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Rimborsopoli a Palazzo Campanella, condannati altri due ex consiglieri

La Corte dei conti ha ritenuto responsabili di danno erariale Giovanni Bilardi e Alfonsino Grillo. Escono di scena Parente e Magarò

Pubblicato il: 11/03/2020 – 10:32
Rimborsopoli a Palazzo Campanella, condannati altri due ex consiglieri

REGGIO CALABRIA Condannati dalla Corte dei Conti altri due ex consiglieri regionali per la vicenda di Rimborsopoli a Palazzo Campanella. Si tratta di due esponenti di spicco del gruppo “Scopelliti Presidente”. In particolare a finire nel mirino dei giudici contabili l’ex capogruppo Giovanni Bilardi e l’ex consigliere regionale Alfonsino Grillo. La sezione giurisdizionale della Corte dei Conti li ha ritenuto responsabili rispettivamente di un danno erariale di 313.208,90 euro e 50.056,78 euro.
Archiviata invece per prescrizione la posizione di Claudio Parente, difeso dall’avvocato Alfredo Gualtieri, e di Salvatore Magarò.
La Procura regionale della Corte dei Conti il 17 dicembre 2018 aveva chiesto agli ex consiglieri un risarcimento di 509.957,57 euro per una cospicua serie di spese, non consentite o non documentate, effettuate nel triennio 2010-2012.
La vicenda è nata da un controllo effettuato dalla Corte dei Conti per spese effettuate dai gruppi consiliari a Palazzo Campanella nel corso del triennio 2010-2012 nel corso del quale i giudici riscontrarono «una cospicua serie di spese non consentite o non documentate». Poi nel 2018 arrivò l’atto di citazione per i consiglieri regionali finiti nel mirino della Corte dei Conti ed infine la prima decisione che potrà essere impugnata da quanti sono risultati responsabili di danno erariale.
Escono dunque di scena invece i due consiglieri regionali Magarò e Parente. A quest’ultimo già nel 2015 aveva ottenuto l’annullamento del sequestro preventivo di oltre 14mila euro da parte del Tribunale di Riesame di Reggio Calabria. La corte aveva ritenuto giusta la tesi sostenuta dai suoi legali – Armando Veneto e Giacomo Maletta – che le spese da lui sostenute fossero conferenti all’esercizio dell’attività svolta in Consiglio. Anzi da quell’ordinanza emerse che Parente «ha sostenuto spese conferenti in misura superiore all’entità dei rimborsi ricevuti per una differenza di 9.560,85 euro». Dunque l’ex consigliere regionale avrebbe speso di tasca propria la differenza.

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