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Ritorno in classe in Calabria. Resta il nodo delle distanze

La mancanza di strutture sufficienti a garantire adeguati spazi per studenti e docenti rendono il rientro a scuola problematico. Le regole imposte per evitare nuovi contagi evidenziano tutti i limi…

Pubblicato il: 19/08/2020 – 9:32
Ritorno in classe in Calabria. Resta il nodo delle distanze

di Roberto De Santo
CATANZARO Saranno sciolti oggi diversi nodi legati alla riapertura delle scuole. È fissato nel pomeriggio il vertice tra Cts, il Comitato tecnico scientifico, la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e il commissario Domenico Arcuri. Il punto centrale del nuovo vertice le regole da adottare per il rientro in classe degli studenti già fissato dal Governo dal 14 settembre in poi – in Calabria il 24 – e garantire la sicurezza di docenti, personale e soprattutto dei ragazzi. Il nodo resta quello della distanza tra i banchi che resta di un metro, ma che prevede una deroga “temporanea” per quegli istituti che non dovessero riuscire a garantire sufficienti aule per il normale avvio delle lezioni in presenza.
Ed è proprio questo aspetto che interessa in particolar modo alcune regioni come la Calabria. Sono in molti ad aver segnalato che la grave insufficienza di strutture e dunque di aule rende di fatto improponibile il ritorno in classe in presenza in diverse scuole calabresi. Per ovviare a questo problema da diverse settimane i massimi responsabili dell’organizzazione scolastica dei vari territorio calabresi hanno avviato una vera a propria caccia a nuovi spazi e a soluzioni alternative per consentire uno svolgimento delle lezioni “normali” e in sicurezza dal rischio di nuovi contagi. Una missione rivelatasi in molti casi impossibile data la scarsezza appunto di risorse e strutture sul territorio. L’edilizia scolastica in Calabria è da sempre uno dei talloni d’Achille della Regione. Sono tante le scuole – soprattutto gli istituti superiori – a trovare da anni “ospitalità” presso edifici privati in mancanza di strutture pubbliche, senza contare i tanti plessi compromessi da anni di incuria e resi di fatto parzialmente o totalmente inagibili per vetustà e rischi crolli.
In queste condizioni reperire spazi aggiuntivi per garantire lezioni in presenza adeguandosi alle nuove regole imposte dall’emergenza coronavirus diventa un vero e proprio rebus.
Da qui l’attesa dei provvedimenti che potrebbero emergere dal nuovo vertice romano per comprendere se ci siano o meno margini di correzione ad alcune norme già anticipate nelle scorse settimane. Resta il problema anche della dotazione dei banchi monoposto che dovrebbe garantire maggiore sicurezza per gli alunni. Il commissario Arcuri, calabrese d’origine, ha assicurato che i nuovi banchi arriveranno presto nelle scuole italiane. Anche se materialmente la consegna è prevista a scaglioni dalla fine di ottobre. Così il rischio che studenti e docenti debbano indossare le mascherine per tutta la durate delle lezioni è alta. Una soluzione che sopperirebbe – stando alle indicazioni del Cts – alla mancanza di distanziamento sociale in classe. Ma che sarebbe dovuta essere un’opzione estrema visto che comporta un impegno non sottovalutabile in termini di stress da parte di docenti e alunni, come denunciato da sindacati e rappresentati di studenti e genitori. Lo stesso coordinatore del Cts, Agostino Miozzo, ha evidenziato come questa strada sarebbe perseguibile solo per una o due settimane al massimo in assenza proprio dell’arrivo in classe dei banchi monoposto o di altre soluzioni per distanziare gli alunni. Ma che nella realtà si potrebbe trasformare, almeno in Calabria, in regola con tutti i disagi conseguenti. L’alternativa – da molti ventilata ma ancora sottovoce – è quella che nella nostra regione i ragazzi torneranno a seguire le lezioni a distanza. Con buona pace del ritorno alla normalità. (r.desanto@corrierecal.it)

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