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Meloni “vota” Ferro: «Ha le carte in regola per governare la Calabria»

L’avviso agli alleati (e a Occhiuto) per le Regionali: «Non ci sono accordi». I dubbi sugli anticorpi nella Lega. La stilettata sui fondi europei: «Li faremo a prova di Oliverio». La prospettiva de…

Pubblicato il: 29/04/2019 – 15:21
Meloni “vota” Ferro: «Ha le carte in regola per governare la Calabria»

REGGIO CALABRIA Le prossime elezioni europee, certo. E l’auspicio che dalle urne «esca la possibilità di dare al Paese un governo senza i Cinquestelle». Ma anche le Regionali, per le quali Fratelli d’Italia ha intenzione di sedersi al tavolo con gli alleati di centrodestra e dire la propria. Giorgia Meloni parla ai microfoni dell’altroCorriere Tv e, in un’intervista esclusiva che andrà in onda lunedì 29 aprile alle 21 (canale 211 del digitale terrestre), tocca temi “caldi”: infrastrutture, difesa dei prodotti italiani, sovranismo, fondi strutturali. Al solito, senza risparmiare sulla schiettezza.
«WANDA HA LE CARTE IN REGOLA» La candidatura di Mario Occhiuto è già in campo per parte di Forza Italia; Meloni non la commenta ma ha un’idea molto chiara su ciò che Fratelli d’Italia può offrire al centrodestra. «Wanda Ferro – dice – ha tutte le carte in regola per governare questa Regione. Ha una lunga esperienza sul territorio e non è mai stata neanche lontanamente avvicinata da qualunque tipo di dubbio o di opacità. È una persona specchiata, onesta, capace e non a caso è il nostro rappresentante in Commissione antimafia, quindi una persona di cui io mi fido particolarmente». C’è di più: «Ha già guidato la coalizione di centrodestra in tempi molto più difficili di questi (nel 2014, nella sfida contro un Mario Oliverio che partiva in netto vantaggio, ndr). A maggior ragione, in teoria, la coalizione dovrebbe chiederle di fare questo “sacrificio”. Non so se ne sarei felice per lei e per me ma è una persona che è solo meritevole». Rispetto a ciò che si muove nella coalizione, la leader di Fdi ci tiene a dire che «non ci sono accordi. Noi faremo le nostre proposte per tutte le Regioni che andranno al voto, discuteremo insieme. Ma diciamo no agli egoismi di partito, vanno messi da parte perché qui si tratta di dare l’opportunità a un territorio di rinascere. E la Calabria è messa male, con Oliverio al timone ha peggiorato tutti i suoi fondamentali: la sanità è un tema drammatico, sull’utilizzo dei fondi europei è il fanalino di coda d’Italia, per disoccupazione è al nono posto d’Europa». La priorità è quella di scegliere «il candidato più rappresentativo, non di dire “quel posto è mio”».

