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Il richiamo di Bertolone: la libertà è una conquista quotidiana

La riflessione sul 2 giugno del presidente della Conferenza episcopale calabra e arcivescovo di Catanzaro-Squillace: «L’uomo può tenere alta la fiaccola anche in mezzo agli aguzzini, purché coscien…

Pubblicato il: 02/06/2019 – 10:02
Il richiamo di Bertolone: la libertà è una conquista quotidiana

CATANZARO «La libertà è una conquista quotidiana, ottenuta quasi sempre al prezzo di grandi sacrifici e quindi da proteggere con rispetto, impegno e dedizione». Lo scrive il presidente della Conferenza episcopale calabra, monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squilllace, in una riflessione, relativa alle celebrazioni del 2 giugno, pubblicata su www.calabriaecclesia.org.
IL SIGNIFICATO DELLA FESTA DELLA REPUBBLICA «”La statua della libertà non è mai fusa del tutto, il forno è rovente e ci si può scottare le dita”. Questa – rimarca monsignor Bertolone – è la metafora che il drammaturgo tedesco Georg Büchner, usava per descrivere la volatilità della libertà, un bene prezioso quanto l’aria, che tuttavia – proprio come l’aria – non si riesce a catturare. La libertà è una conquista quotidiana, ottenuta quasi sempre al prezzo di grandi sacrifici e quindi da proteggere con rispetto, impegno e dedizione. Pure perché, va aggiunto, adagiarsi nella convinzione di una libertà eterna significherebbe entrare nella prigione dorata delle illusioni, liberi per modo di dire e con il rischio di cadere in un’altra prigione dove è anche più difficile conservare la coerenza, l’onesta, la lotta al compromesso. Un po’ quel che ci ricordano le celebrazioni che oggi si svolgeranno nelle piazze di tutta Italia in occasione del 73esimo anniversario della fondazione della Repubblica italiana, eco di quel 2 giugno 1946 quando gli scampati alla guerra, alle devastazioni ed agli orrori del nazifascismo, affollarono le urne per scegliere tra monarchia e la Repubblica. Quella scelta – spiega il presidente della Cec e arcivescovo di Catanzaro-Squillace – fu la base su cui subito dopo furono forgiate la Costituzione e poi la società e le Istituzioni che hanno guidato e accompagnato nei decenni successivi – pur tra qualche stortura e immancabili passaggi a vuoto – la crescita di un popolo e di un Paese, attraverso una straordinaria concentrazione e convergenza di sforzi, ad opera di credenti e non credenti».
L’INSEGNAMENTO DI PAPA FRANCESCO Secondo monsignor Bertolone «rispetto ad allora, ciò che rischia oggi di andare del tutto smarrito – perché in parte già lo è già stato – è il senso diffuso dell’interesse generale, indispensabile per orientare alla consapevolezza dell’importanza dei valori etici, spirituali, della cultura e della solidarietà, necessari per elevare la condizione umana. Il propagarsi della corruzione e il correlato, costante pericolo di caduta nell’illegalità, favorito anche da risalenti e purtroppo consolidate inefficienze istituzionale ed amministrative, conducono al fuorviante rifiuto della politica e alla conseguente rinuncia, implicita o espressa, del bene comune inteso anche come indispensabile assunzione di responsabilità, specie in funzione di cambiamenti continui  che vanno governati. Come la storia dell’Italia repubblicana testimonia, l’uomo può tenere alta la fiaccola della libertà anche in mezzo agli aguzzini, purché la coscienza e lo spirito critico restino sempre vigili ed attivi, anche ai fini della difesa e promozione di quella che Albert Einstein chiamava la “comune umanità”. Pensando alla Repubblica che dobbiamo rinsaldare e alla patria comune che qui e nell’Europa unita abbiamo il compito di continuare a costruire, non possiamo esimerci dal fare nostro l’insegnamento di papa Francesco: “La libertà non è una corsa alla cieca, ma la capacità di discernere la meta e di seguire le vie migliori di comportamento e di vita”».
 

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