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«Il popolarismo è il miglior antidoto al populismo»

di Franco Scrima*

Pubblicato il: 28/01/2019 – 10:23
«Il popolarismo è il miglior antidoto al populismo»

Trovare un antidoto alla ventata di populismo che proviene dalle alture padane «è cosa buona e giusta», tanto per rimanere nel solco tracciato da quel grande siciliano di Caltagirone che fu don Luigi Sturzo, padre del Partito Popolare Italiano divenuto poi “Democrazia cristiana”.
Quel sacerdote che preferiva fare politica rimanendo al fianco dei deboli e si schierò pericolosamente contro il fascismo così da essere perseguitato. Quell’uomo che non perdeva battuta per ricordare che la politica andava intesa come «un dovere morale e un atto d’amore gratuito».
Un invito difficile da accettare perché ha poco o nulla a che vedere con la politica dei giorni nostri. Ma il pensiero di don Luigi Sturzo, comunque la si possa pensare, è sempre attuale e pregnante anche per chi ha idee differenti. Recentemente il suo pensiero è stato ricordato dall’arcivescovo di Catanzaro, monsignore Vincenzo Bertolone. Dopotutto si tratta anche di un ecclesiastico che, avendo capito dove porta la deriva che traghetta la politica, ha proposto, sull’esempio del Partito Popolare, la creazione di un movimento che, sulla scorta del sentimento di don Luigi Sturzo, possa ritornare a governare il Paese; come diceva lui: «servendolo e curandolo».
La Chiesa non esitò a riconoscere come ispirazione evangelica il valore delle idee di don Sturzo che fu, comunque, un uomo illuminato, difensore della libertà religiosa, ma anche del ruolo post moderno di intendere alcuni valori come la famiglia, la funzione dei sindacati, le riforme sociali, l’estensione del voto alle donne, l’ampliamento del suffragio elettorale e il potenziamento del decentramento amministrativo del Paese.
Per non essersi piegato al fascismo subì l’esilio per 22 anni prima in Inghilterra e dopo in America.
Ancora oggi il suo popolarismo rimane un valido antidoto al populismo dilagante. Così come la concezione che egli aveva della democrazia sostanziale, pluralista e solidale, orientata al bene comune continua, nonostante gli anni passati, ad essere considerata un valido strumento per superare la crisi politica di cui soffre ancora oggi l’Italia.
La sensibilità per i problemi dell’uomo, per la giustizia sociale a difesa degli oppressi e degli umili, hanno impegnato don Sturzo sulla strada della libertà. Partì proprio da tali consapevolezze il suo impegno; furono quelle le basi sulle quali lavorò per costruire la Democrazia Cristiana.
Ma che oggi a proporre il pensiero di don Sturzo sia un signore che pure è stato al governo del Paese prima che incappasse nei rigori della legge, determina qualche perplessità. È persino comprensibile la strumentalizzazione che vorrebbe fare utilizzando il nome del prete di Caltagirone per la sua campagna elettorale sostenendo che vorrebbe creare “uno stato etico” che contrasti la “democrazia Illiberale” dei 5 Stelle (ma non anche quella della Lega con il quale è alleato) e si ripropone sulla scena politica questa volta facendo propri i valori del Partito di don Sturzo, al quale dice di ispirarsi. Senza che nulla lo possa accomunare al Prete siciliano. «Don Sturzo – ha dichiarato, il nostro, al Corriere della sera – è stato uno dei miei maestri al quale il mio partito si è richiamato nel portare avanti l’azione politica. Sono, pertanto convinto dell’attualità di quella visione e me ne considero il fondatore».
È, invece, comprensibile che siano i cattolici, in un momento particolare come questo che sta attraversando il Paese, ad avere un sussulto nel sentire rievocare il pensiero di don Luigi Sturzo come terapia per curare la politica la cui deriva sembra spingere la “barca” sempre più al largo nonostante l’orizzonte minacci tempesta. In questo, comunque, dispiace per i 5 Stelle nel cui “dna” si coglie una qualche connessione con i principi dettati dal sacerdote siciliano. Ma è un fatto ideologico; preoccupa, invece, l’attività dell’uomo, il suo insaziabile desiderio del profitto. Se si riuscisse non tanto a riformare i partiti, quanto a eliminare il carrierismo politico, avremmo compiuto un notevole passo in avanti sulla via della democrazia e del benessere sociale.
L’intuito l’ha avuto l’arcivescovo di Catanzaro anche se la sua proposta si è, per così dire, trasformata più in un “raduno” centrista che in un’apertura di dialogo per le giovani generazioni; una sorta di richiamo democristiano nel quale si sono ritrovati prevalentemente ex militanti che hanno conosciuto i valori solidali che rappresentava e non anche giovani leve. Comunque persone disposte a riprendere con entusiasmo quel percorso che – come ha ricordato il nostro direttore, Paolo Pollichieni, nel moderare il dibattito, «è stato interrotto per diserzione dei cattolici».
Comunque il fatto che si sia ritornato a parlare di don Sturzo, attraverso l’opera del quale ricercare una politica solidale che aggreghi, fa sentire quanti hanno partecipato all’iniziativa, come parte di un Paese dalle tradizioni salde. Non è un caso che a determinare un così forte sentimento sia stato ancora una volta don Luigi Sturzo e a ricordarlo un altro prete: il vescovo di Catanzaro, Vincenzo Bertolone.

*giornalista

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