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«Dalla Calabria può partire la rivoluzione del Meridione federato»

«Il Sud può agire come soggetto omogeneo di quasi 20 milioni di abitanti ed essere protagonista dello scenario euromediterraneo». Ettore Jorio intervista l’ex ministro Claudio Signorile. Che lancia…

Pubblicato il: 03/11/2020 – 12:04
«Dalla Calabria può partire la rivoluzione del Meridione federato»

di Ettore Jorio
Claudio Signorile è stato ministro per gli interventi straordinari per il Mezzogiorno nei governi presieduti da Spadolini e Fanfani e dei trasporti con presidente del Consiglio Bettino Craxi. Quindi, è un politico di razza che di Meridione se ne intende. In quanto tale occorrerebbe che si spendesse concretamente per la causa del Sud. Al riguardo, da oltre un anno si è reso portatore di una idea interessante, individuando “il Meridione federato”, quale istituzione pattizia tra le diverse Regioni che lo compongono generativa di una istanza unica, espressione delle diverse pretese di finanziamento Ue. La strada giusta per farlo uscire dalle condizioni marginalità e di precarietà in cui si trova, senza toccare una virgola della Costituzione. A lui ho rivolto alcune domande ma soprattutto ho ritenuto di chiedere il suo contributo a fare sì che la Calabria costituisca il banco di prova della sua iniziativa, attesa che la stessa sarà chiamata di qui a non molto a celebrare le elezioni regionali.
Il 2020 sarà ricordato come l’anno – da una parte – terribile per l’epidemia in atto, che certamente durerà sino a quando non godremo tutti dei vaccini, e – dall’altra – come quello della maggiore sensibilità economico-finanziaria dell’Ue verso il Paese. Quali sono secondo lei le cose che occorrerebbero fare per tutelare il Mezzogiorno in questa ondata di quattrini che dovrebbe toccare il Paese?
«La domanda mi consente di chiarire un grande equivoco che vedo orientare gran parte della opinione pubblica. I finanziamenti previsti dal Recovery Fund (e non ancora consolidati), non sono una ondata generalista dalla quale attingere secondo convenienza. Come per gli altri fondi tematici e gli stessi fondi per le politiche di coesione, essi sono legati a progetti che debbono rispondere a precise condizioni e seguire un percorso progettuale e realizzativo ben definito, che ha bisogno di un forza di sostegno tecnica e politica capace di gestire la fase di aggiudicazione dei progetti e dei finanziamenti. Nel complessivo cambio di strategie della Unione europea, le indicazioni della commissione europea nella proposta del Recovery Fund danno chiaramente priorità al risanamento e al rilancio del Mezzogiorno, in un contesto di nuova attenzione per l’Europa mediterranea. 
Si chiedono interventi definitivi, strutturali, finalizzati ad una svolta di sviluppo che sia strategica: e si forniscono le risorse per realizzarli. Questa occasione non può essere affrontata da un Mezzogiorno diviso e disperso in piccole realtà, modesti progetti, mancanza di idee e prospettive; tutto ci porta a cercare di capire le opportunità economiche e culturali, i rischi sociali, le politiche legate alle nuove dimensioni dei mercati, i cambiamenti nei sistemi di produzione e nel mercato del lavoro, i nuovi equilibri militari di area. Per fare questo si deve sollecitare una nuova classe dirigente meridionale, giovane, consapevole, coraggiosa.
Occorre un Mezzogiorno unito, anzi Federato che possa agire come soggetto omogeneo di quasi 20 milioni di abitanti, con la massa critica, politica, economica, culturale, per essere protagonista del suo futuro nello Stato italiano e nello scenario euromediterraneo. Come ho titolato un mio recente libro: l’Italia è capovolta».
È noto in tutto il Mezzogiorno che la sua iniziativa, oltre che a godere di importanti consensi del nord, tra questi Beppe Sala e Pietro Bassetti, sta registrando il meritato successo di pubblico, proprio per questo motivo potrebbe riassumere le sue prerogative?
«Si deve dire con chiarezza che il Mezzogiorno federato deve nascere a costituzione invariata, federando non le istituzioni ma l’esercizio dei poteri che sono riservati alle regioni secondo il dettato dell’articolo 117 comma 3 e 4, della Costituzione,attraverso un procedimento pattizio.
 Si devono quindi federare le Regioni del Mezzogiorno nell’esercizio dei loro poteri, e unificando la programmazione e la gestione di almeno il 70% dei fondi comunitari e nazionali in una progettualità interregionale finalizzata: alle politiche di governo del territorio; all’armatura infrastrutturale materiale ed immateriale; alla medicina del territorio e alla sanità preventiva; alla formazione; alla ricerca; alla valorizzazione del patrimonio naturale artistico e culturale; alle politiche di sviluppo tecnologico e di servizi; alla eccellenza agroalimentare; a una politica attiva del lavoro. Ponendo come prioritaria la realizzazione del Ponte sullo stretto, atto di
