di Gaetano Megna
CROTONE Mascherine per muratori distribuite al personale sanitario dell’ospedale di Crotone. Sono i dispositivi che la Protezione civile ha consegnato all’Azienda sanitaria provinciale pitagorica. Le mascherine costruite in Cina, portano la dicitura
non-medical kn95 proctive mask e anche
this product is a non-medical device (questo prodotto è un dispositivo non medico).
I sanitari di Crotone che, in queste ore, stanno combattendo la battaglia per salvare le persone affette dal contagio del Covid-19 non sono protetti da dispositivi che garantiscono la loro incolumità. Ovviamente la responsabilità non sono dell’Asp pitagorica, ma di chi fornisce i dispositivi (Protezione civile). Medici e infermieri si sono accorti di avere avuto consegnati dispositivi di sicurezza che utilizzano muratori e manovali di diversi settori lavorativi, ma hanno deciso di continuare la loro attività nei reparti dell’ospedale per non fare mancare, in questo delicato momento, la loro preziosa opera.
Secondo quanto è stato possibile apprendere le mascherine non mediche sono state fornite anche agli operatori del 118 che, in molti casi, sono i primi ad esporsi con i contagiati. Intanto la situazione del contagio nella provincia di Crotone galoppa ed è arrivata a 327 casi certificati con i tamponi molecolari. I dati forniti ieri parlano di altri 34 casi positivi. Questo avviene nonostante non si facciano molti tamponi.
La percentuale di positivi è elevata rispetto alla popolazione residente e ci sono situazioni molto serie quale quella di Petilia Policastro, dove ieri i contagiati registrati dall’Asp sono arrivati a 38. Il sindaco di Petilia Policastro, Amedeo Nicolazzi, punta il dito contro l’Azienda sanitaria perché sostiene di non essere stato messo nelle condizioni di intervenire per impedire a chi è positivo di uscire di casa.
Secondo Nicolazzi l’Azienda sanitaria, sino a ieri a tarda ora, aveva segnalato solo quattro casi positivi. Solo per quattro soggetti, quindi, era stata emanata l’ordinanza di quarantena da parte del sindaco. Nella provincia di Crotone si teme che i positivi possano essere molto di più, perché sono tantissimi i cittadini che hanno effettuato, a proprie spese, il tampone antigenico presso strutture private e il risultato è positivo.
Il vero problema è, quindi, riconducibile al numero di tamponi molecolari che gli uomini dell’Asp riescono ad effettuare. Ieri, per fare un esempio, ne sono stati fatti 123. Troppo pochi se si considera che la provincia pitagorica è composta da 27 Comuni, nella maggior parte dei quali è arrivato il contagio anche con numeri preoccupanti. L’Asp dal canto suo fa tutto il possibile per fronteggiare la situazione. L’ospedale di Crotone è stato organizzato per fare fronte anche ad un impatto più aggressivo del contagio. Ha già attivato 40 posti letto del reparto Covid e in aggiunta undici posti di sub intensivi più un posto di intensiva. Il problema sono i tamponi.
Per fronteggiare anche questa emergenza sono stati acquisti tamponi antigenici e proprio questa mattina 200 sono stati consegnati alle Usca per testare subito i contatti stretti di soggetti positivi.
LA PROTEZIONE CIVILE: «LE SOSTITUIREMO» Sulla questione delle mascherine, Fortunato Varone, direttore generale della Protezione civile regionale risponde che, «dopo aver appreso dal Corriere della Calabria di un disguido nella consegna di alcune mascherine destinate all’Asp di Crotone ho provveduto a contattare i responsabili aziendali, in particolare il direttore amministrativo Masciari, per verificare l’accaduto e procedere alla sostituzione dei dispositivi». Poi prova a ricostruire la catena delle responsabilità: «È opportuno evidenziare che le mascherine provengono direttamente dalla struttura commissariale nazionale ed esiste una precisa filiera nella distribuzione. Nel caso di specie il soggetto delegato sanitario ha inviato l’ordinativo alla Protezione Civile (fase 1) la quale ha consegnato all’Asp di Crotone i DPI (fase 2) che a loro volta sono stati depositati presso la competente farmacia territoriale (fase 3) che li ha assegnati agli operatori sanitari (fase 4). In presenza di un errore, lo stesso dovrebbe essere intercettato nelle diverse fasi sopra descritte, prima che i Dpi siano consegnati agli operatori sanitari e segnalato prontamente alla Protezione Civile che come di consueto interviene per porvi rimedio». (redazione@corrierecal.it)