Ultimo aggiornamento alle 21:25
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 8 minuti
Cambia colore:
 

«Mezzo milione in fitti, la Regione perpetua gli sprechi»

Il sindacato Csa-Cisal denuncia l’esistenza di 29 sedi periferiche nella sola provincia di Cosenza. «Alcune ospitano un solo dipendente. La “rivoluzione” voluta da Viscomi è stata fermata da ostaco…

Pubblicato il: 18/05/2018 – 7:00
«Mezzo milione in fitti, la Regione perpetua gli sprechi»

CATANZARO «La spesa certificata dalla Regione Calabria del valore di oltre mezzo milione di euro conferma il fallimento del piano fitti zero varato dalla giunta e pubblicizzato in pompa magna come segnale d’inversione di una tendenza che vedeva l’ente sperperare ingenti somme destinandole a saldare canoni di locazione di sedi, nella maggior parte dei casi, sottodimensionate o inutilizzate». È quanto scrive in una nota il sindacato CSA-Cisal. «Alle parole, come spesso accade, non sono però seguiti i fatti e ancora oggi siamo costretti a registrare l’impiego di risorse per conservare intatti uffici territoriali distaccati che potrebbero essere utilmente accorpati producendo un notevole risparmio in termini economici. È guarda caso la provincia di Cosenza – attacca il sindacato – roccaforte del governatore Mario Oliverio, a detenere lo sconfortante primato: ben 29 sedi periferiche dislocate nei comuni più disparati, alcune delle quali ospitano due o al massimo tre unità lavorative che operano in condizioni lavorative a dir poco umilianti. Le sedi di Acquappesa, di Acri, di Amantea, di Belvedere, di Bisignano, di Cariati, di Cassano allo Ionio, di Castrovillari, di Cetraro, di Corigliano Calabro, di Diamante, di Frascineto, di Lago, di Longobucco, di Montalto Uffugo, di Mormanno, di Oriolo, di Paola, di Rocca Imperiale, di Roggiano Gravina, di Rogliano, di Rossano, di San Giovanni in Fiore, di San Marco Argentano, di Scalea, di Spezzano della Sila, di Terranova, di Trebisacce e di Villapiana rappresentano fulgidi esempi di quelli che lo stesso ex vicepresidente della giunta regionale, Antonio Viscomi, definì “luoghi di lavoro che rendono invisibili i dipendenti ai sistemi di controllo regionale”. Ma andiamo con ordine».
«Era il 15 gennaio del 2017 – spiega il sindacato – quando venne presentata una proposta di delibera con lo scopo di riorganizzare mediante accorpamento una serie di uffici zonali, nella sola provincia di Cosenza, sulla scorta del passaggio di funzioni decretato dalla cosiddetta riforma Delrio. Il piano prevedeva l’individuazione di sedi in cui concentrare il personale dislocato nei diversi uffici zonali, tenendo conto sia della posizione che delle migliori caratteristiche qualitative e logistiche. In un primo tempo erano stati individuati gli uffici di Cosenza, di Rossano, di Castrovillari, di San Giovanni in Fiore e di Corigliano Calabro, quali sedi in cui far convergere tutti i dipendenti dislocati nelle diverse zone».
«Trascorso un anno e mezzo, la proposta però non è ancora stata approvata, probabilmente – prosegue il sindacato – a causa degli “ostacoli” e degli “ostruzionismi” più volte denunciati dall’ex vicepresidente Antonio Viscomi che hanno finito per arrestare il tentativo “rivoluzionario” di razionalizzare gli uffici ed eliminare lo sperpero di denaro pubblico. La macchina regionale si è ancora una volta inceppata e proprio alla vigilia delle elezioni politiche, si sussurra negli ambienti, quando sembrerebbe che la proposta di delibera sia stata rispedita al mittente per essere definitivamente inghiottita nelle sabbie mobili artatamente create da logiche politiche».
«Non si è riusciti, com’era prevedibile, – aggiunge ancora il sindacato – ad incidere nei termini in cui probabilmente si sarebbe dovuto. Grandi idee e grandi proclami a cui non ha fatto però seguito alcuna capacità di rendere esecutivi tutti i buoni propositi. Diversamente un plauso deve essere indirizzato al settore che si è adoperato al meglio nel tentativo di raggiungere l’obiettivo ma altrettanta critica va mossa a chi ha fin dall’inizio remato contro per affossare il progetto. Bisogna innanzitutto chiarire che questa riorganizzazione non è più procrastinabile perché non è più accettabile l’idea che ancora oggi esistano sedi in cui è in servizio una sola unità lavorativa. È ciò che accade, ad esempio, a Roggiano Gravina, a Mormanno, a San Marco Argentano, a Villapiana, a Cariati e a Rocca Imperiale. Ma di casi ve ne sono innumerevoli e variegati; vi sono sedi in cui risultano in servizio solo due unità lavorative o tre unità lavorative, in alcuni casi anche quattro fino ad un massimo di diciassette, primato che detiene la sede di Castrovillari. A San Giovanni in Fiore, invece, sembrerebbe esserci uno stabile costituito da piano terra, primo e secondo piano compreso di mansarda. Il piano terra e la mansarda che presentano macchie di umidità sono stati riservati ai dipendenti regionali mentre il primo e il secondo piano, leggermente più confortevoli e adeguati, sono stati invece riservati al personale di Azienda Calabria Verde. Uno scandalo a cui si deve al più presto porre fine dal momento che le distanze tra le diverse sedi sono assolutamente irrisorie: appena tre chilometri separano Acquappesa da Cetraro; otto, invece, separano Castrovillari da Frascineto; sedici, distanziano Roggiano Gravina da San Marco Argentano; quattordici Bisignano da Acri e tredici Diamante da Belvedere Marittimo. Si tratta di un evidente disparità di trattamento nei confronti di tutti quei lavoratori che ogni giorno raggiungono la Cittadella per recarsi sul luogo di lavoro e che percorrono da un massimo di 320 chilometri ad un minimo di 150 chilometri».
