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Così la Chiesa si riprenderà Polsi

CATANZARO «’Ndrangheta con il rosario in mano, addio. Il santuario della Madonna di Polsi, dove i boss facevano i summit tristemente famosi grazie alle immagini dell’indagine “Crimine”, non è più c…

Pubblicato il: 14/09/2017 – 15:48
Così la Chiesa si riprenderà Polsi

CATANZARO «’Ndrangheta con il rosario in mano, addio. Il santuario della Madonna di Polsi, dove i boss facevano i summit tristemente famosi grazie alle immagini dell’indagine “Crimine”, non è più cosa loro. Lo annuncia il Vescovo di Locri e Gerace, monsignor Francesco Oliva». È quanto scrive il giornalista Michele Cucuzza in un articolo che apparirà domani sul “Corriere dell’Umbria”. «Telecamere dappertutto – prosegue l’articolo – controlli sull’identità dei pellegrini che vogliono soggiornare nei paraggi del luogo sacro nell’Aspromonte e, al posto della statua della Vergine cui i capi delle ‘ndrine fingevano devozione per mercanteggiare intanto delitti e strategie criminali, dall’8 ottobre farà da monito il busto di don Giuseppe Giovinazzo, prete antimafia assassinato dai sicari delle ‘ndrine proprio lì, il primo giugno 1989. L’effigie di tufo della madre di Gesù sarà ricollocata in una posizione più interna, a disposizione di chi vorrà invocarla sul serio e non servirsene come copertura».
«Mi ha dato sempre fastidio questo abbinamento tra santuario di Polsi e mafia – afferma il vescovo – ma è inutile negare che la presenza pervasiva delle ‘ndrine da quelle parti è stata sempre forte: i mafiosi ne hanno fatto un loro simbolo. Questo luogo deve tornare ad essere un punto di riferimento esclusivamente spirituale, come lo è già a livello popolare. È mio dovere tutelare la sacralità di questo luogo sottolineando che anche la Chiesa ha pagato con il sangue la sfrontatezza della ‘ndrangheta».
«I segnali del cambiamento – è detto ancora nell’articolo – sono concreti: dalla videosorveglianza dell’area alla registrazione come negli alberghi dei pellegrini che vorranno soggiornare nelle strutture di accoglienza del santuario, al concorso sulla legalità che ha coinvolto migliaia di studenti della Locride. Iniziative che fanno seguito alle dimissioni di don Pino Strangio, rettore per più di 20 anni del santuario, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, sostituito dal Vescovo con don Antonio Saraco, parroco di Ardore».

IL DISCORSO DEL VESCOVO «A nessuno è lecito usare l’immagine sacra della Madonna della Montagna di Polsi con le mani grondanti di ingiustizia e sangue, lasciandosi guidare dal propositi di iniquità e dall’arroganza mafiosa. Contemplando il volto della Madre, facciamo in modo che questo non accada più. Non accada più che l’immagine sacra venga associata a propositi di male». È un passaggio dell’omelia letta dal vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva in occasione della Festa dell’Esaltazione della Croce che si è svolta al Santuario di Polsi. «Ai piedi della croce di Polsi – ha aggiunto il presule – vorrei poter incontrare tutti coloro che hanno sofferto la violenza criminale e poter dire loro: preghiamo insieme e perdoniamo, in modo da guardare in avanti con fede e speranza. Questo santuario deve saper guardare in avanti, conservando la memoria del passato sapendone trarre giovamento. Ho accolto ben volentieri il suggerimento di erigere una monumento a don Giuseppe Giovinazzo, trucidato dalla ‘ndrangheta sulla strada di Polsi il primo giugno dl 1989. Servo buono e fedele di questo santuario, è giusto conservarne viva la memoria. Il suo martirio deve essere ricordato come un monito di quanto la violenza criminale possa fare male. Quella di don Giuseppe è una storia amara di sofferenza e di dolore. Sarà posto un busto marmoreo all’ingresso dell’area sacra del santuario, perché sia occasione di riflessione per il pellegrino». «Consegniamo il dolore delle vittime innocenti delle mafie e quello dei loro parenti – ha proseguito mons. Oliva – alla Croce di Polsi, perché, unitamente al sangue innocente del Cristo, converta quanti ancora si fanno forti della loro appartenenza mafiosa e attraverso il perdono siano spezzate le catene della violenza. Molti di loro hanno già incontrato la giustizia divina, ma tanti sono ancora nelle carceri a scontare la propria pena. A tutti ma anche a quelli che sono rimasti impuniti chiedo: non continuate a vivere nell’infelicità di una vita di peccato che vi uccide ogni giorno e continua a far male a degli innocenti. Pentitevi, chiedete perdono, fate penitenza e tornate al Signore».

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