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«Check up Mezzogiorno: puntare sulle imprese del Sud»

di Giusy Raffaele

Pubblicato il: 22/12/2020 – 15:43
«Check up Mezzogiorno: puntare sulle imprese del Sud»

La fotografia che emerge dal rapporto sul Mezzogiorno elaborato da Confindustria e SRM (Centro studi collegato ad Intesa San Paolo) evidenzia un Indice Sintetico dell’Economia Meridionale che continua a scendere e registra, nel 2020, secondo le stime preliminari, un calo di oltre 40 punti rispetto all’anno precedente, il più basso registrato a partire dal 2007. Gli effetti recessivi della pandemia sul PIL nel 2020 si prevede che siano appena meno pronunciati nel Sud (-9%) rispetto al Centro-Nord (-9,8%), ma comunque consistenti; per il 2021 e 2022 la ripresa del Mezzogiorno si prospetta invece sensibilmente più debole (+1,2% e +1,4%) rispetto al Centro-Nord (+4,5% e +5,3%). Alcune variabili evidenziano però anche una capacità di “resilienza” dell’economia meridionale, sulla quale puntare la ripresa, accelerando l’impiego delle risorse UE già disponibili e di quelle programmate già dall’anno prossimo. Quindi un Sud che ha cercato di resistere all’impatto della pandemia e di sfruttare tutte le opportunità create dagli strumenti di sostegno adottati nel corso dell’anno in attesa di una nuova e più efficace politica per la ripresa.
Entrando nello specifico degli indicatori che compongono l’Indice Sintetico dell’Economia Meridionale (PIL, investimenti, export e occupazione) emerge una contrazione significativa, ad eccezione delle imprese attive, in moderata crescita netta. Pesa sul PIL soprattutto il calo dell’export del Mezzogiorno, che nei primi nove mesi del 2020 registra una diminuzione complessiva su base annua del 15,6% contro il -12,2 del nel Centro-Nord; più marcata nel settore manifatturiero (-14% contro -10,8%), dove calano soprattutto i settori coke e prodotti petroliferi raffinati (quasi il 40% del Sud, contro il -35,4% del Centro-Nord), tessile e abbigliamento (-31,3% e -20,7%), mentre si registra una crescita dei prodotti alimentari, quasi tutta concentrata al Sud (+7,2%). Le imprese attive evidenziano un leggero segnale positivo: nel terzo trimestre 2020 aumentano complessivamente di poco nel Mezzogiorno (0,7%, +12 mila imprese) anche sotto il profilo qualitativo (più società di capitali e meno società di persone e ditte individuali). Gli aumenti si concentrano quasi tutti nelle costruzioni (+1,9%), probabilmente per impulso delle misure del Governo sulle ristrutturazioni edilizie (il 110%) e l’aumento degli importi degli appalti pubblici (quasi 9 miliardi di euro nei primi 10 mesi del 2020, rispetto agli 8,4 miliardi dello stesso periodo del 2019); meno rilevante la crescita delle imprese di trasporto e logistica (+0,5%), indotta anche dagli effetti diretti e indiretti dell’emergenza sanitaria.
Preoccupante l’andamento dell’occupazione: la ripresa produttiva del terzo trimestre 2020 non è riuscita a compensare il calo rispetto allo stesso periodo del 2019, diffuso in tutta la Penisola ma particolarmente significativo al Sud (-2,2% ovvero 135 mila occupati in meno), con variazioni negative più consistenti in Calabria (-7,8%) e Sardegna (-7,5%). L’utilizzo della CIG in tutte le sue varie forme ha solo compresso la riduzione complessiva degli occupati nel Mezzogiorno, frutto di andamenti positivi e negativi nei macrosettori: un limitato arretramento nel settore primario (-1,4%) e più consistente in quello dei servizi (-3,5%), un marginale aumento in quello industriale in senso stretto (+1,2%) e in crescita nelle costruzioni (+6%). Il ricorso alle varie forme di sostegno al reddito da lavoro ha registrato nel Mezzogiorno un incremento esponenziale a partire da aprile 2020, infatti nei primi dieci mesi del 2020 è stato quasi 8 volte maggiore rispetto allo stesso periodo del 2019.Le misure adottate dal Governo hanno migliorato la liquidità, invertendo la tendenza regressiva in atto fino a dicembre 2019 degli impieghi creditizi, riportandoli a giugno 2020 ai livelli di un anno prima.
Sulle politiche di coesione, si registra un risultato positivo per quanto riguarda la certificazione della spesa dei Fondi strutturali, necessaria per evitare la perdita delle risorse impegnate. A ottobre, l’Italia ha certificato 16,3 miliardi, pari al 90% delle risorse da spendere; il Sud c’è andato vicino, certificando l’87% delle risorse dei POR.
Nel complesso positiva anche la riprogrammazione dei Fondi strutturali 2014-2020, che ha sfruttato importanti margini di flessibilità introdotti dalla Commissione Europea per il contrasto alla pandemia. La riallocazione delle risorse sui POR del Mezzogiorno non ha penalizzato gli interventi a sostegno delle imprese, mentre quella finalizzata a fronteggiare l’emergenza sanitaria è stata meno consistente nel Mezzogiorno.
Tuttavia, si può intervenire a breve ed in modo concreto sull’emergenza sanitaria, sui suoi effetti provocati dalla nuova fase pandemica e sul sostegno alla transizione delle imprese per una nuova politica di sviluppo del Mezzogiorno.
Secondo Vito Grassi, vicepresidente di Confindustria e presidente del Consiglio delle Rappresentanze Regionali e per le Politiche di Coesione Territoriale, le imprese meridionali hanno dimostrato una significativa capacità di reazione che ha cercato di sfruttare le pur limitate opportunità concesse dalla pandemia e dagli strumenti di sostegno;è quindi sulle imprese che si deve puntare, per migliorare le previsioni di una modesta crescita ed evitare un aumento del divario Sud-Nord per il 2021-2022, sfruttando al meglio le politiche di coesione e contare anche su nuovi fondi aggiuntivi già immediatamente disponibili, come quelli del React EU (Recovery Assistance for Cohesion and Territories of Europe), la cui efficacia dipende però da una strategia complessiva che sia realmente condivisa con le imprese, se si vuole realizzare una rapida ripresa e uno sviluppo di medio-lungo termine del Mezzogiorno e di tutto il Paese.

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