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Lamorgese in Antimafia: «La ‘ndrangheta pericolo numero 1»

Audizione del ministro dell’Interno nella Bicamerale d’inchiesta: «La forza delle cosche calabresi resta il connubio tra arcaicità e modernità»

Pubblicato il: 30/10/2019 – 11:21
Lamorgese in Antimafia: «La ‘ndrangheta pericolo numero 1»

La ‘ndrangheta resta «probabilmente la mafia più pericolosa in campo nel nostro Paese in questa fase storica». Lo ha ribadito il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, in audizione davanti alla commissione Antimafia. «Le indagini – ha premesso il ministro – confermano la struttura verticale dell’organizzazione, fortemente strutturata su base territoriale, con articolazioni su più livelli ed organismi di vertice che si avvalgono del rispetto di usanze e ritualità consolidate in un connubio del tutto peculiare tra arcaicità e modernità». Rimane «forte la propensione all’internazionalizzazione delle attività, soprattutto con riferimento agli interessi criminali che collegano l’Europa e il Sud America» e si consolida «il primato nel narcotraffico mondiale». I soldi derivanti dal commercio delle sostanze stupefacenti, dalle infiltrazioni negli appalti pubblici e dalle estorsioni vengono «reinvestiti nel circuito dell’economia legale» mentre «si amplia il raggio di azione in territori lontani da quelli di origine, in regioni ritenute fino a poco tempo fa esenti dalla sua presenza, come Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia». Cosa Nostra «rimane tuttora un’organizzazione pervasiva, dinamica e pericolosa seppure ridimensionata dai duri colpi inferti dallo Stato, che ha assicurato alla giustizia gran parte dei suoi esponenti di spicco, e dagli importanti provvedimenti di sequestro e confisca di beni che hanno colpito i suoi affiliati». Al di là dei «tentativi di ricostruire un organismo di vertice autorevole intorno ad un leader carismatico» e di «un rinnovato dinamismo nella gestione dei collegamenti internazionali», la struttura di base sembra essere rimasta «immutata nel tempo, quanto meno sotto l’aspetto dei ruoli e delle articolazioni territoriali». Le attività di analisi «certificano anche l’interesse specifico di Cosa nostra a consolidare i propri interessi criminali in settori dove si gestiscono ingenti risorse economiche pubbliche destinate alla sanità, al ciclo dei rifiuti, al comparto agroalimentare, alle energie rinnovabili e al turismo». Quanto alla camorra, ha spiegato il ministro, per quanto «fluida» e «frammentata», «conserva spiccate potenzialità delittuose, un potere economico ben radicato sul territorio e insidiose capacità collusive». L’organizzazione gestisce «il traffico internazionale di droga, le estorsioni, la contraffazione di marchi, le frodi all’Unione europea e il traffico di rifiuti» ma «le attività di minore rilevanza sono appannaggio dei clan minori, i cui esponenti danno vita ad azioni gratuitamente violente e di grande pericolosità per l’incolumità pubblica». A livello territoriale, ci sono aree che registrano una particolare «instabilità dovuta al “vuoto di potere” determinato dall’arresto di alcune figure apicali e al riposizionamento all’interno dei clan, con situazioni di conflitto culminate in omicidi e azioni dimostrative».

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