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Perché il nuovo lockdown spaventa. E fa gola alla ‘ndrangheta

Commercio, alberghi, ristoranti e pizzerie le attività più a rischio. La mafia «benefattrice» punterà sui piccoli prestiti per mantenere il consenso e ha mire sulle imprese per riciclare denaro. Le…

Pubblicato il: 14/11/2020 – 7:20
Perché il nuovo lockdown spaventa. E fa gola alla ‘ndrangheta

di Pablo Petrasso
LAMEZIA TERME Il nuovo lockdown soft (ma non troppo), oltre ad aprire un dibattito sull’opportunità di “chiudere” la Calabria alla luce degli indicatori previsti dal ministero della Salute, ha aperto il fronte delle proteste per le conseguenze economiche del provvedimento. L’economia (già) stagnante della regione potrebbe ricevere un altro duro colpo dallo stop iniziato venerdì scorso e, accanto ai pensieri di chi si trova costretto ad aspettare i ristori del governo, aumentano le preoccupazioni per le infiltrazioni mafiose in un momento così delicato. Fenomeno già evidenziato, nei mesi della cosiddetta fase 1, in interventi allarmati da parte del ministro dell’Interno Lamorgese e di entrambi i procuratori delle Dda calabresi, Giovanni Bombardieri e Nicola Gratteri.

I prestiti e le mire sulle imprese

L’ultima relazione firmata dalla Dia lancia un allarme che è soprattutto sociale: «L’ancor più ridotta possibilità di disporre di liquidità finanziaria – spesso ottenuta anche attraverso il lavoro irregolare – potrà finire per compromettere l’azione di “contenimento sociale” che lo Stato, attraverso i propri presidi di assistenza, prevenzione e repressione ha finora, anche se con fatica, garantito. Alla fascia di una popolazione tendenzialmente indigente secondo i parametri Istat, se ne va ad aggiungere un’altra, che inizia a “percepire” lo stato di povertà cui sta andando incontro». Un grave pericolo: da un lato la Questione meridionale irrisolta (e «per decenni nemmeno seriamente affrontata»), dall’altro la possibilità per le organizzazioni criminali «di esacerbare gli animi, dall’altro di porsi come welfare alternativo, come valido ed utile mezzo di sostentamento e punto di riferimento sociale». Le manifestazioni viste in Calabria nei giorni scorsi sono state pacifiche. Il dato delle difficoltà economiche, però, si staglia sul panorama delle chiusure.
E la ‘ndrangheta, secondo tutti gli osservatori, è pronta ad approfittarne. Nel breve periodo, l’obiettivo è quello di «consolidare sul territorio il proprio consenso sociale, attraverso forme di assistenzialismo da capitalizzare nelle future competizioni elettorali». Come? «Attraverso l’elargizione di prestiti di denaro a titolari di attività commerciali di piccole-medie dimensioni, ossia a quel reticolo sociale e commerciale su cui si regge l’economia di molti centri urbani, con la prospettiva di fagocitare le imprese più deboli, facendole diventare strumento per riciclare e reimpiegare capitali illeciti». È esattamente il pericolo che si presenta con l’introduzione della “zona rossa”. Una sfida per lo Stato: arrivare a finanziare la sopravvivenza delle attività sane prima che finiscano per valutare le proposte “sporche” delle mafie.

La ‘ndrangheta benefattrice

Sono dinamiche che la Dia conosce bene e sa come prevenire. Serve «una strategia antimafia che tenga prioritariamente conto della necessità di non precludere o ritardare in alcun modo l’impiego delle ingenti risorse finanziarie che verranno stanziate». L’analisi approfondisce proprio il potenziale ruolo dei clan calabresi nei momenti più duri della crisi. La ‘ndrangheta, «nell’offrire sostegno economico a famiglie in difficoltà e proponendosi come benefattrice, potrebbe determinare una pericolosa dipendenza, da riscattare a tempo debito. Si pensi, ad esempio, ai lavoratori in nero o a quelli sottopagati che costituiranno un bacino di voti utili alle finalità delle consorterie criminali in occasione delle elezioni o a coloro che si troveranno costretti dalle cosche – pur di garantire un sostentamento alle proprie famiglie – a diventare custodi di una partita di armi o di droga, trasportatori o spacciatori».
Nel sottobosco del lavoro nero le cosche potrebbero trovare terreno fertile. Ma «il rischio è concreto anche in capo agli imprenditori in difficoltà, ancor più bisognosi di liquidità per mantenere viva l’azienda, per pagare i dipendenti, per far fronte ai debiti ed alle spese di gestione e per pagare le tasse. Su di loro incombe il pericolo dell’usura, dapprima – anche a tassi ridotti – finalizzata a garantire una qualche forma di sopravvivenza e, successivamente, sotto forma di pressione estorsiva, finalizzata all’espropriazione dell’attività».

I settori più a rischio

Per questo motivo, la Direzione investigativa antimafia “consiglia” di «mantenere alta l’attenzione settori che più di altri hanno sofferto l’immobilità commerciale e che nel recente passato sono risultati nelle mire della ‘ndrangheta. A cominciare dai commercianti al minuto, agli alberghi, ai ristoranti, alle pizzerie, alle attività estrattive, alla fabbricazione di profilati metallici, al commercio di autoveicoli, alle industrie manifatturiere, all’edilizia ed alle attività immobiliari, alle attività connesse al ciclo del cemento, alle attività di noleggio, alle agenzie di viaggio, alle attività riguardanti le lotterie, le scommesse e le case da gioco, settori in cui la ‘ndrangheta ha già dimostrato di avere un forte know-how e sui quali potrebbe ulteriormente consolidare la propria posizione».
La ‘ndrangheta, inoltre, «potrebbe interessarsi anche ai settori che non hanno subìto un congelamento operativo, ma che potrebbero essere investiti da una vigorosa domanda “di riflesso” alla ripresa degli altri segmenti». Alla ripartenza, i clan potrebbero puntare i fari sul «settore dei trasporti, la filiera agro-alimentare, l’industria sanitaria e al conseguente indotto. Altri ambiti d’interesse sui cui le cosche calabresi continueranno a lucrare sono i servizi di smaltimento dei rifiuti sanitari prodotti a seguito dell’emergenza, nonché i servizi funerari, messi a dura prova dall’elevato numero di decessi a causa del virus». Un modo per dire che l’attenzione dovrà rimanere alta anche quando inizierà la ripresa. Una prospettiva che, con il secondo lockdown appena iniziato, alla Calabria appare lontano. Commercianti e imprenditori dovranno, ora, pensare a sopravvivere. E a loro l’aiuto serve anche per non cadere nelle trappole della criminalità organizzata. (p.petrasso@corrierecal.it)

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