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Gli “anni in movimento”, la lezione di Ledda non tramonta mai

A Taverna il toccante ricordo di uno dei volti più importanti della sinistra, protagonista di lotte politiche e sindacali e sempre in prima linea nel contrasto alla ‘ndrangheta e nella difesa dei lav…

Pubblicato il: 05/05/2019 – 18:38
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Gli “anni in movimento”, la lezione di Ledda non tramonta mai
di Maria Rita Galati TAVERNA (CATANZARO) «Quirino era un uomo di parte. Sapeva da che parte stare. Da uomo libero». Quattro anni senza Quirino Ledda, dirigente nazionale del Pci, già vicepresidente del consiglio regionale, segretario regionale della Federbraccianti e responsabile regionale di Legacoop sociale, scomparso il 7 maggio 2015, nel giorno del suo compleanno, a causa di un infarto. Quirino era questo, e molto altro. Ma soprattutto era e amava definirsi un compagno, nel senso più elevano e nobile del significato latino medievale: companio che deriva da cum cioè “insieme con” e da panis ovvero “pane”, significa quindi “colui che mangia il pane con un altro”. Lo ricorda Mario Vallone, presidente del Comitato provinciale dell’Anpi che quest’anno prosegue nell’intento di ricordare «in maniera semplice Quirino, invitando amici e amiche, compagne e compagni che possano testimoniare il valore del suo impegno sempre a difesa delle classi più deboli e diseredate». Un ricordo itinerante, in luoghi istituzionali, perché «Quirino era un uomo delle istituzioni, che faceva politica non per interessi personali, era al servizio della politica, non si serviva della politica». E poiché il suo esempio, il suo ricordo, la sua memoria appartengono a tutta la Calabria, e non solo a Catanzaro, la giornata del ricordo di Quirino, che era nato a Nuoro, si sposta nei luoghi in cui ha seminato soprattutto tanta amicizia. Quest’anno è toccato a Taverna ospitare l’iniziativa dell’Anpi, nella sala consiliare, alla presenza del figlio più grande di Quirino, Luigi (l’altro figlio Giuseppe vive a Bologna) alla presenza del sindaco Sebastiano Tarantino, del direttore provinciale di Confesercenti Pasquale Capellupo, del presidente di Legacoop Calabria, Lorenzo Sibio e dell’assessore regionale al Lavoro Angela Robbe, già presidente di Legacoop Calabria, grande amica di Quirino. Il ricordo è stato preceduto dalla proiezione del documentario di Ledda – dedicato a Rocco Gatto, Giannino Losardo e Giuseppe Valarioti, assassinati dalla mafia – sugli “Anni in movimento”,  dal ’69 ai primi anni Ottanta, un decennio tumultuose  cruciale, per una regione del Sud più profondo che sognava di cambiare. Che cercava di non piegarsi e di resistere anche eroicamente alla barbarie devastante – politica, sociale, affaristica, mafiosa – che incalzava, paracadutata dall’esterno e che premeva, violenta ed efferata, per risalire dai suoi recessi più reconditi. E in cui c’è spazio anche per un doloroso ricordo legato alla vita di Quirino che eletto nel 1982 ha subito un attentato dinamitardo devastò la sua abitazione nel capoluogo di regione. Negli ultimi anni, Quirino Ledda, ha continuato a fare politica con Sel. È stato fino a pochi anni fa responsabile regionale di Legacoop sociale e ha condotto molte battaglie a difesa e per la valorizzazione di siti archeologici e palazzi storici. Quirino Ledda era un uomo della Calabria intera, non solo di Catanzaro, si diceva. Da qui l’idea di rendere itinerante la cerimonia pensata per ricordarlo in occasione della sua scomparsa,. E’ quanto ricorda Carmelo Sanzi, prima di passare la parola al sindaco di Taverna Sebastiano Tarantino. «Quirino era un uomo della Calabria che si è speso per tutta la Calabria, siamo orgogliosi di aver ospitato questa iniziativa a Taverna – esordisce Tarantino – Recuperare la memoria di personalità che sono di fatto esempi da seguire, come Quirino, è una occasione per parlare a giovani di idee e valori che per loro sono lontani. Troppo spesso i ragazzi si presentano come contenitori vuoti: non conoscono il significato profondo di date epocali per la nostra storia come il 25 aprile, il Primo maggio, il 2 giugno. Quegli anni in movimento fatti di ragazzi pronti a scendere in piazza per difendere un’idea e prima di tutto le persone che questa idea