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I cattolici in politica e i "condannati alla sconfitta"

di Paolo Pollichieni

Pubblicato il: 27/04/2018 – 16:40
I cattolici in politica e i "condannati alla sconfitta"

Nella “Napoli di Bellavista”, De Crescenzo ricostruisce così la cronaca di una telefonata sbagliata:
Pronto?… Banco di Napoli?…
… Fusse a ‘Maronna!
Ecco, c’è chi passa notti insonni al pensiero che la Chiesa calabrese possa decidere di abbandonare appelli ed enunciazioni per passare a vie di fatto e chiedere ai cattolici un maggiore e più diretto impegno nella vita politica della Regione più disastrata di Europa. Quella Calabria che, appena ieri, ha tagliato l’ennesimo traguardo negativo: quinta regione europea a più alto tasso di disoccupazione giovanile: 55,1%. Peggio della Guyana francese. Peggio di qualsiasi territorio italiano. Peggio di se stessa, visto che nel 2016 la Calabria in questa nefasta graduatoria era al terzo posto in Italia. In un anno ha fatto di meglio (pardon… di peggio) ponendosi in vetta. E tutto questo con una classe dirigente impunita, arrogante, supponente e rapinatrice che si preoccupa di rimettere in pista qualche teppistello della comunicazione per evitare che qualcosa cambi.

L’impegno dei cattolici? Una iattura
Il problema a Palermo era il traffico (Jonny Stecchino). A Cosenza è il possibile movimentismo della Conferenza episcopale. La Chiesa scende in campo per dare una prospettiva di rinascita alla Calabria? Magari! Appunto: “Fusse ’a Maronna”.
E invece questa prospettiva a qualcuno toglie il sonno. «Dove sono andati i tempi di una volta, per Giunone, quando ci voleva per fare il mestiere anche un po’ di vocazione». Scrivendo questi versi, De Andrè si rivolgeva al più antico mestiere del mondo. Possiamo adattarli, tranquillamente, alla politica nostrana. Perché dietro certi attacchi non solo manca qualsivoglia base logica ma difetta, addirittura, anche quel minimo di prudenza che i “tragediatori” della Prima Repubblica ben utilizzavano. Oggi, invece, ci lasciano le impronte i “Pierini” della situazione, mentre i loro politici di riferimento rischiano l’effetto boomerang: come possono sperare di farla franca spostando l’indice verso chi ancora deve decidere se affacciarsi o meno all’impegno politico, laddove si ha alle spalle un decennale percorso di occupazione delle istituzioni e di gestione amorale del potere?
Sono disperati. E questo li rende nervosi e li spinge a uscire fuori allo scoperto, commettendo più di un errore.
Il “peccato di omissione”
Esempio: verrebbe da chiedere loro dove sta la novità, visto che sono anni che il mondo ecclesiastico richiama i credenti a impegnarsi in politica, evitando altre diserzioni. Si spinge, la Chiesa, sino a ricordare che esiste un peccato di omissione per chi si allontana dalla partecipazione nella costruzione del “bene comune”. Dove sta, allora, la novità? Forse nel fatto che mentre un pezzetto di Conferenza episcopale resta alle enunciazioni, una larga parte è passata invece all’azione concreta? È questo che manda in fibrillazione i centurioni di quella politica bulimica che sta alla base del disastro sociale ed economico senza precedenti abbattutosi su questa Calabria?
Beh, forse non hanno tutti i torti.
Condannati alla sconfitta
Sono condannati alla sconfitta, perderanno rovinosamente, trascineranno nel fango i loro sgherri e i loro utensili, ma tuttavia non gli si può chiedere di non tentare qualche disperata reazione.
Il terreno frana sotto i loro piedi. Gli stessi “renziani” cominciano a prenderne le distanze: come leggere diversamente l’iniziativa di Andrea Guccione, benedetta da Ernesto Magorno e ribattezzata “Nuovo campo”, come dire che il vecchio va trattato con i diserbanti?
Chiedergli di essere pacati e lucidi, insomma, sarebbe davvero inumano. Eppoi, francamente, pur senza volerli sottovalutare nella loro acida cattiveria, fanno tenerezza.
E mentre di là si trama, di qua si costruisce
Ne faranno di più, tenerezza, in futuro. Perché, da quel che si profila, non hanno visto ancora niente. Persino qualche osservatore che è anche un intellettuale noto per il suo scettico non-ottimismo, ad esempio, è rimasto impressionato dalla qualità politico-scientifica del convegno che la Curia di Catanzaro ha voluto dedicare al “dialogo interrotto” tra Enrico Berlinguer e Aldo Moro. Interrotto dalla brutalità del terrorismo ma sempre attuale per i temerari obiettivi perseguiti: l’incontro tra il mondo cattolico e quello socialista sotto l’egida della “Questione morale”.
Ci vai per sentire Antonio Viscomi e scopri un Sebastian Ciancio che non immagini. E te lo dice chiaro: «Non siamo qui per caso. Non abbiamo lavorato per anni sotto la guida di monsignor Vincenzo Bertolone per inseguire chimere o ambizioni personali. Siamo qui perché la comunità ha bisogno di uomini politici che passino dalle tre P (Potere, Poltrone e Privilegi) alle tre C (Credenti, Coerenti, Credibili)». Basta, chiuso. Un programma politico in dodici parole.
E noi a guardarci. Caro compagno Mario Paraboschi, caro reduce Giannetto Speranza. A guardarci ma tutt’altro che sconsolati. Certo, chi ce lo doveva dire che per parlare di Enrico Berlinguer doveva chiamarci monsignor Bertolone…
E c’è pure chi vuole conto!

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