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«Il commissario "dimentica" l'emergenza Coronavirus»
di Ettore Jorio*
Pubblicato il: 03/03/2020 – 15:52
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Avevo promesso di leggerlo attentamente e, quindi, di scriverci.
Il Dca (per i non avvezzi all’acronimo, il decreto del commissario ad acta, gen. Cotticelli) del 26 febbraio scorso n. 57, con il quale si approva il Programma Operativo 2019-2021 della sanità calabrese, ha dell’inimmaginabile e dell’incredibile, tanto da suscitare, in alcuni punti, incredulità in relazione alle opzioni in esso scandite, ma soprattutto in quelle non prese neppure in considerazione.
Rappresenta un atto di irresponsabilità assoluta, che fa ricorso – in un particolarissimo momento nel quale il Paese è in preda al panico per l’epidemia da coronavirus – alla solita lettera ripetitiva, tipica del peggiore taglia&incolla, e opera scelte che tali non sono sul piano delle misure utili per rianimare il Ssr. Un sistema, quello sanitario calabrese, che è messo a dura prova da un commissariamento ad acta ultradecennale ed inefficace nonché da una politica che ha trattato la Calabria come vuoto a perdere, destinandole un D.L. (n. 35/2019) che l’ha affondata sul piano dei servizi alla salute che vi residuavano solo per lo stacanovismo degli operatori sanitari.
Di conseguenza, si constata una regione messa in uno stato di gravissimo affanno nel fronteggiare l’avanzata del Covid-19 con una disponibilità risicata di posti letto di rianimazione, indispensabili per fronteggiare il ricovero dei più gravi, che verosimilmente si registreranno di qui a non molto. Il tutto grazie anche ad una rete delle cautele e delle salvaguardie segnatamente smagliata, che ha fatto passare di tutto da ovunque, perché priva di quella accorta sorveglianza che necessitava e che, grazie alla straordinaria “capacità” e impegno della governance commissariale, intendendo per tale quella complessiva, è stata pressoché assente.
Un problema, quello del contenimento dell’epidemia e del modo di fronteggiarla, che registra un livello di assistenza ospedaliera estremamente insoddisfacente quanto alla ricezione utilmente prevista. Stimati come insufficienti i 5.000 posti letto di rianimazione e terapia intensiva disponibili nel Paese. Assolutamente pochi (poco più di 130) quelli funzionanti in Calabria, tenuto conto della verosimile avanzata del virus che dalle nostre parti sta cominciando a preoccupare la popolazione, dopo la scoperta del contagio nell’alto Tirreno cosentino. Una situazione che sta angosciando le famiglie, lasciate da sole a preoccuparsi del fenomeno. Una tale situazione, piuttosto che registrare un accorto intervento del commissariamento ad acta finalizzato a tranquillizzare la popolazione attraverso una massiccia informazione in tal senso, non ha invece impedito al medesimo di farne una delle sue.
Redige il solito strumento «programmatorio» – quello marginalmente individuato nel comma 88 dell’art. 2 della legge finanziaria per il 2010 cui ha dato vis regolativa il D.L. 98/2011 – che, così come trattato dal commissariamento ad acta incaricato di surrogare gli organi regionali calabresi, si limita a dividere e tagliare acriticamente posti letto. Lo fa senza che vi sia a monte alcuna corretta rilevazione del fabbisogno epidemiologico consolidatosi in Calabria e mai soddisfatto, figuriamoci quello sopravvenuto.
Dunque, nel fare ciò non tiene affatto conto di ciò che occorre ai calabresi. Non solo. In un momento particolare come questo – nonostante il terrore che genera il virus (che con le diverse sigle attribuitegli – coronavirus, Covid-19, SARS-COV2-2019/2020 – e messe in circolazione mette in allarme tutti, persino i più cauti) – non tiene conto di un’epidemia che sta mettendo a rischio la sostenibilità del sistema nazionale. Un rischio, da moltiplicarsi all’ennesima potenza in Calabria, figuriamoci quello calabrese che è privo della efficienza altrove riscontrabile e di un decisore (il commissario ad acta) che non ha predisposto alcunché in proposito nella sua programmazione 2019-2021. Basta immaginare che nelle 244 pagine, che compongono l’allegato all’anzidetto DCA 57/2019, incrementate delle quattro pagine del quale lo stesso si compone, la parola coronavirus e le sue denominazione “alternative” non trovano alcuna ospitalità.
Per fortuna, pare che la Regione abbia deciso di alzarsi le maniche e imporre una reazione partecipata, da operatori ed enti locali, a che vengano garantite ai calabresi le necessarie politiche «difensive» ed erogative del livello di assistenza occorrente.
*docente Unical
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