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Alzheimer, a Lamezia la "maratona" a sostegno dei pazienti. Ma il laboratorio di ricerca è chiuso da due anni – VIDEO

Peggiora lo stato delle persone affette da patologie dementigene a causa del lockdown mentre la città lametina si avvia a diventare “amica” delle demenze. Amalia Bruni: «Dobbiamo riprenderci le gra…

Pubblicato il: 21/09/2020 – 20:41
Alzheimer, a Lamezia la "maratona" a sostegno dei pazienti. Ma il laboratorio di ricerca è chiuso da due anni – VIDEO

di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME
Il 60% dei pazienti è peggiorato dal punto di vista comportamentale, il 60% dal punto di vista cognitivo mentre nel 40% dei casi, a peggiorare notevolmente, sono state le capacità motorie. Questi i dati, impietosi e allarmanti, che riguardano i pazienti affetti da Alzheimer e patologie dementigene, tra quelli che, numeri alla mano, hanno subito maggiormente il gli effetti “devastanti” del lungo periodo di lockdown a causa della pandemia da coronavirus.
«I pazienti sono caduti in un baratro e riprendersi completamente sarà davvero difficile. Bisognerà dunque ridisegnare una serie di misure istituzionali e di assistenza». Non usa mezzi termini – come sua abitudine del resto – Amalia Bruni, presidente del Centro regionale di Neurogenetica e presidente eletto della Sindem (Associazione Autonoma Aderente alla SIN per le Demenze).
LA “MARATONA” E LAMEZIA CITTÀ AMICA DELLE DEMENZE L’occasione è stata la maratona “Cammina con noi”, organizzata sul lungomare di Lamezia Terme, e che ha visto la partecipazione di decine di pazienti e familiari, proprio in concomitanza con la “Giornata mondiale dell’Alzheimer 2020”. «Il significato è duplice – racconta Amalia Bruni al Corriere della Calabria – da un lato c’è il cammino che noi come medici, associazioni di volontariato, istituzioni, caregiver e familiari vogliamo fare insieme ai pazienti. La maratona è un po’ come la malattia che bisogna seguire e portare avanti con determinazione, impegno e anche il sorriso. L’altro aspetto è legato al senso fisico e come i pazienti possano stare bene all’aria aperta, di come l’attività fisica faccia loro bene e l’impatto del lockdown lo dimostra». Intanto la città di Lamezia, da sempre vicina al Centro e ai pazienti, si avvia sul percorso per diventare città amica delle demenze. «Come se mettessimo una cornice – dice la Bruni – attorno ad un quadro che è già abbondantemente dipinto».

L’IMPEGNO COSTANTE E LE DIFFICOLTÀ Un impegno profuso con dedizione e costanza, dunque, da associazioni e medici e lo status di eccellenza riconosciuto al Centro regionale di neurogenetica a Lamezia è forse l’esempio più tangibile, nonostante le difficoltà che comunque non sono riuscite a destabilizzare la tenacia e la fermezza di Amalia Bruni. L’ultimo episodio, solo in ordine di tempo, riguarda il DCA n. 62, firmato dai commissari della sanità calabrese Cotticelli e Crocco, con il quale l’Asp catanzarese aveva “aggiornato” la riorganizzazione della rete regionale dei laboratori pubblici e che prevedeva tra l’altro il trasferimento presso l’AO Mater Domini di Catanzaro del laboratorio di Neurogenetica (qui la notizia). «Il commissario del Mater Domini Zuccatelli – racconta ancora Amalia Bruni – ha però fatto presente che il percorso del centro deve essere globale e indirizzato verso la realizzazione dell’Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico ndr). Un cammino che spariamo di percorrere grazie anche al nuovo assetto politico delle Marche, con il quale la Regione Calabria dovrà dialogare per la realizzazione il tanto atteso “matrimonio” tra il Centro di neurogenetica e l’Inrca (Istituto nazionale ricovero e cura anziani ndr)».
IL LAVORO DELLA REGIONE CALABRIA La palla, dunque, passa alla Regione e alla governatrice Jole Santelli. Il primo passo concreto è stato compiuto proprio dal governo regionale con lo stanziamento di 500mila euro per finanziare il Centro regionale di Neurogenetica. Ma per Amalia Bruni potrebbe non essere sufficiente: «Il problema grosso è quello di riprenderci le grandissime professionalità del laboratorio di Biologia molecolare, fermo da due anni. Senza nulla togliere alla parte assistenziale, non va dimenticato che il Centro è nato per fare anche ricerca. E se non si potrà fare, Amalia Bruni non è disponibile a continuare a lavorare».

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