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ASTE TRUCCATE | Curcio: «L'illegalità era quasi diventata la regola» – VIDEO

Sono 86 gli indagati nell’operazione che ha svelato il sistema corrotto delle vendite giudiziarie. Gli indagati sapevano dell’indagine. Gli investigatori: «È solo la punta dell’iceberg, il meccanis…

Pubblicato il: 06/04/2019 – 14:02
ASTE TRUCCATE | Curcio: «L'illegalità era quasi diventata la regola» – VIDEO

di Alessia Truzzolillo
LAMEZIA TERME
Era il segreto di pulcinella. Un sistema per condizionare le vendite nelle aste giudiziarie che andava avanti da dieci anni, un sistema conosciuto e al quale la gente spesso si piegava accettandolo passivamente. Implicati ufficiali giudiziari, funzionali di cancelleria, avvocati e commercialisti. E, sopra tutti, i Calidonna, padre e figlia, titolari di un’agenzia di servizi formalmente intitolata alla figlia Sara ma di fatto gestita dal padre Raffaele. Se volevi indietro la casa o un bene che era stato pignorato, se volevi vincere un’asta, se volevi ottenere un ribasso (anche dell’80%) dovevi passare attraverso il “sistema”. Spesso con buona pace dei diritti e delle garanzie dei creditori che aspettavano giustizia.
«Era quasi diventata la regola ormai. Ciò che impressiona è l’accettazione passiva di questo sistema di cose da parte dei più. Questo sistema illecito era diffuso e altrettanto conosciuto», ha commentato il procuratore Salvatore Curcio. Oggi si grida “il Re è nudo” ma gli illeciti, secondo l’accusa, avevano condizionato con sistematicità le vendite giudiziarie, complice anche «l’accettazione passiva della generalità».
Sono in tutto 86 gli indagati nell’operazione della Guardia di finanza di Lamezia Terme che questa mattina ha portato a un arresto in carcere, 11 ai domiciliari e 9 misure interdittive. I reati che la Procura guidata da Salvatore Curcio contesta agli indagati vanno dall’associazione per delinquere, turbata libertà degli incanti, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale, induzione indebita a dare o promettere utilità, autoriciclaggio ed estorsione. Attraverso questi reati sono stati riscostruiti circa un centinaio di episodi di condotte illecite cristallizzate in altrettanti capi di imputazione. Sono stati sottoposti a sequestro preventivo, beni, denaro e altri valori per 8 milioni e 285mila euro.
«Lo spettro investigativo è ampio», ha spiegato il procuratore, affiancato in questa indagine dal sostituto procuratore Giulia Maria Scavello e, nei momenti di maggiore attività, da tutti i suoi pm, compresi, questa mattina presto, i due nuovi magistrati che si sono insediati appena ieri. Un lavoro durato un anno e mezzo che ha assorbito i militari della Guardia di finanza attraverso intercettazioni, pedinamenti, intercettazioni ambientali e video, servizi di osservazione e controllo.
Gli indagati non erano all’oscuro di una indagine nei loro confronti, cosa che ha reso, ad un certo punto, ancora più complessa l’attività investigativa visto che alcuni di loro, ha spiegato il pm Scavello, «in alcuni casi prendevano a noleggio delle macchine per non farsi individuare».
https://youtu.be/qRH3JFbj0qM
IL DEUS EX MACHINA «Una vera e propria organizzazione criminale il cui deus ex machina è un soggetto (Raffaele Calidonna, 56 anni, ndr) che gestisce, di fatto una agenzia di servizi e affari, intestata alla figlia (Sara Calidonna, 30 anni, ndr)». Calidonna, ha specificato il tenente colonnello Clemente Crisci – comandante della Guardia di finanza di Lamezia Terme – attraverso l’agenzia «sarebbe intervenuto su numerose aste giudiziarie alterando in gran parte i risultati. Il dato significativo è che questa attività riguarda un decennio di aste giudiziarie a Lamezia Terme. In effetti, chi voleva partecipare a queste aste per aggiudicarsi un immobile si doveva rivolgere all’agenzia di servizi e affari gestita dalla figlia». «Grazie a dei “ganci” all’interno del Palazzo di giustizia (Calidonna) avrebbe influenzato queste aste giudiziarie ottenendo anche ribassi fino all’80% e riuscendo anche ad avere delle informazioni preziose, relative alle aste, per i suoi clienti che il più delle volte erano i debitori esecutati delle stesse aste. Spesso, addirittura, riusciva anche a fare andare deserte le aste (si parla sempre di