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L’aeroporto di Reggio fa “litigare” i candidati

LAMEZIA TERME L’aeroporto di Reggio Calabria è ancora a rischio e la Città metropolitana stenta a decollare. Di chi è la responsabilità? Impossibile mettere d’accordo i candidati nel collegio unino…

Pubblicato il: 10/02/2018 – 10:34
L’aeroporto di Reggio fa “litigare” i candidati

LAMEZIA TERME L’aeroporto di Reggio Calabria è ancora a rischio e la Città metropolitana stenta a decollare. Di chi è la responsabilità? Impossibile mettere d’accordo i candidati nel collegio uninominale dello Stretto. Nella puntata de “Lo Sfascio” di venerdì sera Nico D’Ascola (centrosinistra), Federica Dieni (M5s), Francesco Talarico (centrodestra) e Domenica Vinci (Liberi e Uguali) affrontano le questioni da opposti punti di vista politici e arrivano a conclusioni – comprensibilmente – divergenti.

LE RESPONSABILITÀ SUL TITO MINNITI Il senatore scelto dal Pd e dai suoi alleati non ha dubbi: l’aeroporto «è stato gestito in maniera drammatica da un’intera classe politica che ha addirittura dimenticato di rinnovare le licenze con l’Enac. Tant’è che abbiamo volato per lungo tempo in condizioni di illegalità. Su quella struttura si sono scatenate tutte le clientele della politica locale, con un livello di confusione tale che chi ne ha determinato lo sfascio si è addirittura posto come difensore dell’aeroporto». 
«Interessante che si parli di aeroporto in campagna elettorale – ribatte Dieni –. Quando, in questi anni, ci si batteva per difenderlo mi sono spesso trovata da sola. Dentro Sogas hanno sguazzato tutti, dal centrodestra dell’ex presidente della Provincia Giuseppe Raffa al centrosinistra che ha nominato il management con il consiglio comunale. Per non parlare della Regione, che è stata assente». Talarico ricorda che, ai tempi in cui era presidente del consiglio regionale, «tante compagnie volavano dall’aeroporto dello Stretto. Era una realtà vitale, non si può nascondere che il declino è avvenuto negli anni di governo del centrosinistra». È il battibecco D’Ascola-Dieni a tenere banco sul punto. Il senatore uscente torna sull’argomento per dire che «le responsabilità risalgono ai tempi in cui la struttura era in mani diverse da quelle del centrosinistra: tutti sanno chi amministrava Reggio Calabria e la Regione all’epoca. Non si possono mettere tutti nello stesso calderone». Chiude Dieni: «Chi si sposta da una parte all’altra dello schieramento politico tende a fare un po’ di confusione».

LA CITTÀ METROPOLITANA Per Vinci «solo un governo di centrosinistra può garantire la ripresa, sia dell’aeroporto che della Città metropolitana. E il 5 marzo speriamo di poter cominciare a lavorare per uscire dalle secche in cui si trova l’area urbana di Reggio Calabria». Di fatto, l’iter per la costruzione della Città metropolitana segna il passo. Per D’Ascola è una semplificazione esagerata: «C’è bisogno di una fase di rodaggio. Chi spara a zero non sa quanto sia complesso far vivere una provincia come se fosse una città. In realtà servirebbe la collaborazione di tutti, valutare i processi sulla base di interessi politici di parte fa torto alla verità». Dieni esordisce con un auspicio («la Città metropolitana sia rilanciata»), poi punta il Partito democratico che «è lì da tre anni e non ha combinato molto. Capisco che le spartizioni politiche abbiano creato una condizione di stallo ma la città è paralizzata, le attività chiudono e le strade sono piene di crateri. È il momento di mettere a frutto le opportunità che arrivano dalla Città metropolitana, finora non è stato fatto». Se la prende con il centrosinistra anche Talarico: «Governa da cinque anni il Paese, da tre anni il Comune di Reggio e da tre anni e mezzo la Regione. Sono tre enti fondamentali per tutti i processi di cui stiamo discutendo. E tutti sono indietro: le responsabilità sono chiare e precise. Qualcuna tocca anche i presidenti del Consiglio che sono arrivati a Reggio a promettere di tutto e di più».

OLIVERIO E FALCOMATÀ Come se la stanno cavando il governatore Mario Oliverio e il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà? Tutto sommato bene, secondo D’Ascola: «Il giudizio è positivo. Vanno valutati i fatti e anche le condizioni nelle quali hanno trovato gli enti che amministrano». Questione di eredità, insomma. «La gestione di Oliverio è pessima. Non lo dico soltanto io – specifica Dieni – ma i cittadini. I servizi sono stati tagliati in molti ambiti, come la sanità. La finta o vera lite tra il governatore e il commissario Massimo Scura la pagano i cittadini. Falcomatà, invece, era stato scelto perché la gente chiedeva un cambiamento: credo che chi lo ha votato si sia pentito». Talarico, che ha la sua “base” politica a Lamezia Terme, ammette: «Falcomatà lo conosco meno, ma in questi giorni sto incontrando molti cittadini che mi dicono che ci si aspettava di più. L’attività di Oliverio, invece, è fallimentare, è stato incapace di produrre risultati sull’occupazione e sulla sanità. Nel 2014 abbiamo lasciato un debito di 30 milioni, adesso è aumentato e il commissariamento rischia di durare ancora a lungo. Va sempre peggio anche per i fondi europei, che sono spesi male». Da Vinci, invece, arriva una apertura di credito per il presidente della giunta regionale: «Liberi e Uguali ha un assessore e un consigliere regionale – dice –, con un lavoro fatto da tutto il centrosinistra penso che Oliverio possa imprimere una svolta alla sua amministrazione».

SÌ E NO AL PONTE La candidata di LeU dice “no” all’idea del Ponte sullo Stretto rilanciata nei giorni scorsi da Silvio Berlusconi. «Punterei più che altro l’attenzione su una questione meridionale che è rimasta irrisolta. Al Sud c’è tanto lavoro da fare prima di arrivare a discutere di un Ponte che rischia di unire una Calabria che non esiste e una Sicilia spenta. Prima vengono la sanità, l’istruzione, il lavoro, l’uguaglianza sociale». Che il collegamento tra le due sponde dello Stretto non sia una priorità è un pensiero che Federica Dieni condivide: «Vengono prima piccole grandi opere come l’Alta velocità, ci sono da affrontare altre urgenze in Calabria». Favorevole, invece, Franco Talarico: «Sarebbe un’opera importante dal punto di vista strategico e diventerebbe anche un’attrattiva turistica». Anche D’Ascola dice di “sì” ma «in un contesto sinergico con l’Alta velocità, che non è una piccola opera, per far nascere quel corridoio Helsinki-Palermo che metterebbe anche la Calabria al centro del sistema del commercio europeo».

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