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Dal Sudamerica al porto di Gioia, come viaggia la cocaina delle cosche

A raccontarlo, ancora una volta, ci pensa la chiusura indagini di una inchiesta che la Dda guidata da Nicola Gratteri ha fatto notificare a 70 indagati, tra i quali emergono esponenti di vertice de…

Pubblicato il: 05/10/2020 – 18:48
Dal Sudamerica al porto di Gioia, come viaggia la cocaina delle cosche

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO Il potere delle cosche vibonesi nel mercato internazionale degli stupefacenti e la capacità di dialogare con i cartelli sudamericani è più volte emerso nelle indagini della Distrettuale antimafia di Catanzaro. A raccontarlo, ancora una volta, ci pensa la chiusura indagini di una inchiesta che la Dda guidata da Nicola Gratteri ha fatto notificare a 70 indagati, tra i quali emergono esponenti di vertice delle consorterie vibonesi.
Secondo l’indagine – vergata dai pm Antonio De Bernardo, Annamaria Frustaci e Pasquale Mandolfino – sotto l’egida della cosca Mancuso, le ‘ndrine acquistavano ingenti quantitativi di cocaina dalla Colombia, dal Brasile, dalla Bolivia o dall’Argentina per venderli su territorio nazionale.
I porti di riferimento nei quali recuperare la “bianca” erano quelli di Gioia Tauro, Bari e Livorno. Ad appoggiarsi alla cosca Mancuso nell’approvvigionamento della cocaina vi sono le cosche dei Piscopisani, le famiglie Accorinti di Zungri, i Grillo e Iannello di San Giovanni di Mileto, e anche le consorterie reggine come la cosca Bellocco di Rosarno, i Pelle, i Nirta, i Giorgi, e Giampaolo di San Luca, gli Ursino e Demasi di Gioiosa Ionica, e i Gallace di Gaurdavalle, nel Catanzarese. I reati contestati si sono svolti tra il 2009 e il 2011. La cocaina poteva essere inserita in listelli di legno che partivano in container dal porto di Assuncion in Paraguay e attraccavano a Gioia Tauro. Nel 2009 sono stati trasportati 350 chili di cocaina proveniente dalla Bolivia, in una container che trasportava lattine di palmito. Nel 2010 il container trasportava telai per macchinari agricoli.
I clan trovavano, sovente, “ospitalità” in capannoni messi a disposizione per un provvisorio stoccaggio della droga. Sono solo alcuni degli esempi sul trasporto della cocaina raccolti dall’inchiesta.
INDAGATI Nel registro degli indagati sono iscritti ACCORINTI Giuseppe Antonio; BARBIERI Francesco; BELLOCCO Rocco; BERARDINO Nunzia; FIALIA Giovanni; CAMPISI Antonio; CATALDO Nicolò; CORSINI Giuseppe; COSTANTINO Antonio; CRIACO Francesco; CRIACO Pasquale; CUTURELLO Roberto; CUTURELLO Salvatore; DANIELE Salvatore; DELLA ROCCA Antonio; DEMASI Giorgio; DEMASI Rocco; DROMMI Nicola Vittorio; FORTUNA Giuseppe; FRANZÈ Antonio; GALATI Giuseppe; GALATI Michele; GALIANO Giorgio; GASPARRO Domenico; GERACE Antonio; GIAMPAOLO Sebastiano; GIRASOLI Cataldo; GRILLO Antonio; GRILLO Francesco; GRILLO Giuseppe; IANNELLO Giuseppe; IANNELLO Italo; JIRITANO Rocco; LLAMAS ALVAREZ Jesus Carlos; LOCHEO DEL RIO Jose Benjamin; MALLARDI Nunzio; MALVASO Pasqualino; MANCUSO Antonio; MANCUSO Pantaleone (cl 08.61); MANCUSO Pantaleone (cl 09.61); MARTE Antonio; . MARTE Leonardo; MASCITELLl Bruno; MERCURI Angelo; MERCURI Annunziato; MILANO Biagio; MORENO Pastor Diego; NIRTA Giuseppe; PAOLI’ Filippo; PELANTIR Joao Francisco; PELLE Sebastiano; PUGLIESE Alessandro; PUGLIESE Giuseppe; PUGLIESE Vincenzo; RIITANO Francesco; RIZZO Nicola; SANSONE Ambrogio; SCALIA Antonio; SIMONELLI Giuseppe; STILO Francesco; TOPIA Giuseppe; URSINI Mario; VENTRICI Francesco; VILLA Eugenio Salvatore; VITA Massimo; VITALE Giuseppe; WANG Xuezhen; WEI Baolan; ZIPPILLI Claudio.

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