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Processo contro le cosche di Isola Capo Rizzuto, chiesti 18 anni per don Scordio

L’ex parroco è accusato di aver contribuito ad arricchire la bacinella del clan con i fondi delle Misericordie, di cui è considerato il gestore di fatto. La Dda di Catanzaro invoca 32 condanne e 7 …

Pubblicato il: 20/05/2020 – 18:32
Processo contro le cosche di Isola Capo Rizzuto, chiesti 18 anni per don Scordio

di Alessia Truzzolillo
CROTONE 
Diciotto anni di reclusione sono stati chiesti dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Domenico Guarascio nei confronti di don Edoardo Scordio, sacerdote accusato di associazione mafiosa e diversi episodi di malversazione ai danni dello Stato. Si è conclusa mercoledì la requisitoria del processo, con rito ordinario, istruito dalla distrettuale guidata da Nicola Gratteri contro la Locale ‘ndranghetista di Isola Capo Rizzuto. Don Scordio, che prima dell’arresto era parroco nella chiesa di Santa Maria Assunta (o ad Nives) di Isola è accusato – insieme al suo “figlioccio Leonardo Sacco (condannato in abbreviato a 17 anni e 4 mesi di reclusione) di essere il gestore di fatto della confraternita Misericordia della città crotonese. Il sostituto procuratore Domenico Guarascio ha posto l’accento sulla speculare posizione giudiziaria di Sacco (governatore della Misericordia) e don Scordio. “Impossibile e assurdo cercare di voler distinguere le due posizioni”, ha detto il pm.
Attraverso la Misericordia, ente gestore dei servizi resi al centro di accoglienza dei migranti di Sant’Anna, Scordio e Sacco avrebbero accumulato immense risorse distratte in favore della bacinella della cosca. Sarebbero circa 32 i milioni di euro distratti dal loro uso, ossia l’assistenza ai migranti, e finiti nelle tasche della cosca Arena grazie ai raggiri dei vertici della Misericordia. Tramite la confraternita Misericordia le cosche acquisivano il controllo delle forniture e dei servizi inerenti l’assistenza ai migranti ospitati nel centro di accoglienza. I capitali ricevuti dalla Prefettura di Crotone quale compenso delle forniture e dei servizi resi venivano sottratti alla loro destinazione attraverso di numerosi reati fiscali, di riciclaggio e di malversazione, orditi tramite imprese mantenute dagli stessi soggetti nel corso degli anni a prescindere dalle denominazioni commerciali via via succedutesi (ditte, insegne, vesti societarie e altro). Non è un caso che le pene più pesanti siano state chieste proprio per gli imputati legati alla vicenda della gestione del servizio mensa al Centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto: Domenico e Pasquale Poerio (chiesti rispettivamente 16 anni e 6 mesi e 15 anni), Aurora Cozza (14 anni), Maria Lanatà (14 anni).
LA LOCALE DI ISOLA Trentadue condanne e sei assoluzioni le richieste invocate, al termine di una requisitoria durata quasi cinque ore, dal magistrato contro una consorteria che aveva esteso tentacoli e potere in diversi settori economici della provincia di Crotone e nel territorio Catanzarese (in particolare a Roccelletta di Borgia dov’è attiva la cosca Catarisano). Dal controllo sui villaggi turistici, dove monopolizzavano, secondo l’accusa, le forniture di beni e servizi e decidendo anche nella selezione degli addetti ai lavori che vengono scelti fra persone indicate dai componenti della consorteria, la locale di Isola Capo Rizzuto, attraverso le famiglie Arena e Nicoscia, controllava il cuore del commercio e dell’impresa attraverso estorsioni, intimidazioni e spaccio di droga. Fra gli altri reati i componenti della consorteria trafficavano in reperti archeologici trafugandoli e organizzandone e la vendita nel mercato clandestino.
LE RICHIESTE DI CONDANNA Il pm Guarascio ha chiesto la condanna di Fabrizio Arena, 16 anni e 8 mesi di reclusione; Pasquale Attianese, 1 anni e 2 mesi; Francesco Cantore, 10 anni; Mario Cilberto 7 anni e 2 mesi di reclusione ed 2000 euro di multa; Salvatore Colacchio, 16 anni e 6 mesi di reclusione; Aurora Cozza, 14 anni; Luigi Gareri, 18 anni; Mario Gemelli, 2 anni; Vincenzo Godano, un anno e due mesi; Giovambattista Greco, 4 anni e 6 mesi; Pasquale Gualtieri, 4 anni e 6 mesi; Maria Lanatà, 14 anni; Michele Maiorino, 8 anni, 2 mesi e 2000 euro di multa; Giuseppe Mancuso, alias “Pepé”, 4 anni e 6 mesi; Antonio Manfredi,  alias “mussutu”, 21 anni; Pasquale Manfredi, 6 anni, 9 mesi e 3000 euro di multa; Luca Pietro Mercurio, “banana”, 6 anni e 30mila euro di multa; Tommaso Mercurio, 2 anni e 6 mesi; Beniamino Muto, 9 anni e 6 mesi; Carmela Nicastro, 4 anni e 3000 euro di multa; Caterina Perri, un anno e 6 mesi; Salvatore Pizzimenti, un anno, 6 mesi e 1000 euro di multa; Domenico Poerio, 16 anni e 6 mesi; Pasquale Poerio, 15 anni; Ercolino Raso, 12 anni e 6 mesi; Pietro Romeo, 10 anni; Lugi Rosario Sanzo, 6 anni e 30mila euro di multa; Antonio Saporito, 10 anni; Edoardo Scordio, 18 anni; Tiziana Sestito, 2 anni e 6 mesi; Giuseppe Tipaldi, 6 anni e 30mila euro di multa; Luigi Ventura, 4 anni.
Chiesta l’assoluzione per Vincenzo Corda, Raffaele Gualtieri, Domenico Guareri, Massimiliano Laforgia, Luigi Morrone, Santo Morrone. Unico ente comparso in aula come parti civilie, la Regione Calabria, ammessa con riserva. Infine hanno discusso le parti civili costituire fin dall’inizio del processo: l’avvocato Michele Gigliotti ha chiesto un risarcimento di 3 milioni di euro per l’imprenditore Antonio Frustaglia, ex presidente del consiglio comunale, 300mila euro per Libera e 40mila per l’Asgi. L’avvocato Frank Mario Santacroce ha chiesto 500mila euro per la confraternita nazionale della Misericordia. La prossima udienza con l’inizio delle discussioni da parte delle difese è stata fissata per il 23 maggio. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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