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Concorsi “irregolari” a Calabria lavoro, nuovo round in Antindrangheta

Nuova seduta della commissione dedicata all’esclusione di un candidato da un avviso per il dipartimento Turismo. Bova: «Grave la mancanza di posti destinati alle vittime di mafia». La rup si difend…

Pubblicato il: 20/07/2018 – 15:57
Concorsi “irregolari” a Calabria lavoro, nuovo round in Antindrangheta

REGGIO CALABRIA La Commissione regionale contro la ndrangheta in Calabria, presieduta dal consigliere Arturo Bova, ha audito nel corso dei lavori odierni l’ex Commissario dell’Azienda Calabria Lavoro, Luigi Zinno, il dirigente generale del dipartimento Turismo, Sonica Tallarico, e la responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza di Calabria Lavoro, Simona Caracciolo.
«L’audizione dei dirigenti – ha detto il presidente Arturo Bova a conclusione della seduta – si è resa necessaria a seguito di una precedente audizione richiesta dal dottor Marco Borgese in relazione a una serie di presunte irregolarità contenute in un bando per la selezione di personale per il dipartimento Turismo. La lunga interlocuzione della Commissione con i dirigenti intervenuti – ha rilevato Arturo Bova – è servita alfine di chiarire quanto denunciato pubblicamente dal dottor Borgese, il quale ha depositato circostanziata documentazione agli uffici della Commissione a sostegno delle proprie ragioni. Sono del parere che quanto oggi emerso dagli interventi dei dirigenti regionali ha fornito alcuni chiarimenti, ma è anche opportuno evidenziare che sulla vicenda permangono ancora dubbi e perplessità, soprattutto in ordine alla valutazione dei titoli propedeutici ai fini della formazione delle graduatorie degli aventi diritto che avevano presentato domanda di assunzione. Rimane però tutta in piedi – ha sottolineato Arturo Bova – la gravissima mancanza dai bandi di reclutamento di personale, come nel caso in esame, della riserva della percentuale dei posti alle vittime di mafia, un atteggiamento, questo, intollerabile e da correggere immediatamente con apposite iniziative della Regione, tenuto conto che in Calabria vi sono molti nostri conterranei che dopo avere perso tutti i beni per il coraggio di avere denunciato le organizzazioni criminali, potrebbero tornare a vivere con dignità e serenità lavorando nelle pubbliche amministrazioni. Di questo stato di cose – ha concluso Bova – la Commissione comunicherà ufficialmente gli atti alla Giunta regionale per una obiettiva valutazione anche ai fini di un’azione giudiziaria».
LA RELAZIONE DELLA FUNZIONARIA Nel corso della seduta è stata audita la rup Simona Caracciolo, che ha chiarito la sua posizione in merito alla vicenda raccontata (qui) dal Corriere della Calabria: «Personalmente, ritengo poco rituale che il dott. Bova, in qualità di presidente della Commissione, rilasci dichiarazioni di denuncia così importanti senza prima aver audito le altre parti interessate. Infatti, ritengo che solo una volta acquisite tutte le necessarie e opportune informazioni e presa visione della documentazione agli atti della Regione Calabria, la commissione potrà, in modo sereno e imparziale, valutare se la vicenda di che trattasi presenti o meno le presunte violazioni di legge ventilate dal dott. Borgese, che, in quanto tali, richiederebbero il necessario intervento della magistratura inquirente». «La mia serenità deriva, altresì – aggiunge Caracciolo –, dalla circostanza, sicuramente non nota alla Commissione, che il predetto Avviso è stato già sottoposto dalla sottoscritta all’attenzione della Procura di Reggio Calabria, dell’Anac e del Commissario pro tempore di Acl.
Inoltre, è opportuno segnalare che altri candidati hanno, nel loro diritto, utilizzato gli strumenti a loro disposizione per opporsi al provvedimento che li decretava inidonei, risultando tuttavia soccombenti, a conferma del corretto operato della pubblica amministrazione e, nello specifico, del mio modus operandi. Ad esempio, con sentenza n. 6001 del 13/07/2017 (Rg n. 1100/2017), il Tribunale di Catanzaro, Sezione Civile, ha rigettato nel merito il ricorso di un candidato, perché sprovvisto del necessario requisito del fumus boni iuris».
«Non si tratta, pertanto – continua –, contrariamente a quanto asserito da parte ricorrente, di una nuova valutazione dei titoli prodotti successiva a quella già effettuata dalla commissione esaminatrice, bensì un controllo che ha a oggetto la regolarità formale degli stessi, sempre consentita una volta espletata la procedura concorsuale e dichiarati i vincitori. Il Rup, infatti, ha per espressa previsione del bando, il compito di accertare definitivamente il reale possesso dei titoli e delle esperienze professionali dichiarate già oggetto di valutazione e di attribuzione del punteggio da parte della commissione.
Pertanto, non sussiste alcun inadempimento in relazione all’osservanza della lex specialis di gara».

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