incarnavano, sono un lontano ricordo. Sta a noi riempire di contenuti questi contenitori». «Quirino aveva voglia di essere ricordato attraverso la memoria delle battaglie condotte al fianco dei lavoratori, per i braccianti, nella Legacoop – ha detto Mario Vallone – Ed è giusto ricordare Quirino in luoghi istituzionai perché era un uomo delle istituzioni, apprezzato da destra a sinistra, anche dai suoi avversari. Quirino era un esempio di buona politica. E questo lo diciamo lontano dalle strumentalizzazioni, perché quando si parla di un esempio, riferendosi ad un politico o ad un amministratore, quell’esempio bisogna seguirlo nei fatti e non a parole». «Di Quirino sono stato amico, compagno e allievo – ha detto Pasquale Capellupo -. Era un uomo che ha avuto la capacità di coniugare l’esperienza sindacale e il ruolo di primo piano nel Partito Comunista Italiano, con il profilo di un autentico servitore delle istituzioni. Quirino era un uomo di parte. Sapeva da quale parte stare. L’impegno di chi lo ha conosciuto e apprezzato dovrà essere quello di non disperdere il patrimonio morale e politico che ci ha lasciato e che deve rivivere nelle nuove generazioni». «Da Quirino ho imparato tanto sul campo, prima di tutto cosa significa operare nel sociale e per il sociale. Gli anni in movimento sono anche quelli in cui si costituiva la Legacoop che Quirino ha contribuito a rendere grande, operativa, riconosciuta, per come è oggi – ha affermato il presidente di Legacoop Calabria, Lorenzo Sibio -. Mi piace ricordare Quirino combattivo e determinato, come quando veniva nel territorio di Gioia Tauro per favorire l’avvio di istituzioni sociali, che oggi sono importanti e radicate grazie a lui. Mi piace ricordare le chiacchierate, i confronti, con lui che era uomo di grande cultura e intelligenza, ma che non faceva mai pesare il suo acume, mettendosi sempre alla pari. Il momento del ricordo non deve servire solo a noi, ma soprattutto a chi non ha avuto la fortuna di conoscerlo, alle nuove generazioni, a chi non conosce la fatica che in passato uomini come Quirino hanno sostenuto affinché anche in questa terra di Calabria la libertà, il lavoro, la dignità della persona non siano solo utopie, ma diritti, che purtroppo oggi sembrano essere messi in discussione». Tra gli interventi, tra cui si annoverano quello di Attilio Mazzei, Umberto Ursetta e del consigliere comunale di Catanzaro Gianmichele Bosco, toccante e autentico quello di Angela Robbe: «Per me è stato un privilegio conoscere Quirino, gli devo parte di quello che sono oggi. Me lo sono sempre ritrovato vicino nei momenti più difficili. E solo adesso mi rendo conto della sua presenza e di cosa era capace di fare, soprattutto con le persone. Quirino ogni giorno c’è, non è passato, è presente ed è un ricordo potente». L’assessore Robbe rilancia la necessità di ragionare di non disperdere il patrimonio documentale e fotografico raccolto da Ledda per farne un archivio da gestire in maniera istituzionale, anche attraverso l’istituzione di una fondazione. «Quello che lui ha lasciato sono le sue parole, le sue azioni, le sue storie, i suoi fatti  quello che io mi porto dentro e che cerco di tradurre nei fatti, con senso di responsabilità e richiamo alla coscienza – dice ancora – Lorenzo ha detto che Quirino ha fatto nascere il sociale, e Quirino ha ingaggiato una battaglia potente con le istituzioni per attuare la riforma dei servizi sociali: oggi quella riforma non è ancora attuata, io sono assessore al Sociale e mi tocca portarla avanti nonostante le resistenze siano tante come gli interessi, gli stessi interessi che Quirino non accettava.  Ritengo che quella battaglia va portata avanti, è una questione di civiltà. E’ il mio modo di ricordare Quirino e di ringraziare quello che questo grande uomo ci e mi ha dato: grazie e portiamo avanti le sue battaglie!. E il consigliere Bosco ha assicurato di farsi portavoce di un’altra battaglia di Ledda: l’individuazione di spazi nel comune di Catanzaro da destinare alla celebrazione dei funerali laici. Un’idea su cui aveva discusso animatamente proprio con la Robbe, appena il giorno prima del suo addio terreno. Ma la sua anima è viva presente nella comunità di compagni che si rit rova nel suo ricordo.  
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