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I dem di Cosenza sono certi: «Oliverio è il candidato». Per Graziano arriva lo sfratto

La direzione provinciale dei democrat indica il governatore uscente come candidato. Il motivo? Le regole dello statuto. «Si candidi qualcuno siamo pronti alle primarie». Stoccate al commissario e a…

Pubblicato il: 01/11/2019 – 17:31
I dem di Cosenza sono certi: «Oliverio è il candidato». Per Graziano arriva lo sfratto

di Michele Presta
COSENZA
La direzione provinciale del Pd di Cosenza candida ufficialmente Mario Oliverio alle prossime elezioni regionali. Non è una novità a dire il vero, i democratici ribadiscono quanto detto in tempi non sospetti nel corso dell’assemblea di Rende alla presenza del responsabile del mezzogiorno Nicola Oddati (qui la notizia). Questa volta però è messo nero su bianco in un documento di sintesi approvato all’unanimità dai presenti. Nella sede democrat di via Macallè la ricandidatura di Mario Oliverio è preso spiegata: «Si devono rispettare le regole», quali? Quelle contenute nello statuto dei democratici secondo il quale il presidente uscente è da considerarsi ricandidato. L’eccezione come da prassi è prevista: si va alle primarie ma solo se c’è un altro aspirante governatore. Manco a dirlo in Calabria manca e per questo dalla roccaforte cosentina gli alleati del presidente avanzano pretese alla segreteria romana. «Passi tutto dalle primarie se ci sono altri candidati» è stato detto più volte nel corso dell’assemblea. Gli “oliveriani” non temono la sfida, forti di una candidatura che a parer loro non ha rivalità da temere. Oliverio presente all’incontro incassa la fiducia, ma preferisce non pronunciarsi. Prende spunto da quello che arriva dalla platea e sia affida a due dei suoi gerarchi di fiducia: Giuseppe Aieta ed Enza Bruno Bossio. È la deputata stessa che nel suo intervento appassionato in difesa di Oliverio e delle regole interne al Pd si sarebbe anche lasciata andare in una ricostruzione degli eventi secondo i quali sui tavoli romani a suggerire di non candidare il governatore uscente sia stato il procuratore Nicola Gratteri. Sul punto ieri sera sarebbe  arrivata la replica di Nicola Oddati, della segreteria nazionale del Pd: «Vorrei dire all’onorevole Bruno Bossio che il procuratore Gratteri ovviamente non ha suggerito nulla a nessuno. Ed è molto triste e grave  che si ricorra a questi metodi per alzare polveroni e fuggire dalla realtà. E’ stato semplicemente il buon senso e l’amore per la Calabria – ha sostenuto Oddati – a suggerire un processo di  cambiamento e un rinnovamento della proposta politica del Pd».
LO SFRATTO AL COMMISSARIO GRAZIANO Le temperature sono calate di poco, ma l’estate è ormai alle spalle. Se al battesimo della nuova sede provinciale lo scorso giugno Stefano Graziano era padrino ben voluto, adesso le cose non stanno così. La federazione di Cosenza sigla un foglio di sfratto per il reggente che si è insediato dopo Ernesto Magorno. Il j’accuse al commissario campano è quello di essersi comportato come segretario non come delegato dalla segreteria per traghettare il partito verso un nuovo congresso regionale. «Il commissario ormai è da considerarsi illegittimo poiché ha fallito sull’espletamento del mandato conferitogli dalla direzione nazionale del Pd di organizzare e gestire la fase congressuale regionale e sta creando una irreversibile condizione di difficoltà per le elezioni regionali  – sostengono i democratici cosentini –. Per questo la federazione provinciale di Cosenza fa appello alla Segreteria nazionale affinché avochi a sé la gestione politica del Pd calabrese e garantisca, in questa fase preelettorale, il coinvolgimento delle rappresentanze politiche territoriali nei momenti di elaborazione e confronto politico e nei processi decisionali». Gli animi dei democratici riuniti dal segretario provinciale Luigi Guglielmelli hanno da dissentire su tutto. Di traverso sono andate anche le nomine di Franco Iacucci e Giovanni Puccio (oltre allo stesso Graziano ndr) come designati per organizzare le liste in vista delle prossime regionali. La loro da Cosenza è vista come scelta divisiva, non costruttiva. Gli uomini del presidente, ma non solo, anche chi ricopre ruoli di partito come il segretario regionale dei Gd Mario Valente, si sentono esclusi dai processi organizzativi che si svolgono a Roma. Il tutto, a parer loro, senza nessuna logica. Per questo già dalla prossima riunione del 4 novembre Luigi Guglielmelli già da lunedì sarà a Lamezia Terme, per avviare il confronto nel merito dei contenuti programmatici del programma di governo a sostegno della candidatura di Mario Oliverio.
DI DATE, CANDIDATI E COALIZIONI Il tempo delle discussioni frenetiche è iniziato ma non è ancora nel vivo. Con il 26 gennaio data più probabile delle elezioni da Cosenza alla segreteria nazionale del Pd arriva anche la richiesta di definire nel più breve tempo possibile le modalità di un accordo con il M5s. Se a Roma il patto sembra essere saldo e indispensabile, così non è a livello regionale. L’Umbriaè un campanello d’allarme e ad esserne convinti sono sia i pentastellati sia la fetta di democratici che si schiera con il presidente Oliverio. «Anche sul tema delle alleanza si è voluto esporre il partito al pubblico ludibrio con un inseguimento quotidiano nei confronti dei 5 Stelle senza alcuna discussione sui programmi e sui contenuti ma semplicemente per bloccare la vita democratica interna. Proprio perché crediamo nella necessità di una riorganizzazione del campo democratico e progressista riteniamo sbagliato anteporre il tema delle alleanze ai contenuti ed ai programmi e soprattutto riteniamo sbagliato imporla freddamente sui territori senza alcuna condivisione e discussione», ribadiscono dall’assemblea. Cosenza fa da apripista per Oliverio e da Roma si aspetta che Zingaretti si faccia garante delle regole.
«FANTOMATICA DIREZIONE» Non manca, però, chi la pensa diversamente, come Giuseppe Mazzuca, componente dell’assemblea nazionale del Pd.
«Dov’è l’unanimità del partito se il Pd di Cosenza non esiste più?», chiede. «Si parla poi di una fantomatica Direzione che si esprime a favore della candidatura di Oliverio e di un Congresso fatto con un accordo che non è mai stato mantenuto. È ormai chiaro a tutti che Luigi Guglielmelli – prosegue Mazzuca – continuando su questa posizione, vuole collocarsi al di fuori del Pd. Piuttosto che seguire linee non conformi al Partito nazionale, ci spieghi perché sotto la sua reggenza ha perso tutte le competizioni elettorali e oggi si permette di perseverare ancora sulla candidatura di Mario Oliverio».
Il referente dem è convinto che la giusta linea da seguire sia quella intrapresa dalla segreteria nazionale e «quindi chi la pensa diversamente deve fuoriuscire dal Pd».
«E Guglielmelli se avesse un briciolo di dignità dovrebbe immediatamente dimettersi dal suo illegittimo mandato. Illegittimo perché – chiosa Mazzuca – lo ricordiamo a tutti, la sua elezione è stata possibile sulla base di un accordo unitario con il sottoscritto. Le regole vengono meno, gli accordi vengono disattesi dallo stesso segretario provinciale del Pd se ora ci propina uno pseudo deliberato di un organismo illegittimo».(m.presta@corrierecal.it)

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