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Emergenza Covid negli uffici giudiziari, la lettera al ministro Bonafede

L’appello dell’Unione delle Camere Penali Italiane per il disinteresse del Governo verso gli avvocati: «Assistiamo da mesi ad uno spettacolo quotidiano indecoroso, che mortifica la dignità stessa d…

Pubblicato il: 19/10/2020 – 10:29
Emergenza Covid negli uffici giudiziari, la lettera al ministro Bonafede

CATANZARO «Abbiamo come tutti appreso da notizie di stampa del recente incontro che Ella ha avuto con i rappresentanti sindacali dei pubblici dipendenti del comparto Giustizia, nel corso del quale sarebbero state adottate o comunque concordate misure per organizzare e favorire lo smart working, nel caso di recrudescenza della epidemia Covid». Questo quanto scrive in una lettera indirizzata al ministro della Giustizia, Bonafede, l’Unione delle Camere Penali Italiane.
La lettera:
«Ferma restando ogni valutazione circa un accordo del quale non conosciamo l’esatto contenuto, dobbiamo rappresentarLe il disappunto dei penalisti italiani per il perdurante disinteresse verso la pur evidente necessità della adozione di un provvedimento normativo che dia finalmente copertura legale al deposito a mezzo pec degli atti processuali (impugnazioni, memorie, istanze, documenti) da parte degli avvocati difensori. Si tratta di una misura che tutti sentiremmo necessaria già a prescindere dalla emergenza sanitaria, per i benefici che essa comporterebbe, e che non mette conto nemmeno di dover illustrare attesa la loro ovvia evidenza. Ma il fatto che essa non venga adottata in tempi di pandemia dal Governo, con i caratteri della necessità ed urgenza che nessuno potrebbe seriamente confutare, appare a noi un segno inequivocabile di grave disattenzione nei confronti di chi, come noi avvocati, svolge la essenziale funzione di rappresentanza e di concreto esercizio del diritto di difesa dei cittadini.
Saremmo lieti di comprendere, Signor Ministro, per quale ragione la giusta attenzione alle esigenze di tutela della salute dei protagonisti della vita giudiziaria si concentri doverosamente sui pubblici dipendenti, ma non anche sugli avvocati, patrocinatori dei cittadini utenti della giustizia.
Assistiamo da mesi ad uno spettacolo quotidiano indecoroso, che mortifica la dignità stessa del nostro lavoro. Siamo per un verso, come è ovvio, costretti ad accedere alle cancellerie dei magistrati ed agli uffici giudiziari per depositare atti, prendere visione dei fascicoli, richiedere copie, interloquire con giudici e pubblici ministeri; ma al tempo stesso ci troviamo a farlo in una condizione inaccettabile, come fossimo fastidiosi intrusi che importunano il lavoro degli uffici, mettendo per di più a rischio -novelli untori- la salute dei padroni di casa.
Siamo costretti a districarci tra divieti, cancellerie chiuse senza spiegazioni, prenotazioni cervellotiche per l’accesso, file ed ore di attesa con relativi assembramenti, che ci espongono a rischi di contagio evidentemente -questi- privi di rilevanza e di allarme sociale.
Questo spettacolo -lo ripetiamo: indecoroso- può e deve essere in gran parte risolto adottando il Governo, con decreto-legge, un provvedimento normativo di copertura del deposito atti e della richiesta di copie la cui assoluta necessità ed urgenza non è più oltre rinviabile.
Chiediamo dunque di poterLa con urgenza incontrare per rappresentarLe, anche nel dettaglio, questa impellente esigenza della avvocatura penalistica italiana.
Confidando in un Suo cortese riscontro, cogliamo l’occasione per rivolgerLe i saluti più cordiali».

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