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«Digitale, le sfide educative per il futuro partono dalla scuola»

di Concettina Scopelliti*

Pubblicato il: 30/07/2019 – 16:16
«Digitale, le sfide educative per il futuro partono dalla scuola»

Parlare di innovazione digitale in epoca di millennials potrebbe suonare scontato. Scontato nell’ordine del fatto che attualmente il paradigma di fruizione scolastica è parametrato sui “nativi digitali”. Quanto i nativi digitali hanno però vera familiarità con il digitale? Sembrerebbe non molta, stando alle statistiche. Il centro ricerche Observa Science in Society ha, già nel 2013, evidenziato che il rapporto tra il pubblico e la tecnologia si dipana in una dimensione molto diversa da quella che si è portati a credere. Imperversa la tecnologia che invade letteralmente le nostre vite fino ad appropriarsene. Ma se fosse il contrario? La vera sfida è infatti invertire l’ordine di un rapporto che non deve vederci asserviti alla tecnologia, ma in grado di servircene.
In tal senso, un ruolo fondamentale potrebbe essere rivestito dalla scuola. Le nuove frontiere della digitalizzazione hanno visto una storia lunga decenni. Sin dal 1995 il Programma di Sviluppo delle Tecnologie didattiche e il Piano nazionale per la formazione dei docenti sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ForTic) del 2002 (Mpi, 2002), hanno avviato questo percorso, oggi confluito nel Piano Nazionale Scuola Digitale (Pnsd) del Miur.
La vera innovazione è quella sostenibile. La rivoluzione non è infatti un subitaneo cambiamento, ma è una processualità di innovazione e relazionalità.
Strumenti di comunicazione quali e-mail, chat, videochat, sharing consentono possibilità illimitate di ricerca e fruizione, con un concreto superamento dei confini temporali e spaziali. Fuori da una classe e fuori da un’ora di lezione infinite strade si aprono, ma occorre una bussola per orientarsi e si chiama educazione. Si tratta di unire un apprendimento costante, un life-long-learning, ad un’evoluzione applicativa continua, ma in una logica sempre più improntata al Byod (Bring Your Own Device). Ma la verità è che non sono le attrezzature tecnologiche il punto essenziale. È in primis fondamentale che già gli insegnanti siano preparati ad utilizzare le tecnologie digitali per rendere più efficace e attraente la didattica. Docenti formati sul profilo didattico in funzione di una società in evoluzione sono la chiave di volta per accedere alle numerosissime opportunità che la visione globale della Digital Trasformation può offrire alla società. Le istituzioni, specie quelle che hanno in sé il carico del compito educativo, se ripensate, nei termini di interfaccia educativa aperta al territorio, all’interno e oltre le mura, diventerebbero il vero ricettacolo ove i millenials troverebbero la giusta convergenza tra tradizione e innovazione, tra spazi connessi e relazioni vere.
Ci si dovrebbe chiedere quale sia la misura dell’influenza che il contesto sociale può esercitare sulla scuola, stante il fatto che esso dovrebbe essere plasmato dall’Istituzione. È, d’altronde, la nostra Costituzione che rammenta il compito dello Stato di contribuire al “pieno sviluppo della persona umana”. Il costante mutamento della cultura, sempre più globalizzata e figlia di una società liquida, ha reso “l’adeguamento” alla consuetudine per molti aspetti apparentemente utopico. In un non luogo risiede l’incertezza che Baumann vedeva essere peculiare carattere del postmodernismo. Qui l’educazione gioca il suo ruolo. Essa può aiutare a diventare migliori, nella misura in cui crea una testa “ben fatta”, che sa collegare i saperi e fornire loro un senso. Da questa premessa occorre partire per comprendere la portata del digitale in senso rivoluzionario.
*Docente e PhD in Italian studies

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