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«La salute diseguale dei calabresi»

di Domenico Marino*

Pubblicato il: 05/07/2018 – 10:36
«La salute diseguale dei calabresi»

I Lea (Livelli essenziali di asssistenza) sono “le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket)”. Ogni regione è tenuta ad erogare questi servizi e queste prestazioni secondo degli standard e garantendo l’accesso ai Lea al maggior numero possibile di persone.
Il rispetto dei Lea diventa, quindi, un sinomino del rispetto del diritto alla salute e un livello insufficiente dei Lea testimonia che nella regione la sanità è al di sotto degli standard minini per poter garantire il diritto alla salute.
La differenza nei livelli dei Lea fra le regioni italiane testinomia che la sanità italiana è una sanità diseguale in cui accanto a sistemi sanitari regionali prossimi all’eccellenza convivono sistemi sanitari che faticano a competere anche con i sistemi sanitari dei paesi in via di sviluppo.
La tabella seguente mette in evidenza i divari regionali fra i Lea delle regioni italiane

Questi dati mostrano come la Calabria abbia insieme alla Campania la peggiore performance nel rispetto dei Lea. Parlare di Sanità di serie B è già eufemistico. Forse sarebbe più corretto parlare di sanità di serie C!
Il piano di rientro della sanità è stato ed è il Moloch a cui le regioni italiane ritenute meno virtuose hanno dovuto inchinarsi. La Calabria, che nell’immaginario collettivo era classificata fra le regioni sprecone, ha dovuto pagare più di altre i costi del Piano di rientro con un commissariamento tanto lungo, quanto inutile.
Facendo un bilancio di più anni di commissariamento, dobbiamo notare con rammarico che nessuno dei problemi strutturali della sanità è stato risolto, che il disavanzo delle strutture sanitarie continua ad essere rilevante, che i Lea sono lontani dagli standard nazionali, che ai problemi già atavici il piano di rientro ha aggiunto nuove criticità perché riducendo le risorse e bloccando le assunzioni ha reso problematici i servizi sanitari.
L’effetto di questo stato di cose è che ad esempio negli ospedali calabresi mancano gli ausiliari, cosa apparentemente che potrà apparentemente sembrare di poco conto, ma un minimo di conoscenze organizzative ci fa capire che un esercito di generali, senza soldati, ha ben poca strada davanti. Perché sono sicuramente importanti le strutture e le competenze mediche, ma alla fine la logistica del malato è pur sempre fondamentale, soprattutto in quelle patologie che necessitano di diagnosi e interventi urgenti.
Queste criticità sui Lea rivelano la violazione del diritto fondamentale alla salute per delle categorie di persone in situazione di particolare fragilità come i malati di tumore, le gestanti, i disabili e gli anziani.
Particolarmente significativo è l’indicatore relativo alle fratture di femore operati entro due giorni. La frattura di femore in soggetti anziani comporta un aumento del rischio di mortalità e di disabilità
Operare una frattura di femore entro due giorni riduce la mortalità e la morbilità del 25%.
Se solo 1 paziente su 4 viene operato entro due giorni ciò significa che il 75% della popolazione anziana calabrese è condannata, nel caso di frattura del femore, patologia che interessa una fascia molto numerosa degli anziani, ad una morte prematura entro l’anno o ad una disabilità permanente che si sarebbe potuta evitare se semplicemente fossero stati rispettati Lea.
Il quadro che emerge dai dati Lea è devastante. Tutti coloro che si sono occupati di sanità hanno fallito nel loro compito e, al di là del rimpallo di responsabilità, avrebbero dovuto essere licenziati in tronco.
Per la sanità calabrese occorre una rivoluzione, fatta da gente competente, tenendo conto che intervenendo oggi possiamo avere i risultati tra almeno due anni. Quella della sanità diseguale è una grande ingiustizia che subiscono i calabresi. Bisogna intervenire subito su liste d’attesa e reingegnerazzione dei servizi ospedalieri. Occorre riprogettare e rendere efficiente la rete dell’emergenza-urgenza che, come è fatta oggi, lascia senza assistenza quasi la metà della popolazione calabrese. Occorre riprogettare la rete dei servizi territoriali, valorizzando il ruolo dei medici di base e introducendo strumenti di teleassistenza e di telemedicina. Sono interventi a costo zero, che non necessitano di risorse aggiuntive, ma che hanno bisogno solo di capacità di programmazione e di competenza. Se le risorse finanziarie nella sanità non sono mai state scarse e troppe volte sono state anche sprecate, la capacità di programmazione e la competenza sono state sempre le risorse più scarse della burocrazia regionale!

*docente di Politica Economica – Università Mediterranea

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