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I Premi Tramonte e Cristiano per non dimenticare i due netturbini uccisi
La cerimonia si è svolta a Catanzaro alla presenza dei familiari delle vittime. I riconoscimenti vanno a Maria Grazia Lamannis e a due classi del “Siciliani”
Pubblicato il: 06/06/2019 – 17:12
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di Maria Rita Galati
CATANZARO Un premio in memoria di Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano, i due netturbini in servizio per il Lamezia Terme barbaramente e incolpevolmente uccisi il 24 maggio del 1991 durante lo svolgimento del proprio turno di lavoro, ma non per «mettersi la coscienza a posto per un giorno», quanto per indurre alla consapevolezza di come sia necessario reagire al male presente in tutte le sue sfaccettature.
Memoria e giustizia, quella che dopo 28 anni dall’uccisione chiedono Stefania, figlia di Francesco Tramonte, e Francesco, fratello di Pasquale Cristiano, anche quest’anno in prima fila alla cerimonia di consegna dei premi che il coordinamento provinciale di “Libera” – guidato da Elvira Iaccino – organizza per tenere vivo il ricordo di queste due vittime innocenti, «continuando a chiedere alle autorità competenti ogni sforzo possibile per giungere all’individuazione di mandanti e assassini, così come riteniamo che rappresenti un nostro dovere morale alimentare nella comunità il ricordo del loro sacrificio».
La cerimonia di consegna del “Premio Cristiano” (riservato agli studenti delle scuole secondarie della provincia di Catanzaro, aderenti negli anni scorsi ai percorsi formativi avviati dal coordinamento) e del “Premio Tramonte” (riservato ai laureati calabresi delle Università italiane) si è svolta questa mattina nella sala concerti di Palazzo de Nobili a Catanzaro, alla presenza, oltre che dei familiari, di Annarita Trotta, presidente della commissione Tramonte composta anche dai professori Donatella Monteverdi e da Maurizio Serio, e dal presidente provinciale dell’Anpi Mario Vallone, presidente della commissione Cristiano composta anche da Maura Ranieri e da Enzo Bubbo, oltre che del coordinatore regionale di Libera, don Ennio Stamile.
Il premio Tramonte è stato vinto dalla dottoressa Maria Grazia Lamannis per la tesi di laurea magistrale “Lo sfruttamento lavorativo dei migranti”, conseguita presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro, un riconoscimento dovuto al fatto di aver proposto un argomento di grande attualità, con grande validità metodologica, profondità analitica e adeguata sistematizzazione della complessa dottrina esistente sull’argomento. Il premio Cristiano per le scuole superiori è andato alle classi II B e II D del liceo scientifico “Siciliani” e per le scuole medie alle classi III A, III B e III C dell’Istituto comprensivo Curinga Acconia, risultati particolarmente efficaci dal punto di vista didattico, nell’uso delle immagini: gli studenti delle due scuole sono stati capaci di coinvolgere emotivamente suscitando profonde riflessioni. Sono, insomma, riusciti ad alimentare quella che il presidente del Comitato provinciale dell’Anpi di Catanzaro, Mario Vallone, definisce “memoria attiva”.
«Sono state davvero tantissime le scuole che hanno partecipato ne hanno aderito al premio, c’è stato un forte entusiasmo, e per noi è una grandissima soddisfazione – ha esordito la referente di Libera del coordinamento provinciale di Catanzaro, Elvira Iaccino -. Anche quest’anno ci ritroviamo qui a chiedere giustizia e verità per due innocenti assassinati 28 anni fa, senza che ancora si conoscano mandanti ed esecutori. La Procura sta facendo un lavoro egregio, confidiamo che qualche collaboratore di giustizia possa fornire un input per far riaprire le indagini. Nessuno restituirà più i due familiari alle famiglie, ma verità e giustizia per le loro famiglie possono essere una grande consolazione».