GLI ANTICORPI DELLA LEGA A proposito di alleati e di conoscenza del territorio. Per la Lega, da più parti, arrivano accuse di aver prestato poca attenzione ai nuovi ingressi nel movimento e ad altri tipi di rapporti. Specie in contesti più esposti a infiltrazioni mafiose. «Non posso dare lezioni – spiega Meloni – ma la Lega forse non ha tutti gli anticorpi per tenere a distanza la criminalità organizzata in tutti i territori. Su queste cose quando hai alle spalle un cammino lungo come il nostro hai imparato a conoscere le dinamiche, a informarti su alcune persone quando si avvicinano a te. Ed è una cosa che ormai vale in tutta Italia, non soltanto nel Meridione. Quello che fa la differenza è come il partito reagisce davanti alle mele marce. Noi abbiamo una lunga storia di impegno politico in queste regioni e quindi sappiamo distinguere. La Lega si è affacciata più di recente».
«NO AL BLOCCO DEL TURNOVER» Sui mali della Calabria, l’analisi di Giorgia Meloni si fa impietosa nei confronti del “governo del Cambiamento” e della giunta Oliverio. «Il problema più immediato è la sanità: nel decreto voluto dal ministro Grillo c’è il blocco del turnover (in realtà il blocco è stato deciso dal Tavolo di controllo interministeriale per le cattive performance dei conti della sanità regionale, ndr) che si incastra con i ritardi pregressi del sistema e con i pensionamenti anticipati da “quota 100”: questo significa che le carenze nell’organico degli ospedali saranno drammatiche. Il turnover va sbloccato: per uno in pensione almeno uno deve essere assunto e le risorse si devono trovare».
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«ALTA VELOCITÀ ANCHE AL SUD» Altri guai: le infrastrutture. Meloni esordisce con una battuta: «Da Reggio qualche giorno fa è passato un Frecciarossa ed è stato scambiato per una nave spaziale». Serve a spiegare che le infrastrutture sono la priorità che Fdi si è data per le regioni del Sud. «Oggi – argomenta – c’è un ministro del Sud che difende lo status quo, cioè una spesa legata alla popolazione: il 70% va al Nord, il 30% al Sud. È il momento di dire che questo parametro non si può utilizzare da solo. Dalla Calabria sono andati via negli ultimi 15 anni circa 10mila ragazzi l’anno, all’estero, costati alle loro famiglie più o meno quanto costa una Ferrari. Li abbiamo “regalati” ai tedeschi e magari si ritrovano a fare i camerieri. Il trend è chiaro: dal Sud vanno via migliaia di persone e diminuisce la spesa: tra poco sarà un disastro. Ma da qui si scappa perché non ci sono opportunità e le opportunità non ci sono perché mancano le infrastrutture. Penso al porto di Gioia Tauro: potrebbe essere il più importante del Mediterraneo. Trovo scandaloso che le merci che arrivano dall’Est vadano ad Amsterdam allungando la navigazione di sette giorni perché se arrivassero in Italia ci metterebbero di più a giungere a destinazione visto che non abbiamo infrastrutture». La soluzione? «Noi vogliamo l’alta velocità anche in Puglia e in Calabria, e fino a Palermo attraverso il Ponte sullo Stretto di Messina».
«FONDI EUROPEI A PROVA DI OLIVERIO» Sui fondi europei, Meloni ha «chiesto al governo di nominare un commissario con il potere di spendere i soldi dei fondi Ue per le regioni che non ci riescono». Per la leader di Fdi, la Calabria è una di queste: «Oliverio ha speso l’8% dei fondi strutturali». Il dato – che non comprende evidentemente i fondi per l’agricoltura, visto che la Calabria si piazza in ottima posizione – probabilmente sarà contestato dalla maggioranza che guida la Regione. Meloni spiega che il problema è la spesa ma anche «le linee di finanziamento sono da rivedere. Non c’è nulla per il dissesto idrogeologico né per il rischio sismico. Non ci sono fondi per favorire la natalità mentre l’Europa sta sparendo». È vero che «i fondi sono difficilissimi da spendere perché l’Ue punta a risparmiare e perché i burocrati pretendono che tu possa spendere questi soldi se tu assumi uno di loro». Anche per questo Fratelli d’Italia vuole cambiare tutto in Europa (è uno dei claim elettorali per il 26 maggio): «Vogliamo fare dei fondi europei a prova di Oliverio».
IL SORPASSO SU FORZA ITALIA Il 26 maggio è a un tiro di schioppo. E molti osservatori politici si attendono un avvicinamento di Fratelli d’Italia a Forza Italia. Forse addirittura un sorpasso. Il tema non è slegato dalle dinamiche calabresi. E Meloni lo riconosce: «Se si dovessero guardare le cose dal punto di vista della Calabria saremmo a buon punto, perché mi pare che qui la crescita di Fdi sia esponenziale. Lo abbiamo visto con il gruppo regionale che è molto cresciuto e anche qui a Reggio Calabria (l’intervista è stata realizzata in occasione del comizio di domenica in piazza Duomo, ndr) abbiamo un gruppo consiliare rappresentativo». È un partito che si apre, Fdi: «Lo scorso agosto ho fatto appello ad aprire i nostri confini di Fdi e fare la nostra parte nella ricostruzione del centrodestra, che non sarà sempre uguale». L’idea è quella di «costruire un grande movimento sovranista e conservatore che secondo me può ambire, per ora, a essere il secondo movimento del centrodestra e domani chissà, forse anche il primo». Il sorpasso, però, non è un’ossessione. Meloni pensa (anche) ad altro: «I risultati delle ultime Regionali sono molto incoraggianti. Tutti i sondaggi dicono che in Italia crescono solo due partiti: Lega e Fdi. Se quei dati verranno confermati anche alle Europee allora sarà chiaro che c’è la possibilità di un’altra maggioranza e di un governo nazionale senza i Cinquestelle. Io non ho timore a dirlo, penso sia stato un errore fare il governo con i Cinquestelle, penso che negli scontri tra Lega e M5S ci sia un po’ di tattica – il tentativo di fare il governo e anche l’opposizione –, il che è un po’ irrispettoso nei confronti dei cittadini. Ma, nei fatti, chi sta in Parlamento sa che questo governo non può fare più niente, è bloccato su tutto perché litigano su qualunque cosa. Di sicuro i risultati elettorali cambieranno l’Italia». (redazione@corrierecal.it)

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