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LA CALABRIA CHE VERRÀ | Rio: «Un Recovery plan calabrese per ripartire»

La crisi economica innescata dalla diffusione del Coronavirus rischia di incrementare il divario tra la regione ed il resto del Paese. Il presidente di Demoskopika indica la strada per uscire dal t…

Pubblicato il: 26/12/2020 – 8:32
LA CALABRIA CHE VERRÀ | Rio: «Un Recovery plan calabrese per ripartire»

di Roberto De Santo
COSENZA Un governo regionale più consapevole, che definisca un Recovery plan con proposte concrete partendo da alcuni asset tematici: riorganizzazione dell’offerta sanitaria, politiche attive per il lavoro, rilancio del comparto turistico. E, ancora, valorizzazione degli enti locali, maggiore trasparenza sull’operato dell’attività di governo e più partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. Un processo possibile? «Assolutamente si, se i governanti non considerano il dato esclusivamente come participio passato del verbo “dare” ma, al contrario, quale prezioso strumento per programmare e assumere decisioni più consapevoli». Insomma, «la politica deve registrare un cambio di passo, in direzione di un nuovo e innovativo profilo di governante, il poli-tecnico». È la strada che l’economista Raffaele Rio, alla guida di Demoskopika, prestigioso istituto italiano di ricerche e professore a contratto all’Università del Sannio, indica per far uscire la Calabria dalle sabbie mobili della sua storica arretratezza e che la crisi economica innescata dalla diffusione dell’epidemia ha accentuato. Una ricetta per intercettare la ripresa già dal 2021. L’anno in cui la Calabria è chiamata nuovamente ad eleggere chi la guiderà nei prossimi anni.

Nella crisi economica complessiva che ha travolto l’Italia, esiste, a suo parere, qualche elemento che rende la Calabria più esposta agli effetti del Covid-19 rispetto al resto del Paese?
«Su tutte il differente livello di crescita della ricchezza. Provo a spiegarmi. Il sistema Italia cresce ad un ritmo almeno doppio di quello calabrese fiaccando gli anticorpi regionali di quest’ultimo nel fronteggiare eventi traumatici come nel caso della crisi innescata dalla pandemia. In particolare, la ricchezza regionale si caratterizza per incrementi significativamente minori a quelli italiani. Dall’analisi di lungo periodo, emerge, infatti, che tra il 2004 e il 2019 la ricchezza del territorio calabrese è cresciuta del 9,2% a fronte di un ben più rilevante 22,3% del dato complessivo nazionale. Ciò non può che ripercuotersi inevitabilmente su imprese e livelli occupazionali. Dalle nostre rilevazioni emerge che oltre 80mila imprenditori calabresi, poco più della metà delle imprese attive, hanno dichiarato una flessione dei ricavi tra il 30% e il 70% rispetto allo scorso anno. Basti pensare che nel solo comparto turistico calabrese, le nostre stime descrivono uno scenario con quasi 3mila imprese a rischio fallimento che brucerebbero oltre 9mila posti di lavoro».
E poi c’è stato anche un crollo generale del clima di fiducia?
«Purtroppo si, sia sul versante delle imprese che dei consumatori. Nel 2020, l’indice di fiducia degli imprenditori calabresi ha subìto un crollo verticale senza precedenti: 37,7 punti percentuali in meno rispetto al 2019, soprattutto per i settori delle costruzioni e dei servizi. Il secondo peggior risultato degli ultimi 14 anni. In caduta, inoltre, il reddito disponibile delle famiglie, che, secondo gli ultimi dati disponibili dell’Istat riferiti all’Italia, ha registrato una contrazione marcata del 5,8%, nel periodo aprile-giugno rispetto al trimestre precedente, riflettendosi sui consumi che sono crollati dell’11,5%».
Cosa si dovranno aspettare i calabresi da questo 2021?
«Il mio principale auspicio è che i calabresi possano poter contare su un governo regionale che abbia idee, programmi e proposte chiare con alla guida profili politici non condizionati dalla sindrome autoreferenziale di Grimilde, la strega di Biancaneve, e maggiormente avvezzi ad affrontare concretamente il vissuto quotidiano delle persone. A me piace definirli poli-tecnici. Si tratta di un profilo che si approccia al governo delle istituzioni in modo innovativo: programmare consapevolmente, attuare azioni realmente percorribili e essere in grado di condividerle periodicamente con i portatori d’interesse. Una figura nuova, quindi, contraddistinta dall’assenza dell’inconcludente linguaggio del politichese o, al contrario, dal troppo tecnicismo, caratteristiche che tendono ad aumentare la distanza tra governanti e collettività. Insomma, una virtuosa via di mezzo, il poli-tecnico per l’appunto».

