Reggio, addio all’ecomostro dell’Annunziata e cambia il futuro dell’Università Mediterranea
Gli immobili erano destinati solo a residenze universitarie. Con la legge regionale voluta da Cirillo potranno ora avere altri usi

REGGIO CALABRIA Ci sono quattro grandi blocchi di cemento armato, quattro scheletri, che da oltre vent’anni dominano il torrente Annunziata, alle spalle dell’Università Mediterranea. I reggini li conoscono bene. Dovevano diventare la Casa dello Studente, una residenza universitaria da circa 400 posti letto destinata agli studenti fuori sede. Non hanno mai accolto uno studente. Per anni sono stati il simbolo più evidente di una promessa interrotta: un progetto nato per investire sui giovani e sul diritto allo studio, fermato a metà e lasciato in sospeso. I lavori partirono nel 2000 e si bloccarono nel 2002, quando era stato realizzato appena il 35 per cento dell’opera. A determinare lo stop furono la lievitazione dei costi, i dubbi sulla scelta di costruire nell’area del torrente Annunziata e le verifiche tecniche legate al rischio idrogeologico. Nel 2015 Legambiente inserì il complesso nel dossier Effetto bomba, dedicato agli edifici che aggravano gli effetti degli eventi estremi. L’associazione spiegò che l’opera era rimasta incompiuta “a causa della lievitazione dei costi e di un ripensamento sull’opportunità di tale localizzazione”, indicando il caso reggino come uno degli esempi più emblematici di cattiva pianificazione e spreco di risorse pubbliche. Da allora, quei quattro blocchi sono rimasti lì, come una ferita aperta nel paesaggio urbano.
La svolta
Il Consiglio regionale della Calabria ha approvato una proposta di legge presentata dal presidente Salvatore Cirillo. La norma modifica la disciplina relativa agli immobili già appartenuti all’ex ARDiS, — l’ente regionale per il diritto allo studio, oggi soppresso — successivamente trasferiti all’Università Mediterranea. Fino a oggi questi immobili potevano essere destinati esclusivamente a residenze universitarie. Con la nuova legge potranno invece essere utilizzati per una gamma più ampia di servizi e funzioni istituzionali. È il passaggio che mancava per rendere concretamente possibile il recupero dell’area dell’Annunziata e la sua integrazione nei progetti di sviluppo dell’università.

«L’impatto per Reggio Calabria sarà rilevante», ha dichiarato Cirillo, «perché si apre la possibilità di avviare un percorso di riqualificazione urbana e funzionale di una porzione importante della città, da anni segnata da una grande incompiuta, restituendole una funzione pubblica, universitaria e sociale.» La legge, ha aggiunto il presidente del Consiglio regionale, «va nella direzione di una città che investe sul diritto allo studio, sulla rigenerazione urbana e sull’Università come motore di sviluppo. Rafforzare le sinergie istituzionali significa costruire condizioni nuove per trasformare ciò che per anni è rimasto incompiuto in una concreta opportunità di crescita per la Reggio Calabria del prossimo futuro». La notizia non arriva isolata. Arriva, anzi, in un momento in cui l’Università Mediterranea sembra attraversare una stagione diversa dal solito.
I numeri di un ateneo che cresce
Gli organi di governo dell’ateneo hanno approvato nei giorni scorsi il bilancio d’esercizio 2025 con un utile di oltre 6,5 milioni di euro. Non è un dato contabile qualunque per un’università che, come molte del Mezzogiorno, ha dovuto fare i conti storicamente con risorse scarse, studenti in fuga e una reputazione nazionale da costruire. Le immatricolazioni sono salite di oltre il 15% rispetto all’anno precedente, e di circa il 38% rispetto a due anni fa. Quasi quattro punti percentuali su dieci in più in ventiquattro mesi: un’inversione di tendenza che, in un territorio a forte emigrazione giovanile, vale doppio.

Il rettore Giuseppe Zimbalatti ha detto che «I numeri di questo bilancio, unitamente all’importante trend di crescita di immatricolati ed iscritti complessivi, ci consegnano prospettive più serene, nonostante le criticità e gli ampi margini di miglioramento del quadro di riferimento locale e nazionale. La rilevante tenuta contabile, associata al sensibile aumento del numero degli studenti, consegnano al territorio una università pubblica ancor più pronta ad affrontare il prossimo futuro in termini soprattutto di attrattività, offerta formativa per gli studenti e di trasferimento tecnologico per l’intero territorio».
Un ateneo giovane
La Mediterranea è un’università relativamente giovane. Il processo di costituzione dell’Ateneo di Reggio Calabria inizia il 6 dicembre 1967 e porta al riconoscimento ufficiale con il DPR n. 1543 del 17 giugno 1968, che istituisce il Libero Istituto Universitario di Architettura. La lezione inaugurale si tiene il 18 dicembre 1967 con il prof. Salvatore Boscarino; il primo anno conta 81 studenti e le attività si svolgono in sedi provvisorie in città. Nel 1970, con il DPR n. 750, l’istituto diventa Istituto Universitario Statale di Architettura (I.U.S.A.). Formalmente costituita nel 1982, ha assunto nel 2001 il nome di “Mediterranea” per sottolineare la sua vocazione internazionale e il legame con il territorio. Oggi l’ateneo sta vivendo una fase di crescita significativa. L’offerta formativa comprende 28 corsi di laurea in dieci macroaree disciplinari. Per una città come Reggio Calabria, questo significa offrire ai giovani la possibilità di formarsi in un ateneo competitivo senza essere costretti a lasciare la propria terra, con benefici economici, sociali e culturali che si riflettono sull’intera comunità.
Il Campus del Mediterraneo e l’ex complesso dei Monfortani
A questa crescita si affianca il progetto del Campus del Mediterraneo. Grazie a un finanziamento statale di 4 milioni di euro, ottenuto con un emendamento del deputato Francesco Cannizzaro alla legge di bilancio, l’università sta acquisendo, per poi riqualificare l’ex complesso dei Monfortani. L’obiettivo è realizzare il primo vero campus universitario della città, con residenze, biblioteche, impianti sportivi e servizi in grado di migliorare concretamente la vita degli studenti. La legge approvata dal Consiglio regionale si inserisce perfettamente in questa strategia, perché consente di recuperare anche i quattro blocchi dell’Annunziata e di metterli al servizio della stessa visione.