«Chi ha interessi – si domanda il sindacato – nei diversi territori della provincia di Cosenza affinché questi uffici rimangano aperti? Esiste una volontà precisa tesa a bloccare questo processo? Trattandosi nel caso specifico della provincia bruzia crediamo che il presidente della giunta regionale, Mario Oliverio, abbia l’obbligo di chiarire se vi siano o meno ostruzionismi intervenendo per rimuoverli al più presto. Ciò che preoccupa non è solo la proliferazione incontrollata di sedi ma le condizioni al limite dell’umano in cui i lavoratori si trovano a prestare servizio. Alcuni uffici sono privi di telefono e di postazioni per il computer, altri sono stati dichiarati inidonei perché sprovvisti di arredi e attrezzature, in alcuni casi è stata rilevata l’assenza di collegamento alla rete intranet regionale oltre alla mancata connessione dei rilevatori di presenza dei dipendenti sul luogo di lavoro al sistema regionale. Circostanze che devono indurre a riflettere. Questi dipendenti non dispongono di un badge e diventa in tal modo impossibile anche accertare e verificarne la reale presenza sul luogo di lavoro».
«Tali criticità sarebbero state, di recente, rilevate durante dei sopralluoghi, non esperiti però dal datore di lavoro – sottolinea il sindacato – né dal responsabile del servizio prevenzione e protezione, all’esito del quale le sedi sono risultate inidonee. “Inidoneità dei locali all’impiego lavorativo per palesi contrasti con le normative vigenti in materia di sicurezza sul luogo di lavoro; carenza di manutenzione ordinaria e straordinaria; arredi e attrezzature vetuste, mal funzionanti ed inadeguate allo svolgimento delle funzioni assegnate oltreché incompatibili con la normativa sulla tutela della salute sui luoghi di lavoro; assenza di connessione intranet regionale e, per molte sedi, anche di una qualunque connessione internet e rilevatori di presenza assenti non connessi al sistema regionale” è quanto sarebbe stato appurato all’interno degli uffici. La cosa che ci chiediamo ma che nello stesso tempo ci stupisce è: ma il datore di lavoro c’è mai stata in questi uffici zonali? Sa di che cosa stiamo parlando? Conosce questi lavoratori? Ha mai verificato le condizioni di questi uffici? Ha mai certificato la loro idoneità? Ha delle responsabilità il datore di lavoro o preferiamo, anche in questo caso, chiudere gli occhi?».
«Eppure per sedi ammalorate e prive di qualsiasi attrezzature – precisa ancora il sindacato – la Regione Calabria spende ancora tanti quattrini: quasi mezzo milione di euro in un anno e mezzo e altri 242.681,74 euro deliberati appena qualche giorno fa. Risale a marzo del 2015 l’emanazione di un decreto di pagamento per i canoni di locazione di questi immobili del valore di 230.014,04 euro dovuti per l’occupazione nell’arco della stessa annualità. Trascorso un anno e tre mesi, a giugno del 2016 viene emanato un secondo decreto relativo al periodo di locazione gennaio/giugno 2016 del valore di 217.103,36 euro. La Regione mette dunque mano al portafoglio per un totale di 447mila euro per saldare i canoni di locazione di un anno e mezzo della sola provincia di Cosenza. Ma non finisce qui. Proprio pochi giorni fa un terzo decreto autorizza il pagamento dei fitti sempre per le stesse sedi relativamente al periodo di luglio 2017 fino a marzo 2018: 242.681,74 euro a titolo d’indennità per la protratta occupazione degli immobili. In questo caso però ad essere interessate non è la totalità delle 29 sedi ma poco meno della metà: 12. La ragione è presto detta, i proprietari della maggior parte degli immobili hanno adito le vie legali per recuperare i crediti vantati nei confronti dell’amministrazione regionale, così questa ha provveduto a trattenere una parte degli importi in attesa dell’esito delle procedure ingiuntive. È quasi scontato che le cause intentate non produrranno altro che un aggravamento e una lievitazione dei costi per le già tartassate casse regionali. Ma queste risorse non sarebbero state più proficuamente investite nella ristrutturazione delle cinque sedi, individuate in un primo tempo come poli accorpanti degli altri uffici territoriali? Probabilmente si sarebbe ottenuto anche un notevole risparmio restituendo dignità lavorativa agli stessi dipendenti. Non rimane altro che constatare che un’altra occasione è stata persa per un’amministrazione che ha fatto dei proclami il proprio vessillo confermandosi poi nei fatti impermeabile ad ogni effettivo processo di cambiamento».
«Cara giunta, – è il monito che l’organizzazione sindacale lancia alla Regione – la situazione così come appare non potrà trovare alcuna soluzione se non si attua una complessiva ed organica riorganizzazione funzionale degli uffici che ricomprenda l’aggregazione del personale, anche afferenti a diversi dipartimenti in idonee sedi che, al fine del contenimento dei costi di locazione e di organizzazione logistica, dovranno forzatamente essere ridotte nel numero. Ci appelliamo ancora una volta al senso di responsabilità del presidente della giunta regionale, Mario Oliverio, affinché si passi al più presto dalle parole ai fatti eliminando intollerabili sprechi e insostenibili sperperi di denaro pubblico».

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.c.a.r.l. ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Design: cfweb