Su cosa si dovrà puntare per ripartire rapidamente?
«Partirei dalla costruzione di un Piano Strategico Integrato per la ripresa economica e sociale della Calabria. In altri termini, un documento, intriso di consapevolezza, che individui temi, proposte, risorse, tempi e misurazione dei risultati. Una sorta di Recovery Plan calabrese che rassicuri i cittadini sul fatto che esiste un governo regionale che sta consapevolmente affrontando il tema della ripresa e del futuro della Calabria. I temi da affrontare a gamba tesa? Riorganizzazione dell’offerta sanitaria, politiche attive per il lavoro, rilancio del comparto turistico. E, ancora, valorizzazione degli enti locali, maggiore trasparenza sull’operato dell’attività di governo e più partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica».
C’è un’attesa notevole sulle risorse del Recovery Fund, è giustificata?
«Più che giustificata direi, visto il castelletto delle risorse finanziarie da programmare. Anzi, a mio parere, il sistema politico e istituzionale calabrese ne sta parlando poco, forse attratto più dalle sirene della prossima competizione elettorale. Nel complesso, infatti, l’Italia potrà contare su 209 miliardi per il periodo 2021-2023 ripartiti in 81,4 miliardi in sussidi e 127,4 miliardi in prestiti per fronteggiare la crisi innescata dall’emergenza sanitaria e finanziare la ripresa del sistema economico. Ad oggi, il problema centrale è legato alla poca conoscenza della ripartizione delle risorse e del programma di investimenti che dovrebbero interessare il sistema economico e sociale calabresi. Quante risorse spetteranno alla Calabria? È vero che tra criteri adottati e missioni su cui investire c’è stato poco confronto tra il Governo centrale e le istituzioni regionali? Sarebbe un fatto gravissimo dalle conseguenze catastrofiche perché, ad esempio, si potrebbe decidere di destinare risorse alla Calabria in alcuni settori che potrebbero risultare meno prioritari rispetto ad altri. Penso alla sanità, al turismo, ai rifiuti tanto per citarne alcuni».

Ma la Calabria nelle varie programmazioni non ha brillato per velocità e corretto utilizzo dei fondi europei. Cosa occorrerebbe fare per superare queste deficienze?
«Questo è vero solo parzialmente. Se dovessi prendere a prestito un’espressione di Marco Esposito, direi che ci troviamo difronte ad una Fake Sud, anche se a metà. La Regione Calabria, negli anni, ha quasi sempre raggiunto i target previsti dall’Europa. Il problema è che lo ha fatto facendo spesso ricorso all’utilizzo dei cosiddetti progetti sponda o retrospettivi che se, da un lato, abbattono il rischio di disimpegno (perdita) automatico delle risorse dall’altro, non rappresentano alcun innesto di spesa reale a beneficio del sistema economico e sociale calabrese. La vera sfida sarà attrezzarsi, in tempi utili, al nuovo ciclo di programmazione 2021/2027. Ad oggi, la Regione Calabria si è dotata di un Documento di indirizzo strategico regionale quale perimetro programmatico per le risorse nel prossimo settennio. Buon inizio ma ancora insufficiente nei tempi e nella costruzione della cantierabilità degli obiettivi da mettere in campo».
Nel 2021 si tornerà anche ai seggi. Il sentiment dei calabresi nei confronti della politica non è certo positivo. Come recuperare credibilità?
«Nel 2019, oltre 1,1 milioni di calabresi di 14 anni e più (ben il 66% della popolazione regionale over 13) hanno dichiarato di non essere assolutamente interessato alla politica. Addirittura soltanto il 6,5 per cento, inoltre, ha partecipato attivamente alle attività dei partiti e delle organizzazioni politiche. La parola d’ordine per recuperare credibilità è consapevolezza. Si dovrebbe votare, anche se ancora non è certo, il prossimo 14 febbraio per il rinnovo del Consiglio regionale della Calabria e per scegliere il presidente che, con la sua squadra, governerà il destino dei calabresi per i prossimi anni. Non sarebbe più utile che i cittadini avessero la possibilità di poter decidere chi guiderà nei prossimi anni la Calabria sulla base del livello di realizzabilità delle proposte politiche? Il vantaggio? Che le proposte cantierabili e chiare sarebbero più facilmente valutabili dagli elettori prima del voto, mentre i programmi che suggeriscono molte enunciazioni sono più complicati da esaminare. Lo svantaggio per chi dovrebbe proporle? Che dovrebbe cimentarsi consapevolmente con la realtà regionale e assumere decisioni conseguenziali. Un processo che quasi nessun candidato ama fare in campagna elettorale per il rischio di perdere quote di consenso elettorale. E, allora che si fa? Si sposta tutta l’attenzione sui candidati». (r.desanto@corrierecal.it)

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