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Alla Regione stop al “caffè fai da te”

CATANZARO Così non si può più andare avanti. In Regione Calabria la situazione è ormai insostenibile. La corruzione, dite? No, non è questo. L’indolenza e l’incapacità della burocrazia? Nemmeno. Le…

Pubblicato il: 10/04/2017 – 5:50
Alla Regione stop al “caffè fai da te”

CATANZARO Così non si può più andare avanti. In Regione Calabria la situazione è ormai insostenibile. La corruzione, dite? No, non è questo. L’indolenza e l’incapacità della burocrazia? Nemmeno. Le collusioni della politica, lo sperpero di centinaia di milioni di risorse comunitarie, l’immobilismo dei dipartimenti? Assolutamente no. Il problema più urgente, oggi, è davvero un altro (a parte tutte le cose di prima): le macchinette del caffè “fai da te”.
Avete capito, quegli aggeggi dal design sempre più ricercato, che ognuno di voi ha in casa; quelle che basta inserire una cialda, premere il bottoncino e tac, ecco il caffè bell’e pronto, fumante. E lo zucchero? In un contenitore accanto. Di canna o dolcificante, amaro è meglio ma, insomma, ognuno ha i suoi gusti. Ecco, per farla breve, alla Cittadella quelle scatoline elettriche che, in determinati momenti della mattinata, ridanno la carica, ecco, sono state bandite. Niente bar improvvisati, niente conversazioni davanti al bancone, che poi sarebbe la scrivania dell’ufficio.
Attenzione, però, mica solo le macchinette sono “illegali”: totalmente proibiti anche fornetti, frigoriferi, stereo e chissà cos’altro ancora. La nuova direttiva dei piani alti non lascia spazio a interpretazioni o deroghe: «Divieto di utilizzo di apparecchiature elettriche». Quindi, si suppone, non sarà possibile neppure attaccare il phon in bagno o darsi una passatina di rasoio in orario lavorativo.
L’ordine categorico è arrivato direttamente dal dipartimento personale, con una circolare interna firmata dal dirigente generale, Bruno Zito, e da quello di settore, Ernesto Forte.

NON COMPATIBILI Al dipartimento, infatti, «giungono sempre più spesso notizie di utilizzo, da parte dei dipendenti, di apparecchiature elettriche non compatibili con le destinazioni d’uso degli ambienti». Ohibò, si è proprio passato il segno. Non sottovalutate, però, l’incidenza di un tale liberalismo finora colpevolmente consentito. «Tali situazioni – precisano infatti Zito e Forte – comportano problematiche di varia natura inerenti la sicurezza dei luoghi di lavoro» e, sentite bene, «l’indiscriminato aumento dei consumi energetici», nonché «l’alterazione del decoro degli ambienti». Proprio inammissibile, nella Regione che, tra tutte in Italia, si è sempre contraddistinta per il suo rigore e l’irreprensibilità dei suoi rappresentanti, politici e amministrativi.

DANNO A CARICO E poi, come sottovalutare gli effetti collaterali di un caffè fatto in casa (in ufficio)? Voi, dipendenti, non ci avete pensato, ma l’uso delle macchinette, «oltre alle criticità sopra esposte», comporta anche «un danno a carico del concessionario dei distributori automatici, presenti su tutti i piani della Cittadella, il quale sopporta (sopporta!, ndr) il pagamento di un canone di concessione mensile a favore dell’amministrazione che potrebbe essere chiamata in causa dallo stesso». Chi aveva in un primo momento pensato a un richiamo prettamente etico rivolto ai lavoratori, finalizzato a migliorare la produzione attraverso la messa in mora delle pause caffè e del riscaldamento piatti con il microonde, si è forse sbagliato. La faccenda è anche, e soprattutto, economica. Cari dipendenti, il caffè lo potete prendere, eccome, ma dove diciamo noi: lì, nelle macchinette installate apposta per i vostri momenti di relax. Niente cialde, però, servono le monetine: infilatele e siamo tutti più contenti: il concessionario (che incassa) e l’amministrazione (che non sborsa).

DIVIETO Non è un consiglio, ma un diktat: «Si fa divieto assoluto di utilizzare apparecchiature diverse da quelle necessarie per lo svolgimento dei compiti d’ufficio». Altrimenti? «La mancata osservanza delle presenti disposizioni comporterà l’assunzione di responsabilità secondo quanto disciplinato dal vigente Codice di comportamento dei dipendenti della Regione Calabria». Lo stupore è massimo: Codice di comportamento? La Regione ne ha uno? Finora nessuno ne aveva mai sentito parlare in occasione di altri scandali. Che certo sono meno gravi di un buon caffè clandestino.

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it

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