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Istruzione domiciliare negata a un alunno disabile, il Tar condanna il Miur

La sentenza del Tribunale amministrativo calabrese riguarda la vicenda di un ragazzino di Serra San Bruno affetto da una grave patologia. Risarciti i genitori

Pubblicato il: 18/07/2018 – 12:38
Istruzione domiciliare negata a un alunno disabile, il Tar condanna il Miur

SERRA SAN BRUNO Una storia di diritti negati che, dopo più di tre anni, ha fatto avere giustizia a due genitori di Serra San Bruno, nel Vibonese, il cui figlio è affetto da gravi patologie disabilitanti. La famiglia in questione si era vista negare l’istruzione domiciliare dall’istituto comprensivo “Ignazio Larussa” nell’anno scolastico 2013-2014, e l’11 luglio scorso la seconda sezione del Tar Calabria si è pronunciata in merito al ricorso presentato dai genitori del ragazzino, che all’epoca frequentava la scuola elementare. La sentenza dei giudici amministrativi ha dato ragione ai genitori e torto all’Istituto “Larussa” (non costituitosi in giudizio) e al Ministero dell’Istruzione, rappresentato invece dall’Avvocatura distrettuale di Catanzaro, disponendo anche un risarcimento per la famiglia. Decidendo sul ricorso presentato dai genitori del ragazzino, rappresentati dall’avvocato Luigi Combariati del foro di Catanzaro, il Tribunale amministrativo ha sostenuto che «nel concreto caso di specie è comprovato che la patologia del minore era tale da giustificare l’assistenza domiciliare, essendo stata pacificamente riconosciuta dall’Ufficio scolastico regionale per la Calabria in riferimento all’anno scolastico 2014/2015, sulla scorta di conforme documentazione medica».
Dal dispositivo della sentenza emerge dunque che la richiesta di istruzione domiciliare presentata l’anno successivo a un nuovo dirigente scolastico è stata accolta senza nessun tipo di complicazione. Nell’anno scolastico 2014/2015 – si legge nella sentenza – «i genitori del minore hanno chiesto nuovamente l’ammissione al servizio di istruzione domiciliare. In questo caso, l’istanza, istruita dal nuovo dirigente dell’Istituto scolastico “Ignazio Larussa”, è stata accolta dall’Usr della Calabria». Quindi secondo il Tar «non vi è dubbio che ove nel corso del precedente anno 2013/2014 le competenti autorità scolastiche, ciascuna per quanto di propria competenza, si fossero prontamente attivate al fine di predisporre gli strumenti di tutela previsti dal vademecum ministeriale, ciò avrebbe posto le condizioni per la fruizione dell’assistenza domiciliare per i mesi invernali, con la successiva assegnazione di un insegnante di sostegno in aula per i mesi successivi». «D’altra parte – precisano comunque i giudici amministrativi – non vi è certezza del fatto che la compiuta istruzione della istanza presentata dai ricorrenti avrebbe sicuramente consentito la fruizione in concreto del beneficio, essendo questa pure condizionata da altri fattori, quali lo stato di salute del minore e la perdurante disponibilità del docente nel corso dell’anno scolastico. Né può dirsi acquisita la prova del fatto che, in costanza di istruzione domiciliare, l’alunno, che pure è stato indubbiamente leso nella libera esplicazione della propria personalità, avrebbe sicuramente raggiunto gli obiettivi posti dal piano educativo con la promozione alla classe successiva». La mancata assegnazione, però, secondo il Tar ha portato a un «danno da perdita di chances» e, poi, anche alla perdita dell’anno scolastico per il ragazzino a causa delle assenze accumulate.
La controversia si è protratta per anni e in diverse sedi giudiziarie. Infatti, come spiegano i genitori, la vicenda in passato era approdata anche al Tribunale di Vibo Valentia ma il Giudice per le indagini preliminari, nonostante l’opposizione della famiglia, ha disposto l’archiviazione. La grave disabilità del ragazzino era stata certificata anche dal policlinico Gemelli di Roma che così si era espresso rispetto alle sue condizioni di salute: «Per la gravità delle patologie si sconsiglia la frequenza in aula». Dopo il nulla di fatto in sede penale la famiglia ha dunque deciso di spostare la questione al Tar che alla fine ha dato loro ragione. «Abbiamo affrontato in questi anni – hanno dichiarato i genitori del bambino – un periodo veramente difficile. Vedersi negato un diritto sempre riconosciuto in passato e il fatto di aver dovuto lottare per anni e in più tribunali ha creato in noi un senso di frustrazione, come se il riconoscimento di un diritto per nostro figlio fosse passato in altre occasioni quasi come un favore. Ma piuttosto che abbatterci abbiamo continuato a lottare non per ottenere un risarcimento, ma affinché questa sentenza sia da monito per altre famiglie che in futuro saranno costrette ad affrontare una situazione si ingiustizia simile alla nostra».
Oggi il ragazzino, dopo aver maturato un livello personale di istruzione che in molti non si sarebbero aspettati, frequenta la scuola media.

s. pel.

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