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Oliverio indagato, gli ex assessori “cacciati” e la minoranza preferiscono il silenzio

Nessuna presa di posizione dopo la chiusura dell’inchiesta a carico del governatore. I membri della giunta defenestrati per Rimborsopoli evitano polemiche. E anche l’opposizione opta per l’indiffer…

Pubblicato il: 08/05/2018 – 16:10
Oliverio indagato, gli ex assessori “cacciati” e la minoranza preferiscono il silenzio

REGGIO CALABRIA È un silenzio che, come sempre, fa rumore. L’inchiesta che coinvolge il governatore – accusato di abuso d’ufficio per via del comando, finalizzato a presunti scopi clientelari, nell’Azienda Calabria Verde del sindaco di Acquaro – non scatena reazioni di sorta. Guccione si arrocca su un inaspettato no comment, Ciconte evita strumentalizzazioni e invoca una politica che sappia finalmente occuparsi dei problemi dei calabresi. I due ex assessori regionali – insieme a Nino De Gaetano, dimissionario dopo l’arresto – furono cacciati dalla giunta non appena raggiunti dall’avviso di garanzia per l’inchiesta “Erga omnes”, la “rimborsopoli” calabrese. Oliverio, in quel caso, si mostrò inflessibile e, da lì in poi – anche grazie a uno statuto regionale modificato a inizio legislatura – ebbe mani libere e la possibilità di varare un esecutivo esclusivamente tecnico, lo stesso che, con nomi diversi, governa ancora oggi.
DIBATTITO ASSENTE «Le conclusioni delle indagini avviate dalla magistratura di Reggio Calabria nel 2013 sui finanziamenti ai gruppi consiliari nella precedente legislatura sono gravi», disse il governatore nelle ore successive allo scoppio del bubbone. Per quella stessa vicenda fu obbligato al passo indietro anche l’allora presidente del consiglio regionale, Antonio Scalzo. E Oliverio fu solerte anche quando chiese e ottenne le dimissioni dell’assessore Carmen Barbalace, pure lei indagata per abuso d’ufficio (e truffa aggravata) per via di una vicenda legata al conseguimento di erogazioni pubbliche di alcuni imprenditori agricoli. Logico dunque aspettarsi una presa di posizione da parte di chi quelle scelte “giustizialiste”, assunte pur nell’assenza di una qualsivoglia condanna, le subì sulla propria pelle. Invece, niente di tutto questo: la politica calabrese, in modo quasi bipartisan, ha scelto la via del silenzio. Perfino il dem Guccione, fin qui l’oppositore più efficace rispetto all’operato del governatore, ha preferito non rendere pan per focaccia all’uomo che decretò anzitempo la fine della sua esperienza nell’esecutivo regionale.
Il dibattito, anche quello non ufficiale, è in verità del tutto assente nella maggioranza di centrosinistra. E lo è perfino nella minoranza di centrodestra. Le spiegazioni sono molteplici. L’esplosione di una eventuale tendenza manettarista dovrebbe ovviamente avere come fine la richiesta di dimissioni del presidente, seguendo così la strada iper-legalitaria inaugurata da Oliverio stesso. Nessuno, in realtà, sembra possedere il coraggio di portare avanti una provocazione di questo tipo: non sia mai che il governatore decida davvero di farsi da parte, di chiudere anzitempo la legislatura e di far perdere la poltrona a tutti gli altri.
«CANE NON MANGIA CANE» Ma una spiegazione più maliziosa la fornisce un dirigente di primo piano del Pd calabrese: «Perché nessuno parla? Perché cane non mangia cane, e qui tutti hanno qualcosa da nascondere, soprattutto quando si parla di clientele». Insomma, nessuno affonda il colpo forse perché è comune la consapevolezza di essere tutti “ricattabili”. E così l’indagine a carico di Oliverio, l’ennesimo capitolo giudiziario che riguarda il presunto coacervo di illegalità presente nell’ente che si occupa della forestazione regionale, a differenza di quanto avvenuto in passato, verrà archiviata (politicamente) come un semplice incidente di percorso.
Anche Ciconte, che mal digerì la cacciata dalla giunta, taglia corto: «Sull’operato della magistratura non ci sono giudizi da dare, sarebbe fuori luogo farlo. La politica non deve andare sul personale, è altro: deve dare risposte ai cittadini, sulla sanità, sulle disuguaglianze». L’ex assessore non vuole usare lo stesso metro di giudizio di Oliverio: «Io – specifica – volo alto, tutti dobbiamo volare alto per i cittadini calabresi». Se nessuno attacca, è anche vero che si contano sulle dita di una mano quelli che hanno preso le difese del governatore. Uno dei pochi, su Facebook, è stato Luigi Guglielmelli, segretario provinciale del Pd di Cosenza: «Presidente Oliverio la tua onestà e la tua rettitudine morale sono un valore per la Calabria. Sono certo che si accerterà la tua estraneità per una vicenda che da subito appare senza alcun fondamento». In questo clima di sostanziale acquiescenza, gli atti d’accusa più forti arrivano esclusivamente dal Movimento 5 Stelle. Oliverio, secondo la senatrice Bianca Laura Granato, «ha l’obbligo di chiarire i fatti, intanto in consiglio regionale. È una questione politica, prima che penale». La deputata Federica Dieni sottolinea invece lo «strano modo di interpretare le vicende penali» di un governatore che è «giustizialista con gli altri e garantista con se stesso».

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it

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