Calidonna, ndr) facendo crollare il prezzo base per la partecipazione», ha spiegato il colonnello. Un connubio criminale, scardinato dall’operazione della Guardia di finanza, che ha visto protagonisti tutti i vari attori dell’apparato giudiziario lametino: ufficiali giudiziari, funzionali di cancelleria, avvocati e commercialisti. Mancano, certo, altri protagonisti sui quali gli inquirenti non si sono pronunciati nel corso della conferenza stampa mantenendo assoluto riserbo. Mancano gli attori finali, coloro che potevano permettere che il “sistema” funzionasse nel suo risultato finale. Ma questa è competenza, probabilmente, di altri Tribunali e altre Procure.
https://www.youtube.com/watch?v=ZMTl0VIMQ1o&list=UUgeKpgq9q1yNdjUVUWd0XrQ
“MINACCE PESANTI” «Per quanto l’attività sia stata circoscritta a un anno e mezzo – ha spiegato il pm Scavello – ha disvelato una serie numerosissima di episodi e, nei fatti, una vera e propria prassi: la prassi della illegalità nell’aggiudicazione dei beni. Sono stati individuati in particolare un gruppo di soggetti riconducibili a una stessa famiglia (la famiglia Calidonna, ndr) che attraverso un’agenzia di affari e servizi riuscivano a contattare vari professionisti delegati, e i debitori esecutati, e riuscivano a interporsi condizionando i risultati delle vendite. In alcuni casi anche attraverso minacce pesanti, tanto che quando queste sono state accertate, è stato contestato il reato di estorsione». Da una parte risultavano praticamente nullatenenti e dall’altro lato risultavano titolari di un ingentissimo patrimonio immobiliare. Sui Calidonna e due prestanome sono stati fatti accertamenti patrimoniali. Il gip Rossella Prignani, che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare, ha disposto anche un sequestro conservativo che per una parte riguardava le unità immobiliari delle aste giudiziarie di 10 automezzi e 3 attività commerciali tra cui c’è l’agenzia di servizi e due bar, per un valore totale di 3 milioni e 600mila euro che sarebbero il risultato della sproporzione tra il patrimonio dichiarato e i redditi dichiarati da queste quattro persone. C’è poi un latro sequestro riguardante un’unità immobiliare riguardante oggetto delle accertate turbate libertà degli incanti che ammonterebbero a 4 milioni e 400mila euro. Duecentosettantamila euro è, invece, il profitto dell’autoriciclaggio che nasce dalla compravendita illecita di immobili rivenduti.
LA PUNTA DELL’ICEBERG Le indagini, hanno spiegato gli investigatori, sono ancora in corso perché il sistema di illegalità, per come è emerso, «si compone di svariati livelli», dei quali un primo “strato” è stato disvelato ma ancora potrebbe essere necessario scavare.
LE PERSONE “OFFESE” “Il profilo delle persone offese è molto articolato perché la stragrande maggioranza delle ipotesi – ha detto il procuratore Curcio – attiene al recupero a basso costo, da parte del debitore esecutato, del bene che era stato pignorato. Dal punto di vista del profitto vi sono due prospettive: una è quella fraudolenta nei confronti dei creditori che non vedono soddisfatte le loro ragioni perché il bene viene venduto ad un prezzo di gran lunga inferiore rispetto al suo effettivo valore di mercato. Un secondo aspetto è quello che il bene ritorna in possesso di colui il quale non avrebbe potuto più averlo”. Diritti negati, un sistema rodato che qualcuno ha però cominciato a denunciare.
“Più che di persone offese io parlerei di buon andamento della pubblica amministrazione e buon andamento della giustizia offesi”, ha commentato il pm Scavello.
L’APPELLO: “ATTENZIONE PER LAMEZIA” “L’ufficio di Procura ritiene – ha detto Curcio – di avere smantellato quello che non esitiamo a definire un vero e proprio sistema illecito di condizionamento delle vendite giudiziarie. Visto il contesto in cui ci muoviamo gli uffici giudiziari di Lamezia Terme meritano sicuramente una attenzione particolare da parte del ministero della Giustizia e del Consiglio superiore della Magistratura che ha dimostrato una sensibilità non indifferente. Gli organici vanno rivisti è necessario garantire una giustizia rapida ed efficiente in un territorio che ha una grande sete di giustizia”. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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