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'Ndrangheta in Piemonte, «Rosso ricattabile»: la Procura si oppone alla scarcerazione

I legali chiedono l’applicazione di una misura meno restrittiva. I pm si oppongono

Pubblicato il: 07/01/2020 – 16:22
'Ndrangheta in Piemonte, «Rosso ricattabile»: la Procura si oppone alla scarcerazione

TORINO Roberto Rosso sarebbe «ricattabile» e, per questo motivo, non deve essere scarcerato. È la tesi della procura di Torino, che ha chiesto al tribunale del Riesame del capoluogo piemontese di respingere l’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa dell’ex assessore regionale.
Il legale dell’ex assessore della Regione Piemonte Roberto Rosso, arrestato lo scorso 20 dicembre con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso, ha chiesto al Tribunale del Riesame la scarcerazione del suo assistito o quantomeno l’applicazione di una misura cautelare «meno restrittiva» come gli arresti domiciliari. Stamattina l’avvocato Giorgio Piazzese, che difende l’oramai ex esponente di Fratelli d’Italia, ha ribadito come Rosso sia totalmente estraneo alla criminalità organizzata e che i soldi versati all’intermediaria Enza Colavito, vicina a Onofrio Garcea e Francesco Viterbo, figure di spicco della ‘ndrangheta di Carmagnola, fossero solo un contributo per l’organizzazione degli eventi connessi alla campagna elettorale del 2019, al termine della quale Rosso risultera’ fra gli eletti. Alla richiesta di scarcerazione si è opposta la Procura di Torino. In particolare, secondo il pubblico ministero i 7900 euro versati da Rosso per ottenere un “pacchetto” di voti sarebbero gli unici soldi non rendicontati dall’ex assessore. La decisione del Tribunale del Riesame è attesa domani.

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