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GOTHA | Don Strangio e la scomoda eredità di don Stilo

REGGIO CALABRIA Con buona pace delle scomuniche di Papa Francesco e dei dignitosi “no grazie” alle offerte in odor di mafia del vescovo Oliva, c’è una pesante eredità con cui la Chiesa che ambisce…

Pubblicato il: 03/03/2017 – 7:30
GOTHA | Don Strangio e la scomoda eredità di don Stilo

REGGIO CALABRIA Con buona pace delle scomuniche di Papa Francesco e dei dignitosi “no grazie” alle offerte in odor di mafia del vescovo Oliva, c’è una pesante eredità con cui la Chiesa che ambisce a un nuovo corso debba fare i conti nella Locride. Ed è un’eredità di ‘ndrangheta, di massoneria e di potere. «don Stilo – dice il pentito Marcello Fondacaro – lasciò la sua eredità a don Strangio di San Luca, la sua eredità intesa eredità di rapporti, di rapporti politici, di rapporti massonici».

LOGGE SEGRETE Massone fin da giovanissimo, professionista arruolato fra i Piromalli-Molè, Fondacaro conosce perfettamente il mondo delle logge e sa come la ‘ndrangheta l’ha progressivamente cannibalizzato. Lui stesso – ha dichiarato, interrogato dal pm Musolino – è stato più volte invitato a entrare a far parte della loggia coperta che nel reggino vede affratellati ‘ndranghetisti, politici, magistrati, uomini delle istituzioni e preti. E lui stesso, quando è stato invitato a una riunione della segretissima loggia «su dal Barone Placido, sulla Ionica» ha avuto modo di comprovarlo.

DON STILO ALLA CORTE DEL BARONE «Era presente – mette a verbale –  anche don Stilo che non avevo precisato, don Stilo, il prete di Africo, parente dei Morabito in parole… che poi era molto amico di Luigi Sorridenti, della famiglia Sorridenti e oltretutto era anche lui massone».  E come tale per decenni ha gestito rapporti di potere. Alla sua morte – spiega Fondacaro – tutto è finito in mano a don Pino Strangio, per decenni controverso canonico di Polsi.

DON PINO NELLA LOGGIA COPERTA «Da quello che so io anche don Stranglo fa parte di questa massoneria, di questa loggia massonica, anche lui… me ne parlò di lui anche Flavio Benevento che è un altro nipote di don Stilo che io ho conosciuto negli anni 2005 fino al 2010 ho avuto modo di frequentarlo su Roma».

IL “MALANDRINO” STRANGIO Un’appartenenza confermata anche dal collaboratore Antonio Russo, che senza mezzi termini al pm che lo interroga dice «don Pino Strangio era malandrino, a Gioia Tauro… era ben quotato nell’ambito della ‘ndrangheta diciamo… per la ‘ndrangheta era un malandrino, non perché era stato battezzato ma per i fatti che lui faceva».

IL RAPPORTO CON COPELLI Più volte – spiega il pentito – lo ha visto a casa di Gianni Copelli, cognato del patriarca don Pino Piromalli e storico “ambasciatore” del potente casato di ‘ndrangheta «in quanto lui veniva per gli (inc.) portava i calendari e voleva … raccoglieva i soldi da me, da Rocco Trunfio». E il cognato del patriarca «lo ha presentato a me, dicendo che questo era il prete della Madonna della montagna, ho detto tutto no … Madonna della montagna è la mamma della ‘ndrangheta, dove si riunisce poi tutta la ‘ndrangheta».

SACERDOTI A DISPOSIZIONE Russo non sa dire se don Pino abbia mai avuto rapporti con l’apparato massonico dei Piromalli. Da quel mondo, lui ha sempre cercato di tenersi lontano nonostante più volte i massimi esponenti del clan abbiano tentato di coinvolgerlo. Di don Stilo però qualcosa la sa. «Era a loro disposizione, è stato anche al suo matrimonio.

FOTOGRAFIE COMPROMETTENTI Se voi gli fate un perquisizione e gli prendete le fotografie della … di quando si è sposato, avete le fotografie di tutta la ‘ndrangheta del mondo» dice Russo riferendosi a Luigi Emilio Sorridenti, nipote acquisito di don Pino Piromalli per averne sposato la nipote. «Tutte le famiglie ‘ndranghetisti, cominciando dai Muto di Cetraro, dai Pino di Cosenza, i De Stefano di Reggio, i Pesce … pesci pesciolini, tutti quanti c’erano» spiega Russo.

PROCESSI AGGIUSTATI Ma questo non è l’unico elemento che il collaboratore citi a riprova della vicinanza del sacerdote ai clan e alle loro logge segrete. «So che don Stilo però da quanto mi diceva ogni tanto Luigi Sorridenti, ha aggiustato molti processi… ha aggiustato molti processi, però quali non lo so». Perché le logge coperte – spiega Russo – servivano anche a questo: disinnescare in sede investigativa o giudiziaria le inchieste della magistratura.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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