DOPO 28 ANNI ASPETTIAMO GIUSTIZIA «Per noi questo premio rappresenta la memoria, che è un valore importante anche perché coinvolge i ragazzi – ha affermato Francesco Cristiano -. Ed è l’occasione per far conoscere le storie dei nostri familiari e di tutte le vittime innocenti di mafia».
«Per noi in primo luogo il premio è un onore – ha aggiunto Stefania Tramonte -. Speriamo poi che finalmente arrivi quella giustizia che attendiamo da tanto tempo, 28 anni ormai. Purtroppo al momento è ancora tutto fermo. Strano perché secondo noi era un caso che doveva essere risolto subito dopo che era stato commesso il delitto, erano chiare le dinamiche: appalti, scioglimento del Consiglio comunale di Lamezia Terme, un omicidio di due innocenti per dare un avvertimento, e poi dopo qualche mese l’omicidio del sovrintendente Aversa con la moglie. C’era un filo che univa tutte queste storie. Faccio un appello a qualche pentito o a chi magari sa qualcosa affinché parli, togliendosi anche un peso dalla coscienza».
LIBERA SI RADICHI A LAMEZIA L’omicidio di Tramonte e Cristiano su cui si chiede giustizia, per il commissario straordinario di Lamezia, Francesco Alecci, «è stato un evento doloroso e sporco, doloroso non solo per i familiari ma per tutti quelli che hanno a cuore la società di Lamezia Terme e della Calabria».
Alecci sollecita la presenza di “Libera” nel territorio lametino con l’apertura di una sede locale, perché «bisogna stare sul posto, farsi vedere, camminare nelle strade, sentire, perché la patologia criminale si sente». «Bisogna camminare su questa terra, guardare negli occhi i cittadini per capire questa indifferenza, questo silenzio, e questa obliquità comportamentale, che respinge tutti coloro che vogliono che trionfi la giustizia giorno per giorno, nelle grandi e nelle piccole cose – ha detto ancora -. È gente che non si oppone a te apertamente, ma ti osteggia creandoti attorno un muro di silenzio, un muro di gomma. Libera si prenda per mano questo territorio, avrete il massimo sostegno da parte nostra, perché Lamezia ne ha bisogno».
A portare il saluto del presidente dei Comitati regionali Unipol Aleardo Benuzzi, partener del premio, Pasquale Capellupo che ha ricordato come «Unipol è dentro al premio perché è una grande impresa dei servizi finanziari che ha un debito nei confronti dei territori dove operano. In questo caso nella direzione di preservare la memoria: fare memoria è importante perchè la cancellazione della memoria può farci arrivare dove siamo arrivati adesso in Italia. Dopo 28 anni – ha aggiunto – continuiamo a chiedere giustizia e verità per Pasquale e Francesco diciamo, non è possibile che non si riprenda il processo».
LA BELLEZZA CONTRO LA RASSEGNAZIONE È toccato a don Ennio Stamile chiudere una mattinata intensa nelle emozioni e nelle riflessioni. «Coinvolgere le nuove generazioni è un fatto positivo, e lo è ancora di più alle nostre latitudini. Sono d’accordo con il prefetto Alecci, c’è bisogno di potenziare il radicamento di una realtà come Libera a Lamezia, negli anni ci abbiamo provato almeno due volte – ha detto – ma non per questo ci tireremo indietro». Don Ennio torna anche sul concetto di bellezza: «Ricordiamoci quello che diceva Peppino Impastato: se si insegnasse la bellezza alla gente la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, l’omertà e la paura”. Il punto di partenza, come sempre è la rete tra istituzioni e agenzie educative.
«Se la politica non fa la sua parte, se la Chiesa, la scuola, la famiglia, non fanno la propria parte e se in una di queste agenzie educative si cede alla connivenza, alla collusione – conclude don Ennio – la guerra contro le mafie non la vinciamo. Sono i nostri no nel quotidiano che possono spezzare il capitale umano della ‘ndrangheta. Anche questo significa per noi fare memoria». (redazione@corrierecal.it)
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