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La rete dello spaccio a Reggio, tra costole fratturate e matrimoni combinati

Dall’inchiesta della Dda che ha portato a 15 arresti emerge l’episodio dello spacciatore picchiato per un debito di droga. E costretto a fingere un incidente per ripagare i fornitori con i soldi de…

Pubblicato il: 07/08/2019 – 16:12
La rete dello spaccio a Reggio, tra costole fratturate e matrimoni combinati

di Alessia Truzzolillo
REGGIO CALABRIA Le lesioni c’erano, trauma all’emitorace sinistro, al piede e alla caviglia sinistra, più tre costole fratturate. Ma quelle ferite per Mouassine (vero nome, Lahchen Najih) non sono le conseguenze di un incidente, sono il risultato di un pestaggio in piena regola dovuto a un debito non pagato dopo l’acquisto di sostanze stupefacenti. «Non hai capito, deve venire questo qua che mi deve dare i soldi… Mouassine mi ha scassato il cazzo; […] con la barca di mio padre lo scendo con un fusto a mare», dice Davide Divino, ignaro di essere ascoltato dai carabinieri di Reggio Calabria. E durante una conversazione afferma che «gli avrebbero sparato e che comunque, anche se lui dovesse tornare in Marocco, in Italia c’è sempre suo fratello e quindi se la prenderebbero con lui», sottolinea il gip nell’ordinanza di custodia cautelare che mercoledì ha portato all’arresto di 15 persone (qui nomi e dettagli), su richiesta della Procura di Reggio Calabria, con l’accusa di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, produzione traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti, tentata estorsione, lesioni personali, riciclaggio, detenzione illegale di arma comune da sparo, mutilazione fraudolenta della propria persona. È proprio il reato di mutilazione fraudolenta della propria persona l’illecito che si inserisce in questa vicenda.
RISCOSSIONE CREDITI E MATRIMONI COMBINATI E mentre si parla di affari e Francesco Lonano e Davide Divino – considerati al vertice dell’organizzazione criminale – si vantano dei loro metodi e di come sovente decidessero di picchiare i debitori per intimidirli – «gli ho detto “vedi che ti ammazzo non hai capito”» – vengono fuori anche altre attività che il gruppo porta avanti. «Lonano racconta – sintetizza il gip nell’ordinanza – che deve combinare un matrimonio tra un marocchino ed un’italiana col fine di regolarizzare l’immigrato, affermando che il marocchino pagherà 5.000 euro, 1000 saranno corrisposti alla donna, mentre la restante somma se la terranno loro, chiedendo ai presenti se qualcuno di loro conoscesse una donna per prestarsi a tale scopo. Successivamente Antonio Massimo Condello (altro esponente di spicco del gruppo) telefona a Lonano e gli dice di aver trovato una ragazza disposta a contrarre matrimonio con il maghrebino e successivamente Lonano riferisce ai presenti di stare attenti perché rischiano di essere arrestati per associazione a delinquere».
Tra un matrimonio combinato e la necessità di cambiare in euro 100mila dollari (operazione per la quale vi sarebbe stata la complicità di un avvocato), torna l’argomento Mouassine, che gli inquirenti indicano come partecipe dell’associazione col compito di comprare hashish, marijuana e cocaina da Lonano, Condello e Divino e rivenderla. Ma gli acquisti fatti non venivano saldati e Mouassine si trovava con un debito di 5mila euro. È in questo frangente che Divino propone di far fare al marocchino un’assicurazione per un falso incidente stradale.
L’ASSICURAZIONE Il 3 novembre 2017 viene fuori da una conversazione captata dagli investigatori che Mouassine è stato pestato di botte a causa del suo debito di 5mila euro. Alle 18:45 dello stesso giorno Lonano racconta a Divino di avere fatto l’assicurazione a Mouassine asserendo di aver dichiarato che l’ha investito ed affermando che affiderà la pratica ad un suo legale di fiducia in modo che quando arriverà l’assegno relativo al risarcimento lui accompagnerà personalmente Moussaine a cambiarlo». È questo il patto per riavere indietro i soldi del debito che il marocchino ha contratto.
I ruoli erano definiti: Mouassine denunciava alla propria compagnia assicurativa di essere stato investito nei pressi della gelateria Cesare sul lungomare di Reggio Calabria da una Toyota Corolla di proprietà di Francesco Lonano (ma in realtà di proprietà di Antonio Macrì) guidata in quel frangente da Michele Lirosi mentre Lonano si trovava al posto del passeggero. Compilati i falsi moduli Cai Mouassine chiedeva il risarcimento, tramite i propri legali, ma la compagnia di assicurazione, non ritenendo attendibile il sinistro, non erogherà la somma, mandando all’aria un piano costato traumi e tre costole fratturate. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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