riunificazione del Mezzogiorno, dell’Italia e della Europa in un grande sistema di sviluppo e di civiltà. 
Il nostro obiettivo deve essere quello di realizzare nel Mezzogiorno federato la grande piattaforma economica e logistica euro-Mediterraneo. Costruendo insieme la Agenzia federale delle regioni del sud, come struttura capace di programmare, progettare e gestire questa nuova protagonista della nostra storia».
Da quanto riferisce, il suo progetto – che non mi pare avere alcuna ragione ideologica – potrebbe divenire il primo punto fisso dei programmi politici di tutti coloro saranno i competitor nella prossima campagna elettorale che dovrà eleggere il successore della compianta Jole Santelli, con la quale mi pare lei avesse avuto già contatti?
«La morte della presidente Santelli mi impedisce, per correttezza, qualsiasi riferimento alle sue convinzioni su questo progetto politico. Che per sua natura è trasversale ed unificante; offre una piattaforma di riferimento a chi è impegnato nella politica e nei partiti. Ma anche a chi ne è fuori. Considero con interesse, ma anche con realismo, l’ipotesi di proporre il Mezzogiorno federato come un punto programmatico comune a tutti i competitor delle prossime elezioni regionali. Certo che è una questione alla quale non sarà facile sottrarsi, perché risponde a interessi autentici e indica una strada realistica e percorribile».
Per concludere, cosa intenderà fare nei prossimi mesi per fare sì che la sua iniziativa, indiscutibilmente affascinante come ratio e prospettive, riesca a correre?
«Preso atto della debolezza politica e progettuale dei partiti, si rende indispensabile costruire lo strumento attraverso il quale intervenire e incidere nelle scelte dell’istituzioni democratiche, e prima ancora, nel dibattito socioculturale; occorre dare vita ad un percorso costituente che metta al centro le ragioni dei cittadini, le esigenze dei territori e recuperi la partecipazione democratica. 
Una costituente per il Mezzogiorno federato va organizzata rispondendo ad alcuni requisiti essenziali:
– consentire alle nuove generazioni di poter essere interpreti delle scelte politiche e ambientaliste in relazione alle loro convinzioni, per non essere soppiantate da maggioranze abbagliate da campagne demagogiche di qualsiasi tipo;
– consentire al mondo della produzione, del lavoro, della cultura, delle arti e delle professioni, 
all’università e alla scuola, di dare alla costituente impulsi relativi alle grandi questioni riguardanti i diritti civili, l’organizzazione delle pubbliche amministrazioni e dei servizi relativi, la proposizione delle riforme, la regolamentazione del mercato;
– consentire al mondo associazionistico, legato sia agli interessi economici sia quelli culturali e del volontariato, di portare avanti le proprie iniziative suggerendo alla costituente le grandi battaglie di civiltà legate agli interessi sociali prevalenti, con particolare attenzione alle donne, ai settori più deboli, alle disabilità, agli anziani, e alla tutela dell’ambiente. I valori di solidarietà diventano dominanti, oggi;
– realizzare una grande mobilitazione contro la criminalità organizzata, attraverso una catena della solidarietà attiva che mette insieme diverse esperienze ma anche la forza della rete, nella quale dovrà accrescere la consapevolezza che i cittadini che vivono nella legalità nel mezzogiorno rappresentano una maggioranza schiacciante contro la quale la criminalità non può prevalere;
– tenere aperta la costituente alla partecipazione di tutti, senza avere pregiudizi per le propensioni ideologiche, le convinzioni religiose e le appartenenze ai partiti e dei singoli, della comune scelta di dare forza solamente a ciò che può essere utile al territorio ed al suo popolo.
– in questo lavoro di preparazione verso la costituente del Mezzogiorno federato, deve risultare con chiarezza la sua identità: difendere le autonomie per avvicinare le scelte della politica agli interessi reali delle popolazioni; pronti al confronto anche duro con il potere centrale, al quale si dovrà offrire il progetto di un Mezzogiorno federato, modernizzato e liberato da tutte le mafie, e per il quale si dovrà chiedere giustizia per il ritardo, gli abbandoni, le disparità, la mancanza degli investimenti adeguati, dall’unità ad oggi.
L’intenzione è di chiamare all’impegno il Mezzogiorno militante: quel popolo dell’Italia mediterranea che deve essere protagonista della sua rinascita; ed attraverso il Mezzogiorno federato contribuire, con le altre grandi Regioni e le città metropolitane a rifare il Paese».

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