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«Sanità senza precari, a Catanzaro Cardiochirurgia ed emergenza a rischio»

L’allarme del primario Mastroroberto: «Al Policlinico universitario servizi in bilico da gennaio. Saremo con soli 4 infermieri e 4 Oss. E i nuovi arrivati avranno bisogno di tempo per imparare»

Pubblicato il: 04/11/2019 – 16:08
«Sanità senza precari, a Catanzaro Cardiochirurgia ed emergenza a rischio»

CATANZARO Il nuovo anno partirà col caos per la sanità calabrese. Da gennaio, infatti, sarà a rischio il normale svolgimento delle attività sanitarie al Policlinico Universitario di Catanzaro, soprattutto per le strutture inserite nelle rete regionale urgenza-emergenza.
È l’allarme che lancia il direttore della Cardiochirurgia Universitaria, il professore Pasquale Mastroroberto: «La situazione critica dei precari non riguarda solo il personale del Pugliese-Ciaccio ma anche quello della nostra Azienda».
«Nel particolare – spiega Mastroroberto – la Cardiochirurgia e le terapie intensive hanno un problema in più. Ci hanno riferito che il personale cosiddetto precario o meglio con contratto a tempo determinato quali infermieri, operatori sociosanitari (Oss) e dirigenti medici, verrà sostituito a gennaio senza tenere conto che quello attualmente presente ha acquisito professionalità, competenza ed esperienza indispensabili per svolgere un lavoro di assistenza soprattutto per pazienti con patologie critiche. Come ci ritroveremo ad inizio anno? In Cardiochirurgia, ad esempio, saremo con soli 4 infermieri e 4 Oss di ruolo e quelli che arriveranno, probabilmente per “scorrimento” delle graduatorie di concorsi già espletati, avranno bisogno di diversi mesi per acquisire le stesse competenze perché sarà necessario istruirli in modo adeguato e “somministare” loro una serie di protocolli complessi che sono alla base delle terapie di pazienti operati al cuore. Cosa significa per la nostra unità operativa e per le terapie intensive è facilmente deducibile. Si riuscirà a garantire standard assistenziali di eccellenza come quelli attuali certificati dagli ultimi dati dell’Agenzia Nazionale dei Servizi Sanitari Regionali (Agenas)?».
«Inoltre – afferma il direttore – la maggior parte del personale che proviene da altri reparti, generalmente, qui da noi non desidera venire perché il lavoro in “terapia intensiva e sub-intensiva” è sicuramente molto impegnativo e non consente pause. Ora che abbiamo degli operatori competenti e formati, perché dobbiamo perderli e mandarli a casa? Per questo motivo mi rivolgo con qualche mese di anticipo al prefetto e soprattutto alle autorità politiche per una più incisiva azione che porti alla risoluzione del problema».
A rischio non sono solo i reparti ma anche le scuole di specializzazione che richiedono determinati standard numerici e qualitativi. C’è anche da precisare che la Cardiochirurgia ha sempre avuto un numero insufficiente di infermieri, 13 su 18 necessari a garantire una regolare turnazione, con “precari” da oltre 5 anni.
«Siamo l’unica Cardiochirurgia pubblica dell’area sanitaria Nord e Centro della Regione – precisa Mastroroberto – con utenza da tutta la Calabria, in particolare dalla provincia di Cosenza notoriamente molto estesa. Qui la gestione delle urgenze è all’ordine del giorno. Tutto ciò potrebbe ulteriormente incentivare la migrazione sanitaria ma nelle emergenze, spesso, non si ha tempo e modo di scegliere. In base alla situazione attuale, i nostri precari al 31 dicembre andranno a casa ma, visto il lungo iter procedurale, è possibile che al 1° gennaio neanche il nuovo personale sarà presente».
«Si sta creando una grande confusione – conclude il professore Mastroroberto –. È sicuramente giusto che gli idonei di concorsi pubblici vengano chiamati in servizio nel momento in cui vi sia un posto vacante, ma non in sostituzione di un precario che ha faticosamente acquisito capacità e preparazione da mettere al servizio di pazienti con patologie complesse. La graduatoria non deve pesare sul precariato. Inoltre, ci sono tantissimi posti vuoti in tutte le Aziende ospedaliere come, ad esempio, quelli dei pensionati che non sono mai stati occupati determinando turni massacranti per il personale in servizio. Le soluzioni? Ovviamente non spettano a me ma alle forze politiche tutte senza distinzione. Le strade possibili potrebbero essere due: stabilizzazione dei precari o un emendamento che prolunghi la cosiddetta “legge Madia”, in modo da far rientrare questo precariato e, allo stesso tempo, defluire le graduatorie esistenti. Mi rendo conto delle difficoltà economiche ma il problema sanità ,soprattutto nella nostra Regione, non può e non deve essere sottovalutato e il 31 dicembre è molto più vicino di quanto si possa immaginare».

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