ex moglie nel processo sulla morte del piccolo Cocò Campolongo. Il bambino di soli tr…

Pubblicato il: 03/03/2017 – 15:32
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Delitto Cocò, salta il confronto tra il pentito e la ex

COSENZA Doveva essere – forse – il giorno del confronto tra il collaboratore di giustizia Michele Bloise e la sua ex moglie nel processo sulla morte del piccolo Cocò Campolongo. Il bambino di soli tre anni è stato ucciso e bruciato in auto nel gennaio 2014, a Cassano allo Jonio, con il nonno Giuseppe Iannicelli e la compagna marocchina di questi Ibtissam Touss. Ma il procuratore aggiunto della Dda Vincenzo Luberto, venerdì mattina, ha comunicato alla Corte di Assise di Cosenza (presieduta dal giudice Giovanni Garofalo, a latere la collega Francesca De Vuono) che la donna aveva fatto recapitare alla Procura di Catanzaro un certificato medico che evidenziava l’impossibilità di tornare in udienza. Ma la Dda ha fatto eseguire una consulenza medica sulla signora che ha evidenziato esattamente il contrario. La donna era stata già sentita, nella scorsa udienza, come testimone dell’accusa nel processo a carico di Cosimo Donato detto “Topo” e Faustino Campilongo detto “Panzetta”. I due sono accusati di triplice omicidio. In particolare, secondo l’accusa contestata dalla Dda di Catanzaro, i due avrebbero attirato in una trappola Giuseppe Ianniccelli, per conto del quale spacciavano droga, perché divenuto un personaggio scomodo per la cosca degli Abbruzzese e anche per aumentare il proprio potere criminale. Il piccolo Cocò, secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza, sarebbe stato ucciso perché il nonno lo portava sempre con sé, come uno “scudo umano”, per dissuadere i malintenzionati dal colpirlo. Dopo il triplice omicidio, gli assassini bruciarono l’auto di Iannicelli con all’interno i tre corpi.
Il procuratore aggiunto Luberto ha quindi chiesto di acquisire il verbale che la donna aveva reso in fase di indagini, una nuova perizia per accertare le condizioni di salute della teste e l’accompagnamento coatto. Le difese (gli avvocati Ettore Zagarese, Mauro Cordasco e Vittorio Franco) hanno insistito per avere la presenza in aula della teste per potere effettuare il controesame poiché in caso contrario sarebbe stato violato il principio del contraddittorio.
La Corte si è riunita in camera di consiglio e ha poi disposto che – considerate le reticenze della donna, nella precedente udienza e le contraddizioni evidenti – venisse acquisito il verbale prodotto dalla Procura sulle dichiarazioni rese dalla donna in fase di indagini preliminari. Di conseguenza ha rigettato la richiesta di confronto con Bloise. Il processo è stato aggiornato al prossimo 21 marzo per sentire il papà di Cocò, il collaboratore di giustizia Daniel Panarinfo e un altro teste dell’accusa.

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it

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