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Comune di Lamezia, i consiglieri corrono a pagare i debiti. Ma potrebbe non bastare

Dopo “l’esplosione” del caso, in tre starebbero provvedendo a saldare Imu, Tari e Tasi arretrati. In corso ancora le verifiche sulla Multiservizi mentre la vicenda potrebbe finire presto in Consiglio

Pubblicato il: 06/06/2020 – 16:10
Comune di Lamezia, i consiglieri corrono a pagare i debiti. Ma potrebbe non bastare

di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME
Una corsa contro il tempo per cercare di rimediare ed evitare, se possibile, ulteriori imbarazzi. Un’impresa per la verità non semplice, quasi impossibile, ma al Comune di Lamezia ci stanno provando comunque. Già perché dopo “l’esplosione” del caso legato alla possibile incompatibilità con il ruolo ricoperto da alcuni consiglieri comunali, così come aveva anticipato il Corriere della Calabria, fra le stanze di palazzo Madamme si sta studiando una strategia che possa permettere a tutti di uscirne nel migliore dei modi.
PRESUNTA INCOMPATIBILITÀ La vicenda è ormai nota: dopo un accesso agli atti presentata all’Ente per cercare di verificare la posizione debitoria di uno dei consiglieri eletti, sarebbero emerse ulteriori situazioni quanto meno dubbie e che riguardano altri componenti del Consiglio comunale. In mezzo il cambio di tre segretari generali e lo stop forzato degli uffici comunali, poi il “piano” per cercare una via di fuga rapida e indolore.
CORSA AI PAGAMENTI In questi giorni, infatti, almeno tre dei quattro consiglieri coinvolti si sarebbero già mossi per cercare di appianare, e in fretta, tutte le eventuali posizioni debitorie nei confronti del Comune lametino. Via dunque al pagamento di Tasi, Tari e Imu, alle rate insolute e in sospeso. Un altro consigliere, invece, avrebbe scelto la via della contestazione. Un tentativo, certo, ma non una soluzione definitiva. Già perché resta ancora tutta da verificare la situazione debitoria dei consiglieri nei confronti della Multiservizi, la municipalizzata dell’Ente lametino. In questi giorni, infatti, gli uffici stanno procedendo ai controlli che, in realtà, avrebbero dovuto fare nei mesi scorsi, ovvero molto prima della convalida degli eletti avvenuta a dicembre dello scorso anno.
POLVERE SOTTO AL TAPPETO Cinque mesi di silenzi e dubbi e ora il tentativo di nascondere la polvere sotto al tappeto. Perché se è vero che i consiglieri stanno ora provvedendo al pagamento dei tributi dovuti, è anche vero che nelle autocertificazioni presentate e controfirmate nessuno ne aveva fatto menzione ed è nel prefigurarsi di questa circostanza che lo scenario potrebbe cambiare. Ricordiamo, infatti, che l’articolo 75 del Testo Unico sostiene che «qualora dal controllo emerga la non veridicità del contenuto della dichiarazione, il dichiarante decade dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera». Facendo invece riferimento all’articolo 76 del Testo Unico in materia di documentazione amministrativa, «chiunque rilasci delle dichiarazioni mendaci, le quali presentino dei vizi documentabili e inequivocabili, è tenuto a rispondere per reato di falso. Le conseguenze, in questo caso, saranno di tipo civile e penale». L’esibizione di una dichiarazione mendace a pubblico ufficiale è sanzionata dall’articolo 483 del C. P. «con un periodo di reclusione da tre mesi fino a due anni mentre l’articolo 495 prevede una reclusione da uno a sei anni per chi dichiara il falso sull’identità, lo stato e le qualità in proprio possesso, o inerenti un’altra persona».
Una vera e propria bufera, dunque, che si sta consumando nel silenzio istituzionale e che potrebbe avere risvolti anche sulle strategie politiche interne alla maggioranza, tra chi vorrebbe portare la vicenda in Consiglio e chi, invece, le dimissioni dei soggetti coinvolti. Senza sottovalutare il peso della minoranza pronta, assicurano, a dare battaglia. (redazione@corrierecal.it)

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