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Catanzaro, due detenuti scrivono al Dap e al garante

Dopo il trasferimento da Castrovillari in piena emergenza pandemica da due mesi si trovano in regime di isolamento. Chiedono di essere trasferiti o reinseriti nella vita sociale del carcere. Pronti…

Pubblicato il: 20/10/2020 – 17:56
Catanzaro, due detenuti scrivono al Dap e al garante

CATANZARO Si appellano alle ragioni di «carattere umanitario» Maurizio Tancredi e Vincenzo Di Martino che in una lettera inviata al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria della regione Calabria così come al garante dei detenuti lamentano delle condizioni di trattamento carcerario inasprito nonostante si tratti per entrambi di scontare un residuo di pena. Tancredi e Di Martino, come ricostruito dall’avvocato Riccardo Rosa nella lettera inviata agli organismi competenti,  sono stati trasferiti dalla casa circondariale di Castrovillari a quella di Catanzaro in piena emergenza di propagazione da Covid-19 per «sovraffollamento dell’istituto penitenziario» che si trova nella cittadina del Pollino. Un trasferimento che ha determinato un maggiore allontanamento dalla famiglia, considerato che «per ragioni legate alla distanza ed alla tenera età dei figli, non hanno avuto modo di svolgere i colloqui familiari». Per i due le cose però sono precipitate negli ultimi due mesi, perché dopo un primo periodo di inserimento positivo nell’istituto penitenziario di Catanzaro adesso, sottolinea l’avvocato, «a causa di alcuni rapporti a loro notificati da due mesi si trovano in un reparto dove di fatto è applicato un trattamento paragonabile all’isolamento». Il vivere in questo stato, lamentano i due detenuti affidandosi alle istanze del loro legale «comporta difficoltà nel ripristino della socialità con la popolazione carceraria, nonché vanifica ogni possibilità di reinserimento, a causa della esclusione dai progetti e percorsi di recupero oggi drasticamente compromessi». Aspetti da non tralasciare a cui si aggiungono anche «effetti dannosi per la salute la cui gravità aumenta con la durata e l’incertezza sulla durata del trattamento punitivo, da considerarsi a tutti gli effetti degradante». La situazione tiene in apprensione i due perché non sono stati fornite rassicurazioni circa la possibile data di rientro nella popolazione carceraria ne «rassicurazioni su un auspicato trasferimento degli stessi ad altra Casa Circondariale, nonostante i reiterati solleciti». Le soluzioni prospettate a questo punto si biforcano, da una parte c’è la speranza che entrambi possano essere trasferiti facendo venire meno il regime di isolamento, situazione equiparabile al reinserimento nei reparti comuni, oppure l’intera vicenda finirà a carte bollate con entrambi pronti ad adire l’autorità giudiziaria competente. (mi.pr.)

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